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Il Milan ora marcia come una volta e prepara l’assalto alla Champions

di ITALO CUCCI La promessa del vicepresidente Adriano Galliani («A Natale saremo lassù») sta realizzandosi adesso, a Pasqua archiviata, a quattro turni dal termine del campionato. Con l’augurio sincero che “lassù” voglia dire il tetto d’Europa, la vittoria sul Manchester United dopodomani, la finale di Coppa dei Campioni e una grande festa ad Atene, il 23 maggio. Come ai tempi andati.
Adesso che i postrossoneri e gli smemorati incensano Ronaldo e lo sollecitano a sparlare di Capello, val la pena ricordargli che il Milan del bisiaco (quattro scudetti, tre Supercoppe di Lega e una d’Europa) nella stagione 93/94 tornò a vincere il 18 di maggio anche la Coppacampioni, battendo in finale, proprio nella capitale greca, il Barcellona di Crujiff per 4-0. Quella lunga stagione di vittorie fra l’altro preparò anche il terreno al grande passo di Silvio Berlusconi verso la «discesa in campo» non più calcistica, nè televisiva ma politica. E oggi, come ieri, è proprio il Cavaliere che aspetta con ansia un’affermazione del suo Milan che nel ventennale, invece di dargli soddisfazioni, gli ha procurato tutti i dolori di Calciopoli prolungatisi fino a ieri. Fino al risveglio in Campionato e in Champions. Mentre l’Inter festeggia il suo quindicesimo scudetto conquistato dopo diciott’anni, ecco ancora i suoi destini incrociarsi con quelli dei cugini rossoneri che allora maggio 1989 spensero i fuochi nerazzurri vincendo la loro terza Coppacampioni con Sacchi. È un Milan pieno di buona volontà che compensa problemi di natura fisica di alcuni suoi uomini importanti e l’handicap di un ex grande portiere, Dida, piombato in una crisi che soprattutto in Coppa viene rivelata da avversari potenti come Rooney, mentre in campionato lo spessore tecnico dei contendenti non è tale da creare guai. È anche un Milan impietoso che spinge il Torino verso la zona retrocessione e punta anche a una posizione di massima sicurezza al vertice della classifica per non perdere comunque la Zona Champions della prossima stagione. Questa battaglia milanista e la lotta che infuria sul fondo danno un tono vivace a un campionato che in queste ore si prepara a celebrare speriamo con un atto di contrizione l’anniversario di Calciopoli. Non è solo una velleitaria speranza, ma una sobria certezza che induce a immaginare un finale di campionato corretto soprattutto in zona salvezza: sono dieci i club pericolanti (Livorno, Catania, Parma, Reggina, Siena, Cagliari, Torino, Chievo, Messina e Ascoli) insomma l’esatta metà del fatidico tabellone che Carletto Mazzone scrutava sempre con ansia facendo di tutto per restare nella parte sinistra, finchè distrazioni e imboroglioni non condannarono il suo Bologna. E in questa delicatissima fase del torneo tutti gli occhi sono puntati sugli arbitri, ora che abbiamo avuto la conferma che proprio loro, i giudici del campo, “aggiustavano” i risultati. Buttiamoci rabbia e vergogna dietro le spalle e auguriamoci un finale onesto. Onesto: da quanto tempo non si pronuncia più questa parola...