24 maggio 2006 —
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Regione
Incontri bilaterali, dunque, riservatissimi. Prima con il leader friulano dei Ds, oggi con quello dei Cittadini, che nel 2003 era lalleato di ferro di Cecotti. Cecotti che, intanto, ha congelato per una notte le sue dimissioni. Punta delliceberg di uno scontro ben più profondo con i partiti del centro-sinistra. Uno scontro ripertono tutti i big regionali che non ha più Riccardo Illy come bersaglio delle critiche, ma la coalizione. Ieri a Trieste un diessino spiegava che Cecotti è su tutte le furie per le critiche versate da Illy contro di lui domenica scorsa. Nulla di tutto questo, ribatteva da Udine un ex cecottiano di ferro. Il sindaco non se lè presa, anzi. E convinto che Illy abbia frainteso: la bufera scagliata contro la Regione è rivolta ad altri: a Margherita e Ds in primis. Colpevoli, per Cecotti, di avere compromesso il progetto politico del 2003. Il punto sta qui, dice un fedelissimo del sindaco. «Se Sergio si convincerà che cè spazio per ripartire, allora non si dimetterà. Se invece pensa che tutto sia finito, lascerà il Comune».
Ieri sera alle 21, al termine del vertice fiume con i suoi alleati, Cecotti non ha risposto però a questa domanda. E ha preso tempo. «Grazie a tutti perché questo vertice mi ha dato modo di spiegarvi cosa penso e di ascoltare le vostre indicazioni ha detto . Ora valuterò». Poi, mentre i big ulivisti aspettavano con il telefonino in mano la soffiata dei dirigenti udinesi dalla sede di Convergenza, è andato a casa e si è preso la notte per decidere. Decidere se ascoltare il cuore politico che da sabato ripete al sindaco di Udine di dimettersi e rompere con il centro-sinistra regionale e friulano che gli sta ogni giorno più stretto. Oppure se ascoltare la voce quasi unanime della sua alleanza di palazzo DAronco, cui lo lega affetto e stima per molti, e che rappresenta quel centro-sinistra anomalo, fatto di liste civiche, costruito a fatica attorno al programma di Convergenza, che nel 2003 lha accompagnato al trionfo al primo turno. E cui Cecotti è legato.
Un discorso forse banale per il sindaco-fisico che ha aperto con Illy e con lUnione un ben più complesso dibattito sul ruolo del Friuli nel futuro delle autonomie speciali, ma ancora molto sentito dagli elettori udinesi e Cecotti questo lo sa quegli stessi elettori che nel 2003 gli diedero il mandato di governare Udine, prima di tutto. E di farlo pur con ambizioni più alte, fino al 2008. Un patto che per il sindaco avrebbe però perso di significato, portandolo via via alla decisione di lasciare la politica almeno per qualche tempo e di tornarsene sui suoi libri di fisica alla Sissa di Trieste.
La bufera per lUnione è allorizzonte. Aldilà delle 24 ore che il sindaco si è preso per decidere, infatti, i nodi politici che stanno alla base dello strappo prendono forma ora dopo ora. Le ragioni della sconfitta alle elezioni politiche, con 10 punti di distacco dal centro-destra, devono avere radici profonde, secondo Cecotti e i suoi fedelissimi. Talmente profonde da volere recidere la radice del problema, identificato con un patto a centro-sinistra che non ha mantenuto promesse e aspettative. Il rapporto Regione-territorio, le riforme, la spinta modernizzatrice del 2003 secondo il sindaco sono dunque finite. Non per colpa del solo Illy, ma anche dei partiti, Ds e Margherita in primis.
In questottica lo schiaffo finale è stato il giuramento dei sottosegretari di Stato. Le aspettative della campagna elettorale, con il suo nome tirato in ballo e proposto allo stesso Prodi, si sono poi ribaltate nella scelta spinta da Ds e Margherita e criticata almeno a parole da Illy di sponsorizzare due triestini, Ettore Rosato (che ha perso le comunali di Trieste e viene così ripagato) e Milos Budin (che fa posto al dalemiano Cuperlo in Parlamento dimettendosi). Forse poca cosa per gli strateghi della politica regionale, ma non per il sindaco e da ieri nemmeno per la sua maggioranza, Ds e Margherita compresi. Tanto che in consiglio comunale la mozione pro-Friuli è passata allunanimità affidando a Cecotti il mandato di protestare con Prodi e ha ottenuto il voto di Quercia e Dl. Voto che significa una critica alla gestione regionale dellUnione, ripetono a Udine.
In Regione i big nicchiano. Parlano di «ennesima sceneggiata», di «mozione ridicola», di «film che ha stancato», di «rumori di fondo». E ribattono: «Non abbiamo mai detto che avremmo ottenuto un ministro friulano denunciano i Ds la colpa è di Illy». Così anche i big della Margherita, Gianfranco Moretton lo ha detto addirittura ai microfoni di chiedere al presidente Illy conto della famosa lettera di Prodi in cui si assicurava rappresentanza alla regione e al Nord-est. E ancora: «Abbiamo ripianato il debito dellAss 4, abbiamo fatto le strade, Bertossi ha portato milioni di euro, ci dite che cosa vuole?».
La bomba sembra innescata. A scommettere sul 2008, infatti, nel centro-sinistra non cè solo Illy, che si è messo a disposizione della coalizione ma che molti a Udine ripetono pronto a lasciare se il patto con Cecotti saltasse del tutto. Ci sono più nomi. La prospettiva non dispiace certo a tutti nei Ds e nella Margherita, dove i big pronti a scendere in campo ci sono.
Fare pronostici su come finirà il toto-dimissioni è difficile, così come prevedere che decisioni Illy prenderà a Trieste: Cecotti, anche stavolta, fa tutto alla sua maniera. Medita per giorni, non parla con nessuno, si presenta sereno agli appuntamenti ufficiali e poi marina il consiglio comunale, lasciando che gli aneddoti e le voci sulle sue decisioni facciano il giro della città. E, come ha fatto anche lunedì, se ne va tutto solo al cinema per riflettere. Poi convoca un vertice di maggioranza, traccia una situazione a suo dire irrecuperabile, ma ascolta tutti, ringrazia e non si fa convincere. Ed esorcizza infine le attese di chi spera in un dietrofront sulle dimissioni, spiegando che se una notte ancora dovrà trascorrere prima di essere sindaco dimissionario, la ragione è che solo gli uffici ormai sono chiusi. Invece non è questa. Cè dellaltro che bolle a centro-sinistra. E Illy sembra averlo capito.