Riecco il giudice Porfirij del caso Raskolnikov: indagine su nuovi delitti

di MARIO TURELLO Qualcuno ha definito /I/BBA Gentle Axe/I/B, il romanzo di Roger N. Morris presentato al lettore italiano col titolo /I/BBIl giudice Porfirij/I/B, come un /I/BBsequel /I/Bdi /I/BBDelitto e castigo/I/B, e lo è, nella opinabile misura in cui il capolavoro di Dostoevskij è anche un poliziesco. Forse non tutti sanno che al giudice istruttore Porfirij Petròvic, il magistrato che induce lo studente Raskolnikov a confessare il suo doppio delitto, si sono ispirati Richard Levinson e William Link per creare il tenente Colombo. Morris ha scelto la via molto più difficile di appropriarsi del personaggio per metterlo alle prese con un altro caso criminale, nella stessa San Pietroburgo di /I/BBDelitto e castigo/I/B. Alla fine del libro Morris porge le proprie scuse a Dostoevskij, ma non ne ha troppe ragioni: certo, il suo romanzo è soltanto un /I/BBthriller/I/B, ma i personaggi, gli ambienti, la temperie culturale e morale sono perfettamente dostoevskiani, e anche la qualità delle scrittura è eccellente (ben resa nella traduzione di Annalisa Garavaglia). BRLa vicenda si svolge nel 1866, un anno e mezzo dopo il duplice assassinio commesso da Raskolnikov in una caldissima estate. È invece in un rigido nevoso inverno, tra Natale e Capodanno, che Porfirij deve risolvere una macabra serie di omicidi efferati. Tutto ha inizio nel parco Petrovskij, dove la vecchia Zoja Petrova va a raccogliere legna per sé e per Lilja, la giovane prostituta che ha accolto in casa assieme a sua figlia, la piccola Vera. Tra gli alberi le appare una scena terribile: un uomo grosso, alto, massiccio, penzola dai rami di una betulla. Ai suoi piedi, una valigia; nella valigia, il cadavere di un nano, la testa spaccata da un colpo di scure, quella che l'impiccato porta alla cintola. Nelle tasche del nano, un mazzo di carte da gioco, con figure pornografiche; in quelle dell'omone, seimila rubli, di cui Zoja si appropria; li userà per le sue protette: cibo, abiti, e una quantità di icone e di candele. Tutto fa pensare a un caso di omicidio-suicidio, ma è una messinscena: l'autopsia (descritta in termini molto crudi, rivoltanti) indica altre cause di morte, e il giudice Porfirij indaga, anche se i superiori vorrebbero chiudere l'inchiesta, e fanno pressione. Le indagini lo portano dapprima nelle catapecchie, nelle bettole e nei sordidi condominî petroburghesi, dove le classi più povere si dibattono tra miseria, meretricio e abiezione, poi nelle dimore di ceti più agiati, più colti. Si delinea un verminaio di prostituzione, pornografia, pedofilia, ma il movente dei delitti sta nel passato di un insospettabile, che vuole cancellare una vecchia colpa non meno orrenda. Altre quattro saranno le vittime, e strazianti le loro morti.BRStraordinaria la galleria dei personaggi – prostitute e tenutarie; un principe omosessuale e un fantomatico attore; uno studente disperato (Virginskij, clone di Raskolnikov) e un santo monaco – e straordinarie alcune circostanze, tra cui messaggi occultati nella traduzione di un testo filosofico, e un contratto di vendita della propria anima... Freddo, calcolatore, subdolo, Porfirij è un /I/BBdetective/I/B singolare: la sua è un'intelligenza, se così si può dire, intuitiva, sciamanica, secondo la bella invenzione di Morris: Lei sapeva che ho antenati tartari? Per parte di mia nonna. Era nata in una tribù Kezhig, ha sposato un ufficiale russo. Quando mi va di fantasticare, mi piace pensare che fosse la figlia dello sciamano... io non credo che questi misteri si possano risolvere razionalmente, attraverso un ragionamento freddo e deduttivo. La cosa che a volte mi terrorizza, quando mi concedo di pensarci, è che non so come si risolvano. Bisogna raggiungere un certo luogo dentro se stessi, una specie di Siberia dell'anima. Nei criminali è quello il luogo in cui certe azioni vengono concepite e attuate. Ma tutti noi abbiamo un luogo interiore simile... io so di averlo.BRSono molte le pagine di grande letteratura in questo romanzo: il razionalista ateo che in mezzo alla bufera di neve resiste alla tentazione di pregare; i sentimenti della vecchia Zoja di fronte a un'icona di Cristo; la morte di padre Amvrosij; il confronto finale con l'assassino, e poi col padre di Lilja; e non mancano gli accenti umoristici: impagabile la figura dell'anatomopatologo Pervojedov. Qualcuno ha colto in questo romanzo sentori di /I/BBnoir /I/Bvittoriano, di affresco dickensiano: ma più propriamente altri rilevano l'ottima ricostruzione dell'atmosfera opprimente e claustrofobica della Russia zarista del XIX secolo. Un confronto ravvicinato tra /I/BBDelitto e castigo /I/Be /I/BBIl giudice Porfirij /I/Bconsentirebbe di meglio apprezzare l'operazione di Morris: come la sua Lilja sia esemplata sulla Sonia di Dostoevskij, per esempio, o quanto debba Osip Maximovic Simonov alla figura di Svidrigailov.BRUn solo appunto: Morris è un giallista corretto, ma troppo presto, troppo scopertamente, fornisce al lettore un indizio decisivo.BR/I/BBIIl giudice PorfirijBRBR/I/BIdi Roger N. MorrisBRBR/I/BIRizzoli, /I/BB339 pagine – 18,50 euroBRBR