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Schumacher rompe, Alonso vince: il sogno è finito

SUZUKA. Uno sbuffo di fumo. Una lunga scia grigia che si allunga dietro la Ferrari numero 5. Muore così il sogno di Michael Schumacher e del suo popolo, che si era svegliato per gustarsi un’altra alba rossa. Sono le 15.01 a Suzuka, le 8.01 in Italia: il motore della F248 si rompe. Era dal Gp di Francia del 2000 che Schumi non restava a piedi per la rottura del propulsore. Era diventata una leggenda, l’affidabilità della Ferrari. Che si è spezzata ieri quando mancavano 17 giri alla fine del Gp del Giappone. Schumi era in testa. Aveva fatto anche il secondo pit stop e aveva 5 comodi secondi di vantaggio su Fernando Alonso. L’ottavo mondiale era lì, vicino. Invece è stata la Ferrari a tradire il tedesco. Manca solo il Gp del Brasile. Ora Fernando Alonso ha dieci punti di vantaggio. Gli basterà anche un ottavo posto per conquistare il suo secondo mondiale. Michael Schumacher rientra a piedi ai box. Abbraccia i meccanici uno per uno. È lui che consola i suoi ragazzi. Le loro facce sono ancora nascoste sotto i caschi. Michael è a volto scoperto. Gli si legge la rassegnazione negli occhi. Sono gli abbracci di uno che tra due settimane andrà in pensione. La carriera resta leggendaria. Forse anche di più, ora che è stata fulminata dal destino. Michael in Brasile correrà con la rabbia di sempre, c’è da giurarci. Ma la rimonta cominciata a Indianapolis e che una settimana prima sembrava impossibile, si era avverata in Cina. E al giro 37 si è spezzata. «Il campionato piloti è finito» ammette Michael, con l’orgogliosa tristezza di un re che abdica. «Correremo per il mondiale costruttori. Posso vincere in Brasile, ma per pensare al mondiale dovrei pensare ad una gara in cui Alonso non arriva. Non è da me, non è nella mia storia».
Ma fino alle 15.01 nella sua storia c’era ancora l’ottavo mondiale. La corsa era stata perfetta, anche se il vantaggio mostrato dalle gomme Bridgestone in qualifica in gara era sparito. Al via Massa, scattato dalla pole position anche perchè più leggero di benzina rispetto a Schumi, aveva conservato il comando davanti al tedesco e a Ralf Schumacher. Alonso riusciva a scavalcare Trulli nel primo giro, mentre Schumi superava Massa al terzo e si piazzava in testa. Nel sole di Suzuka le rosse splendevano e sembravano imprendibili. La lotta era dietro, con Fisichella che - battuto al via da Jenson Button - sorpassava l’inglese al quarto giro e con Alonso che mentre puntava il terzo posto di Ralf Schumacher andava largo al nono. Sembrava correre al limite, lo spagnolo. Invece ecco che al giro 13 sorpassa di prepotenza la Toyota di Schumi jr. in fondo alla retta dei box. E alla fine del giro si ritrova secondo perchè Massa rientra ai box per il primo rifornimento. Schumi invece ha benzina per altri cinque. Alonso si ferma al pit stop alla fine del giro 15. Quando rientra in pista Schumi ha 27"7 di vantaggio, che diventano 28"3 nel giro 17. Così quando il tedesco si ferma, alla fine del 18°, può tornare in pista ancora davanti allo spagnolo con 5" di margine. Al giro 20 qualcosa si rompe sulla Spyker di Albers: salta un semiasse, si rompe l’alettone e sulla pista resta di tutto. Ma è un commissario-kamikaze ad evitare il ’rischiò di una safety car che annullerebbe il vantaggio di Michael: attraversa la pista per liberarla del semiasse di Albers rimasto in mezzo all’asfalto...
Con i doppiaggi da fare, Schumi e Alonso fanno l’elastico. Ma il vantaggio del ferrarista resta sempre lì, tra i 4"8 ed i 5"9. E al giro 35 è Alonso a fare il suo secondo pit stop. Un giro dopo è Michael a fermarsi. Nessun presentimento, nessuna avvisaglia. La sosta dura 7"4, appena due decimi in più di quella di Alonso. Schumi riparte in testa. È appena cominciato il giro 37. E sono le 8.01. Uno sbuffo di fumo. La scia grigia dietro le spalle. Michael parcheggia sulla sinistra, nell’erba. Il sogno è sfumato.
Ora Alonso ha dieci punti di vantaggio su Michael, mentre la Renault ne ha nove sulla Ferrari nel mondiale costruttori. L’unica soddisfazione, ma non basta a fargli trovare un sorriso, se la prende Felipe Massa che col secondo posto scavalca Giancarlo Fisichella al terzo posto nel mondiale piloti. Sul podio festeggia solo Alonso, il romano è stravolto dalla morte improvvisa di Tonino, l’amico più caro.