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Giunta, la Margherita nicchia

di ENRI LISETTO

Quattro alleati, quattro riunioni, oggi, nella maggioranza, in vista del vertice di domani. La Margherita medita la riduzione degli assessori, ma al Fiume dice: sbagliato aver posto subito un diktat sui nomi. I Ds: il rapporto con i centristi resta una priorità. San Marco, giornata di apparente riposo per i leader dei partiti di maggioranza poiché, di fatto, le consultazioni informali si susseguono.
Il più tranquillo appare il sindaco, Sergio Bolzonello, forte di un risultato elettorale che non lascia spazio a interpretazioni: cerimonie in mattinata, al parco San Valentino al pomeriggio prima di trascorrere la serata con “gli amici di sempre”. Quello che doveva dire l’ha detto l’altra sera, conta sulla chiusura serena della trattativa, ma lascia aperto ogni scenario. Nel tardo pomeriggio, gli esponenti del Fiume (che attraverso l’assessore Giovanni Zanolin avevano fatto sapere di lasciare mani libere al sindaco) si incontreranno per un punto sulla situazione.
Acque tranquille anche in casa di Vivo Pordenone dove oggi ci saranno soltanto contatti informali: dalle trattative il movimento di Alvaro Cardin ha già ottenuto «il giusto» rispetto al risultato, tanto da non mettere neppure sul tavolo la richiesta di un secondo assessore. «E’ importante per il bene della città e della coalizione – ha spiegato il segretario Giorgio Scanu – che si trovi un accordo che guardi alla prospettiva dei cinque anni. Fosse per noi, già domani si potrebbe raggiungere una soluzione condivisa».
Direzione, stasera, per i Ds che, nonostante la “carta Gea”, non intendono scaricare la Margherita nella trattativa. «La direzione prenderà in esame la nuova proposta – ha spiegato il segretario Orazio Cantiello riferendosi all’offerta della presidenza Gea – partendo dal presupposto che, rispetto all’inizio, è stato fatto un passo avanti significativo» e considera «il rapporto con la Margherita prioritario».
Il cerino ora è nelle mani della Margherita che stasera riunirà il direttivo: «Se allunghiamo i tempi per parlare di posti – attacca il segretario Renzo Mazzer – tanto vale chiudere subito, se serve per spuntare la migliore giunta, allora proseguiamo». Non scarta la soluzione dei sei assessorati anziché otto «se è per il bene della collettività» e non ne fa una questione di nomi: «E’ stato il Fiume a porre “l’emergenza Romor” ed è spiacevole, per quanto abbia la massima stima di lui, che il Fiume sia partito con nomi anziché con programmi». Un «diktat inopportuno», mentre starebbero nascendo malumori sull’ammorbidimento dei Ds poiché, agli occhi degli elettori, la Margherita parrebbe la vera sconfitta.
L’opposizione non sta a guardare immobile: «Bolzonello pensava di poter governare senza alleati – attacca Emanuele Loperfido, neoconsigliere comunale di An – ma ora si trova a dover svendere la presidenza della Fiera alla mercé di un assessorato. Siamo solo all’inizio del mandato e già il sindaco si trova a dover rendere conto ai partiti».