Una Spa nata più di trent'anni fa da una costola dell'Iri di Petrilli

TRIESTE. L'idea da cui prenderà vita l'Insiel, dimensionalmente la più grande tra le società controllate dalla Regione Friuli-Venezia Giulia, risale alla prima metà degli anni '70. Presidente della giunta è Alfredo Berzanti, Giuseppe Petrilli siede al vertice dell'Iri, proprietario di Italsiel un'azienda che si occupa di informatica (e la parola, all'epoca, per i più rappresenta un neologismo). Costituita nel '69, Italsiel si sta aprendo al settore della pubblica amministrazione, e ha tra i suoi clienti anche la più giovane delle Regioni autonome.
E' in questo quadro che un giovane ingegnere dell'Ibm, Sergio Brischi (poi amministratore delegato per trent'anni consecutivi) prospetta ai politici del Friuli-Venezia Giulia l'opportunità di costituire una società ad hoc in sede locale. L'idea piace e si sviluppa sull'asse costituito da Corrado Belci, che ricopre la carica di sottosegretario al Commercio estero, da Antonio Tripani, assessore regionale alle Finanze, e dall'Iri, che però avverte subito: o si trova un azionista locale, o Italsiel può al massimo aprire una propria filiale.
La Regione decide così di mandare in qualche modo in avanscoperta la Sanità: a formalizzare l'accordo saranno i presidenti dell'Ospedale di Udine, Antonino Floramo, e quello di Italsiel, Carlo Santacroce. La nuova società, che ha come ragione sociale Informatica Friuli-Venezia Giulia, si costituisce nel maggio del 1974 a Trieste, davanti al notaio Mario Froglia.
Si tratta del primo esempio di partnership con un'amministrazione locale: il capitale sociale è di cento milioni, i dipendenti sono otto persone (più qualche rinforzo Italsiel), collocate all'ultimo piano di uno stabile in via Coroneo.
Dopo due anni di assestamento, nel '76, quando il terremoto spazza il Friuli, gli ospedali di Udine, Trieste e Palmanova sono già in rete. Nei giorni dell'emergenza è possibile non solo tenere sotto controllo in tempo reale la disponibilità di posti letto delle principale strutture sanitarie territoriali, ma anche di conoscere (e fornire ai parenti) la localizzazione precisa dei ricoverati.
Informatica Friuli-Venezia Giulia è di fatto pienamente operativa e il capitale sociale viene elevato a 400 milioni. Due anni più tardi entra ufficialmente nella compagine societaria la Regione, con un apporto di altri 100 milioni, e nuovi patti parasociali (il primo presidente espresso a livello locale sarà l'avvocato Sergio Bertossi). Una partecipazione del 20% che poi via via aumenterà (mentre l'ospedale, non partecipando alle ricapitalizzazioni, finirà con lo sparire), fino a stabilizzarsi al 48%.
Vengono informatizzate la sanità regionale e le amministrazioni comunali, talvolta con forti resistenze, come quella verificatasi presso il Comune di Trieste. Al momento dell'affidamento, sulla base di una denuncia anonima, la magistratura giuliana apre un'inchiesta indagando il sindaco, ma la cosa si rivela in breve una bolla di sapone.
Agli anni '80 data l'apertura al mercato nazionale, che comporta il cambio di ragione sociale: la società diventa Insiel, nome che richiama molto il nuovo acronimo dell'azionista di maggioranza, divenuto Finsiel. L'azienda si sviluppa e parallelemente a fatturato e utili crescono i clienti che toccheranno le 1500 unità in Friuli-Venezia Giulia e le 1000 in Italia. Tra le altre la Camera, dieci Regioni italiane, alcune province, anche di grandi dimensioni (tra le altre Napoli, Firenze e Palermo), molti comuni (inclusi i Consorzi comunali di Trentino e Sudtirolo, con 260 amministrazioni), parecchie realtà sanitarie. Crescono anche i dipendenti, che tra Trieste, Udine e le località fuori regione assommano a diverse centinaia.
E' con le privatizzazioni (nel '92 Finsiel entra a far parte di Stet, che cinque anni più tardi diventerà Telecom), che si comincia a ragionare dell''anomalia Insiel". Si tratta infatti di una società che, pur avendo nella Regione Friuli-Venezia Giulia la propria principale committenza (sostanzialmente oltre i tre quarti del fatturato), ne è partecipata solo minoritariamente.
Si discute così su una doppia opzione: mettere a gara i servizi, ovvero acquisire la maggioranza della società.
Nel '99 è anche in scadenza la convenzione tra la Regione e l'Insiel, e la giunta Antonione sostiene l'inapplicabilità della 'legge Guarino", in base alla quale le concessioni alle società a partecipazione statale sono rinnovate automaticamente. Dunque si potrebbe andare a gara europea.
E' un modo per mettere pressione su Finsiel, in maniera da spuntare prezzi migliori o ottenere quel 5% che basterebbe per garantirsi il controllo della società. L'esecutivo affida anche alla Gartner group una verifica sulla congruità tra servizi erogati e tariffe. E il rapporto afferma che queste risultano del 22% inferiori a quelli di mercato.
Nel 2005, con la giunta Illy, avviene l'acquisto da parte della Regione di tutte le quote sociali. L'operazione, del costo di oltre sei milioni, realizzata integralmente con le riserve, consente l'affidamento in house, cioè senza gara, della concessione per i servizi in rete. Poco tempo dopo, c'è il riassetto e lo sfoltimento dei vertici aziendali (tre direttori generali), con l'insediamento di Stefano De Capitani come amministratore delegato e di Dino Cozzi alla carica di presidente, un'accoppiata che non legherà mai.
Il decreto Bersani e tutti i ragionamenti sulle possibili opportunità sono cronaca di questi giorni.
Luciano Santin