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Due consulenti per decidere il futuro di Alitalia

ROMA. Due advisor per il futuro di Alitalia. Saranno infatti due i consulenti cui sarà affidato il compito di gestire il processo che deve portare alla scelta di un partner per la compagnia aerea in crisi. La nomina dei due advisor dovrebbe avvenire a breve, prima di Natale, come ha fatto capire ieri il ministro dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani confermando la fase di freddezza con Air France emersa con chiarezza al vertice di Lucca di venerdì: «continueremo le nostre ricognizioni e penso che in tempi non lunghi l’azionista di maggioranza, il Tesoro, arriverà ad una determinazione».
Che è quella di una gara a tutto campo gestita da due superconsulenti di livello internazionale perchè al momento l’alleanza con Air France non viene vista come in grado di fornire una soluzione accettabile ai problemi di Alitalia.
«Allo stato attuale non mi pare la soluzione per i problemi di Alitalia», ha tenuto a precisare Bersani. Infatti il progetto che le è stato attribuito nei confronti di Alitalia ha fatto parlare a molti di svendita del potenzialmente ricco mercato italiano del trasporto aereo.
Di qui la scelta di affidare ad un advisor finanziario e ad uno industriale il compito di effettuare una ricognizione della situazione di Alitalia e su questa base invitare tutti i possibili potenziali partner a presentare una proposta. Un lavoro che dovrebbe durare tre o quattro mesi, concludendosi in primavera. A questo punto il governo disporrebbe degli elementi necessari per fare una valutazione delle proposte arrivate e sarebbe quindi in grado di fare la scelta del partner individuando quella migliore non solo dal punto di vista finanziario ma anche industriale. Una procedura di gara a cui, se vorrà, dovrà ’sottomettersì anche Air France malgrado abbia un incrocio azionario del 2% e una stretta collaborazione con Alitalia e che, almeno in partenza, apre la porta a tutte le altre grandi compagnie aeree del mondo, da Air China a British Airways, da Lufthansa alla Emirates e alla Thai, solo per fare dei nomi.
Ancora non ci sono indicazioni formali su quale sarà la banca d’affari che il ministero dell’Economia, azionista di Alitalia al 49,9%, ingaggerà come advisor finanziario e che dovrà individuare il sentiero al termine del quale la partecipazione dello Stato nella compagnia sarà significativamente ridotta anche se non è ancora detto che la conclusione sarà la sua uscita definitiva. L’advisor dovrà essere una banca importante e di livello internazionale proprio per le caratteristiche del compito che le sarà affidato e tra i nomi in corsa sono le più blasonate del settore, come Morgan Stanley, Rotschild, Merrill Lynch, Lehman Brothers, Lazard, Deutsche Bank.
Per il ruolo di consulente industriale tra i papabili si parla della Bain o della Roland Berger o della Mckinsey. Alla fine quest’ultima potrebbe trovarsi in vantaggio sui concorrenti perchè già lavora con Alitalia. Una procedura quindi complessa ma che è stata scelta per la sua trasparenza nei confronti del mercato e anche perchè mette la scelta che sarà fatta almeno in parte al riparo dalle pressioni politiche a favore di uno o dell’altro dei possibili partner e delle più che prevedibili tensioni sindacali.

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