In campagna elettorale leccesso di polemica può indurre ad assumere posizioni avventate. Poi sta alla saggezza di chi vince gestirle in modo da ricondurle a ragionevolezza o, almeno, di contenere il danno della loro avventatezza.
Ma non sembra essere questo il caso di Berlusconi sulla questione Alitalia. Anzi, è preoccupante la circostanza che il leader del centro-destra abbia fatto della promessa cordata alternativa ad Air France-Klm un punto donore. Preoccupa per il fatto che la ipotizzata cordata non ha e non può avere alcun presupposto economico, per cui se si farà e probabilmente si farà in virtù dellautorità e dei poteri che si accinge ad assumere dopo la vittoria elettorale imporrà un prezzo assai elevato al paese, alla sua reputazione.
Corre, naturalmente, il dovere di spiegare questa affermazione. Contrariamente al caso della Parmalat, impropriamente evocato, la crisi dellAlitalia non è solo finanziaria, ma anche e soprattutto industriale. Infatti, la compagnia aerea non ha solo una situazione patrimoniale fallimentare, ma anche e soprattutto una condizione industriale devastata da costi esorbitanti, da una rete incoerente, da quote di mercato in continua caduta e ulteriormente erose dalle incertezze degli ultimi mesi. Il problema della sua sopravvivenza è, quindi, duplice: occorrono in primo luogo consistenti apporti finanziari, ma questi possono essere ipotizzati solo sulla base di una prospettiva nella quale lAlitalia possa recuperare efficienza economica e commerciale.
Detto questo, quel che sta venendo fuori da credibili fonti berlusconiane è, come abbiamo detto, preoccupante per tre ordini di motivi.
Intanto per un problema di metodo. Indotta Air France a rinunciare (non si può trattare quando il futuro premier manifesta ostilità, quando tesse, come con Putin, trame alternative basate più sulle relazioni politiche che su argomentazioni economiche e industriali, e quando, prospettando alternative più convenienti, induce i sindacati a irrigidirsi), Berlusconi tenta di aggregare finanziatori prima di una qualsiasi prospettiva industriale, ossia prima di trovare un partner; e non uno qualsiasi, ma uno che già possieda una rete nella quale Alitalia possa sinergicamente integrarsi. Siccome questo partner non cè, e siccome nessuno mette del suo praticamente al buio, dopo il finanziamento pubblico per 300 milioni fatto concedere al governo in scadenza, quel che Berlusconi delinea è un massiccio intervento delle aziende controllate dal ministero dellEconomia (Eni, Fintecna, Finmeccanica, e persino la Cassa Depositi e Prestiti).
Società ed enti e siamo al secondo ordine di preoccupazione con scopi statutari che nulla hanno a che fare con la gestione del trasporto aereo e, dunque, con consigli di amministrazione che dovrebbero assumersi una responsabilità non piccola nel destinare risorse a impieghi tanto lontani dai loro core-business e tanto aleatori. Se a tutto questo che non è poco aggiungiamo che Berlusconi ha già parlato di esuberi consistenti (probabilmente più di quelli previsti dal piano Air France-Klm dato che il vettore franco-olandese era in grado di riciclarne una parte al proprio interno) da sistemare a carico dello Stato, il conto finale che dovrà essere saldato con risorse pubbliche non potrà essere che rilevante.
Terzo ordine di preoccupazioni. Alcune delle aziende a controllo pubblico che Berlusconi intende far intervenire per capitalizzare Alitalia sono quotate in borsa e contano rilevanti partecipazioni estere. Dimostrare che il controllo pubblico non esita a utilizzarle per operazioni meramente politiche e comunque estranee alla loro specifica attività non concorre certo ad accreditare loro stesse e, più in generale, gli investimenti in Italia presso il sistema finanziario internazionale.
Forse Berlusconi riuscirà a dimostrare che esisteva una alternativa ad Air France, ma al prezzo di far tornare lItalia al soccorso pubblico delle aziende dissestate con pratiche, e conseguenze finanziarie, non dissimili da quelle delle più dissestate partecipazioni statali al tempo, certo non rimpianto, della prima Repubblica.