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Il Savoia esploratore

di LUCIANO SANTIN Tra gli aneddoti a Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, c’è quello di una zingara che, lo avrebbe avvicinato, durante una passeggiata del principe, appena decenne, nelle campagne presso Torino. «Un giorno siederai sul trono, e tuo padre ti darà in moglie la più bella regina del mondo», avrebbe vaticinato la donna. «Fuoco di Sant’Antonio! Cosa ne sai tu? Io farò il marinaio, navigherò su tutti i mari e sposerò chi vorrò io!», avrebbe risposto il piccolo.
In effetti il duca degli Abruzzi avrebbe navigato, scalato montagne, esplorato i ghiacci artici e l’Africa. Ma anche partecipato a gare automobilistiche e vinto gare di tango (con scandalo della stampa clericale). In quanto all’amore, rimase celibe, affettivamente legato, per sempre, a un’americana bella e ricchissima, che le esigenze dinastiche e l’ostilità del padre di lei, un magnate degli Usa di fine secolo, gli impedirono di sposare. Di questo personaggio fascinoso, ai margini del casato che aveva fatto l’Italia senza riuscire a fare gli italiani, tracciano un ritratto Mirella Tenderini e Michael Shandrick in Vita di un esploratore gentiluomo, uscito per i tipi di Corbaccio (si tratta di una ripubblicazione), libro che si avvale della prestigiosa prefazione di Walter Bonatti.
Nato a Madrid, terzogenito di Amedeo di Savoia-Aosta, due settimane prima che questi rinunciasse alla corona di Spagna (attribuitagli in base ai complicati giochi delle teste coronate europee), Luigi Amedeo venne arruolato nella Regia Marina, ma ebbe poi modo di conoscere le montagne, avviatovi da Francesco Denza, fondatore dell’Osservatorio astronomico di Moncalieri, con la benedizione della zia Margherita (la regina alpinista cui è dedicata la capanna al Rosa).
Il bollettino del Cai del 1892, prima annata, riporta varie salite: la Punta Levanna in Val d’Orco, ascensioni nel Gran Paradiso e sul Bianco, tra cui il Dente del Gigante (all’epoca considerato una via impegnativa). Il carnet del ’94 è poi «impressionante per qualità e quantità, e comprende salite tecniche su roccia di notevole difficoltà». Tra le altre, la cresta di Zmutt, fatta con Mummery, che diventerà amico del principe. Più tardi Luigi Amedeo compirà anche delle prime ascensioni, come quella alla Terza Punta delle Grandes Jorasses (“Punta Margherita”) e verrà ammesso nell’Alpine Club britannico. A dargli fama saranno però la spedizione al Sant’Elia, in Alaska, il record di latitudine nord stabilito con la spedizione della Stella polare (nel ’900, proprio mentre lo zio Umberto viene ucciso da Bresci), la scalata al Ruwenzori, e, nel 1909 il tentativo al K2 con la salita della Sperone Abruzzi, e il raggiungimento di quota 7.498 (che rimarrà il punto più alto toccato dall’uomo sino alla spedizione britannica all’Everest del 1922), la spedizione alle sorgenti dell’Uebi Scebeli.
Di minor rilievo fu invece la carriera militare: sparò i primi colpi nella guerra di Libia, e nella Grande guerra comandò le forze di mare italiane, poi sostituito da Thaon di Revel. La cosa più importante fu l’evacuazione attraverso l’Adriatico di oltre 200 mila profughi dalla Serbia invasa dall’Austria (ne annegarono però 60 mila).
Straordinaria e affascinante rimane invece la storia della sua relazione sentimentale con Katherine, figlia del senatore repubblicano Stephen Benton Elkins, che giunse a intercettarne la posta. I giornali, specie americani, si avventarono sulla vicenda, ipotizzando che il matrimonio avrebbe potuto portare Elkins a rivendicare diritti sul trono d’Italia, e attribuendo allo scandalo delle lettere aperte il tramonto delle sue aspirazioni alla Casa Bianca. Più plausibile sembra l’ipotesi di scandali di diversa natura: rendite di 10 milioni di dollari annui a spese del Tesoro, fatte con correzioni di leggi, e appalti di dubbia legalità. Luigi Amedeo soffrì l’ossessiva pressione dei media, che lo costrinsero a muoversi in incognito. Li accusò anche di aver contribuito a far fallire il possibile matrimonio, e il New York Times replicò con un editoriale: «ci sono molti principi, ma se un principe scrive libri, compie imprese audaci e si fidanza con la figlia di un uomo ricchissimo, si deve aspettare che anche la misura della sue scarpe diventi un argomento di pubblico interesse». Katherine rimase in contatto epistolare con Luigi Amedeo, portando sempre l’anello che questi le aveva regalato, e al collo un medaglione contenente una ciocca dei capelli del duca. Quando morì, le esequie vennero rinviate, sino al ritrovamento di un braccialetto, dono del suo lontano amore, che per volontà testamentaria doveva esserle messo al polso. Katherine aiutò anche, concretamente, Luigi Amedeo, per sopperire alle difficoltà economiche dell’impresa agricola che questi aveva avviato in Somalia. Sessantenne, malato di tumore, il duca volle morire ed essere sepolto lì. Al fotografo Vittorio Sella, amico e compagno di viaggio, che aveva insistito perché tornasse in Italia per farsi curare, rispose: «Preferisco che intorno alla mia tomba si intreccino le fantasie delle donne somale, piuttosto che le ipocrisie degli uomini civilizzati».
Vita di un esploratore gentiluomo
Il duca degli Abruzzi

di Mirella Tenderini
e Michael Shandrick

Corbaccio
293 pagine – 18,60 euro