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Giustizia, Di Pietro attacca Mastella

ROMA. Il Senato ha respinto le pregiudiziali dell’opposizione contro la riforma della giustizia varata dalla Camera e approvata in commissione a palazzo Madama.
Ora, c’è il via libera al dibattito che si propone di cancellare, entro il 31 luglio, la legge dell’ex ministro leghista Roberto Castelli, votata dal centrodestra nella scorsa legislatura e giudicata punitiva dai magistrati.
La giornata ha avuto solo in serata segnali distensivi nella maggioranza, dopo ripetute impennate polemiche tra il guardasigilli Clemente Mastella e il ministro Antonio Di Pietro, le cui accuse di "inciucio" sono state respinte con sdegno anche dal senatore dell’Ulivo Gerardo D’Ambrosio, che per anni ha ricoperto a Milano la carica di procuratore capo.
Davanti alle obiezioni di Di Pietro, Mastella ha sostenuto con vigore il testo della commissione, replicando all’ex pubblico ministero, ora ministro: «Non resto al ministero a tutti i costi, ma oggi non cambio idea». In commissione - dice Mastella - non c’è stato alcun "inciucio", ma un compromesso, con voto contrario dell’opposizione e una dialettica positiva tra governo e maggioranza. Quanto alla protesta dei magistrati - che in serata hanno lasciato il posto a un maggiore realismo politico - non si tratta di una polemica contro il ministro, ma verso un testo approvato da tutta la maggioranza.
Mastella si è levato lo sfizio di ricordare che i numeri di palazzo Madama sono precari, anche per la defezione di un senatore, De Gregorio, che era stato eletto dal partito di Antonio Di Pietro.
Dal clamore che ha segnato la giornata del ministro delle Infrastrutture di Pietro, fino a una lettera a Romano Prodi, si ricavano i "tre nodi" della sua protesta e delle proposte di modifica, che non erano state fatte in commissione: una separazione delle carriere "dissimulata"; il ruolo degli organi di autogoverno dei magistrati; il fatto che gli avvocati del consiglio giudiziario possano esprimersi sulle carriere dei magistrati.
«Credo che chi sta in un governo, non possa fare certe dichiarazioni», ha detto al "Corriere della Sera" Gerardo D’Ambrosio. «Altro che inciucio», ha esclamato un altro ex magistrato, relatore della legge, Giuseppe Di Lello. Più velenoso Cesare Salvi, presidente della commissione giustizia: «Chiede tre modifiche alla legge, ma ne sbaglia due su tre».
«Spero che la posizione del ministro Di Pietro possa rientrare», ha detto in serata l’ex guardasigilli, Oliviero Diliberto, ora segretario del Pdci. Aprendosi ad alcune «obiezioni ragionevoli», Marco Filippeschi, ds, ha rimproverato Di Pietro invitandolo a rispondere con equilibrio alla propria funzione.
Ma alla fine, la calma è tornata. La maggioranza ha preannunciato alcuni emendamenti e Di Pietro si è detto soddisfatto. Anche l’Italia dei valori ne presenterà.
Leoluca Orlando ha parlato di "buonsenso". In tutto sono stati presentati 150 emendamenti, nessuno dal governo. Il leghista Castelli ha detto che l’Anm e Di Pietro hanno fatto solo "sceneggiate".
Renato Venditti