Tra i nidi degli antichi coccodrilli della Val Dogna

Nel 2003 alcuni ricercatori dell'Università di Padova hanno scoperto una dozzina di strane depressioni circolari conservate sulla superficie di uno strato roccioso lungo la Val Dogna che risale all'intervallo geologico chiamato Triassico superiore, circa 220 milioni di anni fa. Le depressioni hanno un diametro di 100-160 cm, una profondità di 5-20 cm e sono circondate da un bordo rilevato di sedimento fangoso pietrificato.BRAnche se al loro interno non sono conservati resti di uova, in base al confronto con strutture simili rinvenute in Nord e Sud America sono state identificate come nidi di rettili estinti. Nella stessa zona, sulla superficie di uno strato di roccia posizionato stratigraficamente solo un metro più in alto, nel 1994 erano state scoperte e studiate dal Museo friulano di Storia naturale di Udine alcune piste fossili di un animale quadrupede lungo circa 2 metri e simile a un coccodrillo, probabilmente un etosauro.BRSecondo i paleontologi e geologi dell'Università di Padova (Paolo Mietto, Daniele Piubelli, Nereo Preto e Manuel Rigo), del Cnr di Padova (Guido Roghi), del Museo tridentino di Scienze naturali (Marco Avanzini) e del Museo friulano di Storia naturale (Fabio M. Dalla Vecchia) che hanno studiato i reperti, l'autore dei nidi è probabilmente lo stesso che ha impresso le orme. A sostegno di tale ipotesi – oltre alla coincidenza spazio/temporale – sono le dimensioni dei nidi che corrispondono bene con quelle degli autori delle orme.BRÈ la prima volta che viene scoperto un sito di nidificazione di questi animali estinti e la cosa straordinaria è che le modalità di costruzione dei nidi sono molto più sofisticate di quanto si osserva nei coccodrilli attuali.BRI rettili della Val Dogna, infatti, producevano una depressione a catino aperta e orlata come quella che costruiscono alcuni uccelli attuali (struzzi e fenicotteri, per esempio). Questo comportamento, complesso e connesso alla cura della prole, era ritenuto finora una caratteristica dei dinosauri (gli uccelli sono attualmente considerati un gruppo specializzato di dinosauri teropodi), osservata in Troodon del Nord America, vissuto 70 milioni di anni fa e quindi ben 150 milioni di anni dopo i nidi di Dogna.BRPer deporre le uova, i coccodrilli attuali scavano una semplice buca nella sabbia che poi ricoprono dopo la deposizione (coccodrilli in senso stretto, gaviali), oppure costruiscono montagnole di detriti vegetali che contengono le uova al proprio interno (alligatori, caimani). Sorprendentemente, quindi, le abitudini riproduttive di alcuni rettili Crurotarsi triassici erano più sofisticate di quelle dei loro parenti attualmente viventi.BRLo studio dei nidi fossili friulani ha conquistato la copertina del numero di settembre della prestigiosa rivista scientifica internazionale /I/BBPalaios e ne sarà data notizia nel numero di settembre della rivista /I/BBLe scienze/I/B.BRCome si diceva, i nidi consistono in ampie depressioni, rotondeggianti, larghe circa 1-1,5 metri. Il perimetro è definito da una ciambella di fango alta fino a 20 cm, costruita dall'animale sospingendo verso l'esterno, probabilmente con le zampe, il materiale di scavo. Per questo motivo il bordo non è perfettamente regolare, ma costituito di più strati di sedimento scavato in tempi diversi. La parte centrale delle depressioni conserva sul fondo tracce di materiale di origine vegetale; probabilmente si tratta dei resti di piante o alghe che le femmine ponevano nel nido per tenere calde le uova con il calore sviluppato dalla fermentazione. I nidi si trovano l'uno vicino all'altro e sono grossomodo equidistanti: tra un nido e l'altro lo spazio libero è di circa un metro. Anche questo è un dato importante in quanto documenta un comportamento sociale. Non si tratta quindi di nidi isolati, ma di un vero e proprio sito di nidificazione.BRI coccodrilli e gli uccelli sono gli unici rappresentanti viventi di un gruppo di rettili – gli Arcosauri – che ebbero un successo evolutivo straordinario durante l'era Mesozoica, tra i 250 e i 65 milioni di anni fa. I due rami evolutivi principali degli Arcosauri sono proprio quelli che hanno portato alle forme attuali. Il ramo degli Ornitodiri ha visto il grande sviluppo dei Dinosauri, dei quali gli uccelli sono gli unici sopravvissuti.BRIl ramo evolutivo che ha prodotto i coccodrilli attuali include tutta una serie di animali vissuti durante il Triassico tra i 240 e i 200 milioni di anni fa, che sono completamente estinti. Si tratta dei fitosauri, predatori dall'aspetto superficialmente simile a quello dei coccodrilli, degli etosauri, vegetariani dal corpo corazzato, e dei rauisuchi, feroci e agili predatori terrestri. Questi animali, insieme ai coccodrillomorfi, formano il gruppo dei Crurotarsi. Le prime specie riconducibili ai coccodrilli attuali risalgono a circa 200 milioni di anni fa.BRGli Etosauri, i probabili autori dei nidi della Val Dogna, erano quadrupedi come i coccodrilli attuali, ma, a differenza di questi, avevano zampe disposte quasi verticalmente sotto il corpo, quindi la loro deambulazione era meno goffa. Il tallone non era ancora del tutto sviluppato e il fulcro, per il sistema di leve che permetteva loro di innalzare la zampa posteriore dal suolo, era costituito dal quinto osso metatarsale e dal quinto dito, disposto lateralmente. Si trattava di pacifici vegetariani che convissero con i primi dinosauri.BRDall'analisi delle piste è risultato evidente come i rettili della Val Dogna fossero rettili lunghi circa due metri, dal corpo basso e largo che non strisciava al suolo con la pancia e la coda come facevano altri rettili più primitivi, ma si muovevano invece in modo piuttosto efficiente tenendo le zampe orientate in avanti. Le zampe posteriori erano allungate, avevano cinque dita e lasciavano un'impronta lunga una ventina di centimetri, decisamente più grande di quella subcircolare della zampa anteriore.BRPer deporre le uova questi animali si riunirono in un luogo riparato, ai margini di una vasta laguna dalle rive ricoperte di vegetazione, non molto lontano dal mare aperto che si trovava a est.BRLa zona di Dogna è già nota in campo paleontologico per avere fornito i resti scheletrici – leggermente più antichi dei nidi e altrettanto unici al mondo – di altri grandi rettili estinti. Si tratta del placodonte Protenodontosaurus italicus (che viveva in mare ed era vagamente simile a una tartaruga) e del Bobosaurus forojuliensis, un predatore marino lungo circa tre metri e possibile antenato dei plesiosauri giurassici.BR