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Hezbollah: colpiremo Tel Aviv coi razzi

TEL AVIV. Fra Hezbollah e Israele è ora escalation nelle minacce, dopo che il capo dei miliziani scitti, sceicco Hassan Nasrallah, ha avvertito ieri sera che «verrà colpita anche Tel Aviv» se Israele colpirà ancora Beirut.
Secondo l’intelligence israeliano Hezbollah disporrebbe di un numero imprecisato di missili iraniani Zilzal 2, con una gittata fino a 200 km. Tel Aviv si trova a 120 km dal confine.
Finora i miliziani hanno colpito fino a 65 km circa oltre frontiera. «Possiamo lanciare quanti missili vogliamo, alla distanza che vogliamo, e in qualsiasi momento» ha minacciato Nasrallah.
Le parole del leader Hezbollah hanno ricevuto una immediata risposta ufficiosa israeliana. Una «fonte ad alto livello della difesa», non identificata, citata dal primo canale della Tv israeliana, ha replicato che lo stato ebraico potrebbe «distruggere le strutture nazionali del Libano» se Tel Aviv sarà colpita. Secondo l’emittente questo potrebbe volere dire che Israele potrebbe colpire anche il governo libanese dove siedono molti esponenti di Hezbollah. Non c’è stata però per ora alcuna conferma ufficiale di queste dichiarazioni, nè dell’interpretazione che ne ha dato la Tv.
Da alcuni giorni, nell’ipotesi di un possibile attacco missilistico dei miliziani sciiti, attorno alla capitale economica di Israele, nel cui hinterland vive oltre un milione di persone, sono state dislocate batterie di missili anti-missili Patriot, gli stessi che vennero schierati a difesa di Tel Aviv durante la guerra del Golfo contro la minaccia degli Scud del dittatore iracheno Saddam Hussein.
Come se non bastasse il fronte militare, il premier Ehud Olmert si è dovuto occupare ieri anche di quello politico. Aperto dal giro di interviste rilasciate dal premier a parecchi corrispondenti della stampa estera accreditati in Israele, all’indomani dell’impatto mediatico - negativo per il paese - che la strage di Cana aveva avuto in tutto il mondo. Le sue parole però, invece di serrare i ranghi, hanno avuto il potere di innescare reazioni fortemente critiche a Tel Aviv.
Ad alzare il polverone, anzitutto, l’ottimismo per i successi militari mostrato dal premier, che aveva parlato delle infrastrutture di Hezbollah in gran parte distrutte. La pioggia di missili lanciati negli ultimi due giorni dalle milizie del partito di Dio libanese sul nord del paese ha, invece, descritto una situazione diversa agli abitanti di Israele e agli osservatori, che hanno subito affidato alla penna le loro rimostranze.