Bernes, Cernich e Colle maestri di Sepulcri

UDINE. Nell'Italia che ha chiuso la prima fase di allenamenti premondiali, e si appresta alla prima serie di tornei con la Nazionale sperimentale, si è riformata una coppia tutta udinese – l'assistente ct Giovanni Piccin e il preparatore fisico Luigino Sepulcri – che già vent'anni fa lavorava in sinergia nelle giovanili della Fantoni di Marco Maran. Alla vigilia del raduno azzurro a Rieti il professor Sepulcri, all'uscita dagli scrutini allo Stellini, in un'intervista rilasciata al nostro giornale aveva detto che fino ad allora il preparatore atletico era stato un «ginnasiarca» che si presentava in palestra per gli esercizi prima di allenamento. La dichiarazione ha destato non la vis polemica, ma l'attenzione da 'storico" della pallacanestro friulana del professor Flavio Pressacco, già allenatore di basket.
«Ricordo – ricostruisce, quindi – almeno tre personaggi di una scuola robusta di cui Luigino Sepulcri è un erede validissimo. Franco Colle è più noto come l'allenatore di Venanzio Ortis sui 5.000 e 10.000, ma ha lavorato anche in palestra da psicologo e preparatore atletico. È stato con me alla Tropic anni Ottanta e a Gorizia con il compianto 'barone" Sales, facendo il salto dalla serie B all'A1. Tuttora, il professor Colle è considerato un grande guru».
«C'è stato poi – continua Pressacco – Ovidio Bernes con Boris Kristancic, un preparatore atletico di vaglia al fianco di un grande tecnico in una Snaidero spettacolare grazie proprio alla preparazione fisica».
«Infine - chiude Pressacco – Ezio Cernich è più noto come allenatore, ma nasce professore di educazione fisica di rilievo nazionale e internazionale. Sin dalle giovanili e dall'Italia femminile di Giancarlo Primo è stato il primo interprete in campo nazionale del concetto del basket come atletica giocata. Al campo scuola di Paderno teorizzava l'irrobustimento fisico e dall'atletica ha portato al basket il discobolo Polzot, Flebus e Fortunato. Tutti finirono per copiarlo, perché è stato l'antesignano dell'idea. Tanto che tra gli addetti ai lavori era considerato più un preparatore che un tecnico».
«Perciò – chiosa Pressacco – mi pare un po' ingeneroso e senza precisione, persino un po' offensivo, quanto detto da Sepulcri che è validissimo e quotatissimo. S'inserisce, però, in una tradizione la cui continuità è ingiusto non riconoscere nei confronti di un gruppo di persone che ha tracciato una strada in cui Luigino s'innesta con grandi risultati. Non lo dico con polemica, ma da storico del basket parlando di prestazioni d'interpreti che si equivalgono». (v.m.)