L'ottantenne "Montanara"

/I/BIdi LUCIANO SANTINBRBR/I/BM/I/BBontanara/I/B, bitte". Anno 1964 o giù di lì, al Principe Alberto, sotto le Vajolet. La richiesta, gentile e ferma, viene formulata dal portavoce di un gruppo di escursionisti austriaci o tedeschi a tre ragazzi che stanno cantando in sordina, in un angolo del rifugio. Al brano non hanno pensato, forse perché un po' scontato, forse per la complessità armonica attribuitagli da Luigi Pigarelli (sino a cinque voci, con il determinante pedale dei bassi, e il solista accompagnato dal coro a bocca chiusa). Ma, per un litro di vino (che arriva puntuale dopo l'esecuzione), questo e altro. Del resto da noi italiani si pretendono poche cose e ben precise: fossimo stati in pianura, la richiesta sarebbe stata magari /I/BBO' sole mio/I/B.BRDal fatterello, qualche ragionamento che torna in mente adesso, al compleanno del canto, diventato in questi giorni ottuagenario. Dove sta la bellezza? Soprattutto negli occhi di chi guarda, o nelle orecchie di chi ascolta, naturalmente. Ma con in più il peso determinante che può giocare la componente affettiva. BROgni scarrafone è bello a mamma soja, recita un adagio napoletano: che si tratti di oggetto, di evento, di ricordo, di persona; a ciò che ci permette in qualche modo di rifletterci con implicazioni positive e gratificanti riconosciamo anche valori estetici. Va da sé che queste riflessioni non intendono essere offensive nei confronti del brano (specie l'accostamento con la blatta, da prendersi nella sua accezione di amore che tutto riscatta e trasforma). Ma è fuori di dubbio che, in quanto a meriti musicali e letterari, /I/B/I/BBLa Montanara/I/B non è il più bel pezzo di ispirazione alpina. Pure è cantatissima, apprezzatissima, considerata l'inno ufficiale di chi va per monti. Sta alle esibizioni corali come al Concerto di Capodanno stanno /I/B/I/BBAn der schönen Blauen Donau/I/B, o la /I/B/I/BBRadetzky Marsch/I/B, brani attesi e pretesi.BRQuesto, appunto, perché è stata all'origine di un certo 'cantar di montagna" poi variamente evolutosi, e quindi il fatto di essere stata diffusa ed eseguita più di altre canzoni le ha fatto accumulare, nel tempo, un sedimento emozionale come pochissime altre.BRDunque lasciamoci portare dalle note, anche se non eccelse, e dal testo un filo oleografico, che molti non sanno neppure a cosa alluda (per quanti si ponessero il problema, diamo qui vicino qualche ragguaglio), senza pensare a comparazioni tra valore e popolarità. E, magari, ripercorriamo la storia di questa fortuna.BRSul sentiero che per il Pian della Mussa, nella piemontese Val di Lanzo, il primo luglio del 1927, è in cammino, solitario, un giovane alpinista, Toni Ortelli. Salii, senza un motivo, verso il Gias del Rulè e dopo un'ora o poco più mi fermai e mi sedetti a contemplare la montagna, racconterà poi. Gli viene da pensare a Casimiro Bich, guida valdostana morta due anni prima sul Monte Rosa, nella tormenta. Invece quella era una giornata di sole e di una calma profonda. Improvvisamente, lontano, verso l'Alpe della Ciamarella, un canto giovanile si alzò nell'azzurro: forse un pastorello confuso col suo gregge. Lassù tra le montagn/I/Be, tra boschi e valli d'or. Cantavo. Cantavo senz'avvedermene e la melodia sgorgava fluida, dolcemente, senza arrestarsi. Chiusi gli occhi per sentire anch'io quello che cantavo, e continuai.BRQuesta poetica descrizione ha fatto pensare a un'ispirazione tratta da un motivo valligiano; alcuni riferuiscono invece che la cellula melodica ispiratrice Ortelli l'avrebbe sentita una sera in un'osteria di Balme, e che poi l'avrebbe perfezionata assieme all'amico Bepi Rauzi.BRSia come sia, attraverso Leo Seisler, uno studente trentino iscritto all'università di Torino, il motivo e le parole arrivano poco tempo dopo a Nino Peterlongo, direttore del coro della Sosat, la formazione canora della società alpinistica operaia formatasi appena un anno prima. Seisler la canta a orecchio a Mario Pedrotti e Tullio Antonutti; poi a stendere una partitura con armonizzazione, aggiungendoci una parte finale da lui stesso ideata, è Luigi Pigarelli, magistrato di professione e musicista dilettante. BRLa prima esecuzione ufficiale, a quanto risulta, è a Roma, il 7 aprile 1929, durante un concerto tenuto dal Coro Sosat negli studi Eiar. L'anno dopo la società edita una partitura per canto e accompagnamento pianistico, con i cui proventi finanzia la ricostruzione del rifugio Cesare Battisti alla Paganella.BRC'è da tenere presente che le vallate trentine sono acquisite all'Italia appena da un decennio, e c'è necessità di rafforzare l'identità nazionale anche sotto il profilo dei canti. E, pur senza i contenuti patriottici dell'/I/BBInno al Trentino scritto dalla vedova Battisti, anche la /I/BBMontanara si presta egregiamente alla bisogna.BRSemmai sono l'anima proletaria e le vere o supposte venature socialisteggianti della Sosat che non vanno bene. Così negli anni '30 questa viene commissariata (alla reggenza è chiamato il satino Antonio Falzolgher); nel '38, poi, al suo coro viene imposto di cambiare il nome in Coro della Sat, e alla presidenza viene designato il 'fascista G. B. Tambosi".BRDopo il turbine della guerra, il coro Sosat si ricostituisce, e poco tempo dopo forma il suo nuovo organico anche quello della Sat (curiosamente sempre sotto la presidenza Tambosi). Di qui sorgono lunghe diatribe sull'appartenenza dei coristi, e anche sulla /I/BBMontanara, diventata nel frattempo un cavallo di battaglia di tutti i cori alpini. BRI fratelli Pedrotti, della Sat, stipulano con Ortelli e Pigarelli, un accordo sulle edizioni e lo sfruttamento dei diritti della /I/BBLa Montanara. Questo all'insaputa della Sosat che precedentemente aveva l'esclusiva, o almeno così sostiene, una volta venuta a conoscenza del fatto. Ciò accade peraltro ben 44 anni dopo, nel 1995, con una comunicazione formale delle edizioni Pedrotti (secondo i sosatini, però, il documento comprovante l'esclusiva, pur chiesto in visione non sarebbe mai stato esibito). BRLe /I/BBquerelle sui diritti non tolgono fortuna a /I/BBLa Montanara, anzi. Nei decenni successivi il brano viene stracantato, preso per l'inno nazionale italiano, usato per l'intitolazione a cori, anche tedeschi e a locali, tradotto in 148 lingue, modulato in un'infinità di trascrizioni per voci e strumenti.BRGli ottant'anni – non dimostrati – de /I/BBLa Montanara sono stati recentemente celebrati anche con una manifestazione organizzata presso il Museo nazionale della montagna, con la partecipazione dei vertici Cai, dei cori Sosat e Edelweiss, nonché dalla novantottenne Maria Ortelli, vedova dell'autore.