Tra gli stelliniani di successo anche il geologo Egidio Feruglio

Ho appreso dal giornale di mercoledì 19 marzo la notizia della preparazione di un prossimo libro sui duecento anni del liceo Stellini di Udine. L'articolo spaziava illustrando succintamente alcune frasi storiche e di cronaca scolastica della ricerca. Nella parte alta della pagina c'erano le foto dei cinque 'personaggi" stelliniani più noti. Tenendo a cuore diversi interessi culturali e storici sul conto di questo benemerito istituto, mi preoccupo fortemente del risultato. Alcune avvisaglie negative su precedenti pubblicazioni riferite su questo tema, ricche di gravi manchevolezze e madornali errori, mi spingono a fare alcune precisazioni sul conto di uno tra i più prestigiosi e illustri ex stelliniani, qui nemmeno citato: Egidio Stefano Feruglio ( nella foto). Laureatosi a Firenze, assieme ad Ardito Desio nel 1920, fu prima assistente alla stazione chimica-agraria di Udine poi ricercatore scientifico all'università di Cagliari. Dal 1925 al 1928 geologo nella direzione dei giacimenti petroliferi demaniali dell'Argentina, nel 1929 conseguì la libera docenza all'università di Bologna e quindi fu nuovamente in Argentina a capo di commissioni geologiche e topografiche di quel governo. Nuovamente in Italia, dal 1932 al '33, non potè occupare la cattedra di geologia dell'università di Torino per non aver voluto aderire al partito fascista. Cosa che invece fece Ardito Desio (in foto sul giornale) ricevendo l'incarico universitario a Milano. Emigrò nuovamente nell'America meridionale, su invito di quel governo, per campagne di esplorazione e ricerca nella Patagonia e nella Terra del fuoco. Nel 1940 Egidio Feruglio si trova docente nell'università di Cuyo, in Mendoza e, per incarico di quel governo, fonda l'istituto del petrolio, curando l'organizzazione e tenendo la direzione unitamente all'insegnamento. Finita la guerra torna in Italia nel 1948 per occupare prima la cattedra di geologia a Torino e successivamente quella di geologia e paleontologia di Roma.
Nacque a Feletto Umberto (allora Comune) il 1º settembre 1897, morì a Udine (non a Roma come riportano tutte le enciclopedie) all'età di 56 anni e dieci mesi, il 14 luglio 1954. Ora la sua salma riposa nel cimitero di Feletto Umberto, assieme a quelle della moglie Aurelia Magrini e del figlio Arturo, morto a sedici anni per un banale intervento di appendicite.
Walter Ceschia
Tavagnacco