Le incursioni dei turchi in Friuli

Incursioni e invasioni. Possono sembrare sinonimi, ma c'è una sostanziale differenza. Per incursione si intende una scorreria; per invasione, invece, l'occupazione di un territorio. Il Friuli, nella sua travagliata storia, è stato terra di incursioni e invasioni. Nel caso dei turchi il termine esatto è incursioni e questo è stato l'argomento trattato da Paolo Preto, ordinario di Storia moderna all'Università di Padova, che a Udine, nella sede dell'Assindustria Palazzo Torrioni, ha parlato su Venezia e i Turchi: le incursioni in Friuli, argomento che si inserisce nel calendario degli eventi collaterali a I Turchi in Europa.
Non si tratta di invasioni militari nel senso stretto, perché nel corso delle guerre ci furono incursioni di reparti irregolari che, quasi sicuramente, non erano di turchi, ma di albanesi, croati, macedoni, serbi, bosniaci, ungheresi, spesso di fede musulmana, sudditi dell'impero ottomano, che passati i valichi della Slovenia, arrivano in Friuli per saccheggiare nel 1463, nel 1472 a Udine, nel 1477, 78, 79 e nel 1499, quella ricordata da Pasolini ne
I Turcs tal Friûle una minore nella primissima metà del Cinquecento. Lo scopo di queste incursioni, che non duravano tantissimo era quello di razziare prigionieri, uomini, donne, bambini o per scambiarli (a Venezia c'erano migliaia di prigionieri turchi), o per chiedere i riscatti, o per utilizzarli come schiavi.
Dettagliata e documentata la relazione del professor Preto che è stato il primo a dare dignità di ricerca storica a una storia profondamente radicata nell'immaginario collettivo, con un saggio di particolare rilievo dal titolo Venezia e i Turchi, pubblicato nel 1975, uno studio che ha cominciato a fare luce su un periodo stranamente trascurato dagli studiosi.
La Repubblica di Venezia ha avuto con i turchi conflitti politici, economico e territoriali, ma non religiosi. Venezia curava prima di tutto i propri interessi; quelli religiosi potevano servire alle alleanze. I rapporti tra Venezia e i turchi sono per oltre il 70 per cento di pace e di commercio. Basta fare un calcolo: dalla caduta di Costantinopoli, nel 1453, al 1797, anno della pace di Campoformido e della caduta di Venezia, quindi 350 anni, gli anni di guerra fra Venezia e i turchi non sono più del 20-25 per cente del tempo. Gli altri sono anni di pace.
Non va dimenticato che Venezia a Costantinopoli aveva una grossissima colonia commerciale e che c'erano mercati turchi anche a Venezia nel Fondaco dei Turchi, che esiste tuttora. E a questo proposito si deve usare con attenzione la parola 'turco" perché era indistinta: in realtà i veri turchi erano pochissimi perché così erano chiamati anche quelli provenienti da tutti i paesi balcanici, sudditi dell'Impero Ottomano.
È stata importante la battaglia di Lepanto? «Voltaire – dice Preto – ha scritto che a Lepanto hanno vinto i Turchi. E un paradosso perché dopo Lepanto, la supremazia turca sul mare è stata distrutta. Perché Voltaire dice così? Perché la guerra è stata dichiarata per la conquista di Cipro. Un anno dopo, però, Venezia negozia in gran segreto una pace separata con i turchi senza dirlo al papa e alla Spagna, suoi partner nella battaglia di Lepanto. A Venezia interessa conservare le piazze commerciali in oriente e il cui prezzo è proprio la cessione di Cipro ai turchi».
La fortezza di Palmanova, voluta dalla Repubblica di Venezia, è nata alla fine del Cinquecento, ma in realtà – ha detto Preto – Venezia decise di costruirla non solo contro le invasioni dall'est, ma pensando anche all'Austria ie infatti il primo Stato a protestare non fu l'Impero Ottomano, ma quello degli Asburgo. Dopo la sconfitta dei turchi a Vienna non ci furono altre incursioni, anche perché l'Impero Ottomano perse la sua forza propulsiva e cominciò a ritirarsi dai Balcani.
Silvano Bertossi