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Mafalda, una tragedia sabauda

ROMA. Un grande sforzo fisico, emozioni profonde culminate in un pianto a dirotto mentre recitava nelle baracche del Lager allestite con precisione iperrealistica: Stefania Rocca dà il suo volto alla sfortunata Mafalda di Savoia, fiction in due puntate in onda su Canale 5 domani e mercoledì. Il titolo intero è Mafalda di Savoia, il coraggio di una principessa, una tragedia tratta dalle pagine della seconda guerra mondiale. Una sfida non solo per la protagonista, ma anche per la rete che propone la vicenda della principessa che trascorse l'ultima parte della sua vita rinchiusa a Buchenwald, trovandovi la morte nel 1944 in seguito al bombardamento degli alleati agli impianti industriali contigui al Lager. Nel cast anche Clotilde Courau, moglie di Emanuele Filiberto, che interpreta Giovanna di Savoia, sorella di Mafalda, e Amanda Sandrelli. La regia è di Maurizio Zaccaro.
Un ritratto vero di una donna vera: Stefania Rocca racconta cosa ha provato in questo ruolo e come avverte il personaggio di Mafalda. «All'inizio – racconta – non ne sapevo molto. Poi a poco a poco mi ha incuriosito e mi sono convinta di avere di fronte una donna tutta da scoprire. Mafalda era sì una principessa, ma soprattutto si dimostrava capace di non cedere di fronte ai suoi sentimenti, era testarda, caparbia e insieme dolce. Un personaggio a tutto tondo. Anche quando era una ragazzina, appena ventenne, già manifestava il suo carattere ostinato e determinato. Una figura moderna perché lei fu in grado di andare oltre gli schematismi sociali, le rigidità, le imposizioni dovute al suo status». Un punto, questo, su cui Stefania insiste molto perché la vita di una principessa è tutt'altro che facile: persino l'icona di tutte le principesse cinematografiche, Sissi (interpretata da Romy Schneider nel celebre film degli anni 50), fu in realtà una donna distante dalle romantiche rappresentazioni sullo schermo. Vittime dei rigidi ingranaggi reali, la stessa Lady Diana, che perse la vita nel tunnel dell'Alma a Parigi, e l’ex imperatrice Soraya, che morì, sempre a Parigi, sola e depressa. «La vita delle principesse – dice l'attrice – si dipana tra doveri e restrizioni e restare se stesse, conservare il proprio carattere e i propri sogni è difficile, i matrimoni sono imposti e sono troppe le regole da osservare. Mafalda seguì invece il proprio cuore e decise di sposare Filippo d'Assia Kassel nonostante il re d'Italia Vittorio Emanuele III non fosse favorevole alle nozze». Al contrario di molte principesse, sottolinea, lei la sua vita la tenne sempre saldamente in mano.
Un matrimonio felice per Mafalda, poi la svolta tragica, l'internamento e la morte, quella che ha maggiormente provato Stefania: «Sembrava tutto vero, le baracche, il Lager. È stato ricostruito tutto, nei minimi dettagli. Ho provato un'angoscia fortissima che mi ha preso al cuore e, alla fine, sono scoppiata a piangere. Nonostante noi siamo abituati a leggere dei campi di concentramento, devo dire che recitando riesci a farti un'idea tutta diversa e vivi intensamente un'esperienza tremenda. Sul set, le guardie mi dovevano strattonare e spintonare e alla fine non volevo essere più toccata». «Ora capisco meglio – prosegue Stefania – quanti hanno perso la ragione, sprofondando nella follia. In questa fiction – conclude – c'è un grande sforzo, quello rendere il personaggio di Mafalda per quello che era veramente, da un lato restando legati ai fatti e, dall'altro, conferendole quella profondità emotiva che le apparteneva».

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