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Dal 16 comincia la corsa al posto di Montezemolo

ROMA. Si alzerà ufficialmente il 16 gennaio il sipario sulla corsa alla presidenza di Confindustria che Luca di Montezemolo lascerà libera a fine maggio. Per quelle data, secondo quanto risulta all’Ansa, è stato fissato l’atteso appuntamento tra i sei past president (Vittorio Merloni, Luigi Lucchini, Sergio Pininfarina, Luigi Abete, Giorgio Fossa e Antonio D’Amato) e l’attuale presidente in carica per avviare le procedure di elezione. L’indomani, 17 gennaio, è in calendario la giunta di Confindustria che dovrà scegliere la terna di “saggi” che dovrà gestire in prima persona la campagna elettorale; il 13 marzo toccherà poi a una nuova riunione di giunta indicare il presidente designato che si insedierà ufficialmente giovedì 22 maggio, in occasione dell’assemblea annuale.
LA PROCEDURA. Spetterà agli ex presidenti, di concerto con Montezemolo, nella cena organizzata a via Veneto la sera del 16 gennaio, indicare una rosa di nove nomi da cui poi la Giunta sceglierà i tre saggi incaricati di sondare le federazioni regionali e le associazioni di categoria per ufficializzare le candidature vere e proprie che saranno votate dal Direttivo del 12 marzo. Per poter correre ogni candidato dovrà avere dalla sua almeno il l5% delle preferenze dell’assemblea (163 votanti). Se fino all’elezione di Giorgio Fossa (1996-2000) i saggi certificavano, di fatto, scelte spesso decise a monte dai grandi capitani d’industria (la Fiat in testa anche in qualità di primo contribuente, con in mano il controllo di numerose organizzazioni territoriali) e le sorprese non erano certo all’ ordine del giorno, l’elezione di D’Amato ha rotto questi equilibri e la riforma dello statuto ha sancito l’avvio di un nuovo corso dove pesano di più il ruolo delle Pmi e gli equilibri politici, in un anno caratterizzato da scadenze elettorali, dove si dovrà tenere conto di chi governa, ma anche di chi potrebbe governare.
I NOMI. Rispetto alle precedenti kermesse elettorali, il prossimo presidente di Confindustria potrebbe essere scelto stavolta senza la tradizionale sfida (Fossa-Moratti-Fumagalli nel 1996, D’Amato-Callieri nel 2000, Montezemolo-Tognana nel 2004) che ha caratterizzato i precedenti quadrienni. Chiamatisi fuori via via alcuni possibili pretendenti (Giancarlo Cerutti, Andrea Moltrasio, Alberto Bombassei), sulla carta allo stato resta un unico candidato: Emma Marcegaglia, il cui nome è stato caldeggiato da più parti (Veneto e Piccola industria in testa) e che ha tra i suoi sponsor anche un “padre nobile” dell’industria italiana come Vittorio Merloni. Se le premesse saranno confermate si vedrà dunque la prima donna alla guida degli industriali italiani, rompendo anche il tradizionale e storico monopolio maschilista, sulla falsariga di quanto già avvenuto in seno alla Confindustria francese, il Medef, oggi guidato da Laurence Parisot. Sulla strada in discesa dell’imprenditrice siderurgica (ad di un gruppo che fattura 4 miliardi e già presidente dei Giovani negli anni ’90) tutti sono ormai quasi pronti a scommettere e anche Assolombarda, la potentissima territoriale di Confindustria guidata da Diana Bracco (nel cda della cui azienda farmaceutica siede la stessa Marcegaglia), sarebbe pronta a sostenerla.
Dal 16 gennaio toccherà dunque agli alleati e agli sponsor in campo cercare di coagulare più consensi possibili. Si parte dal 15%, il quorum che dà diritto di arrivare fino in fondo alla contesa: chiunque riuscirà a mettere in cascina almeno 25 voti avrà diritto di andare alla conta finale. Il compito spetterà ai tre saggi (nell’elezione di Montezemolo furono Ernesto Illy, Luigi Attanasio e Antonio Bulgheroni) che dovranno definire il calendario e organizzare le consultazioni sul territorio: avranno 4-5 settimane di tempo per verificare numeri e alleanze.