Oggi il saluto al professor Litwornia

Saranno celebrati oggi alle 16, nella chiesa di San Cristoforo, i funerali del professor Andrzej Litwornia, morto nei giorni scorsi dopo una lunga malattia. Nato a Tarnów, in Polonia, nel 1943, aveva insegnato nelle università di Breslavia, Roma, Pisa e Firenze. A Udine era titolare della cattedra di Letteratura polacca dal 1992.
Il professor Anton M. Raffo, docente di filologia slava all'università di Firenza, lo ricorda così: «Una statura più che friulana: quasi due metri. Quel signore tanto alto, dal portamento un poco militaresco, il doppiopetto scuro e la barba brizzolata ben curata, all'università tutti lo conoscevano e stimavano, e al Dipartimento di lingue e civiltà dell'Europa centro-orientale in via Zanon non era chi non gli fosse amico. La stima dei colleghi udinesi, degli slavisti italiani, polacchi e di tutta Europa per il professor Litwornia era ben giustificata: è stato, il mio amico Litwornia, uno dei più autorevoli polonisti a livello internazionale – ricorda il docente –. L'amicizia veniva spontanea a frequentarlo, a sentirlo motteggiare e scherzare, ché l'insigne studioso, oltre che brillante cattedratico, era anche un delizioso commensale, un forbito intrattenitore: tra una dotta citazione e un prezioso consiglio di ricerca, elargiva l'arguzia e il bon mot. Riporto qui una delle ultime frasi che da lui, già sofferente in un letto d'ospedale, mi sentii dire: 'Se mi chiedi come io stia, sappi che fisicamente è un crollo totale; tutto il resto, però, va molto bene". Ma non era solo un'amara boutade: già lui degente, gli erano arrivati, freschi di stampa, gli ultimi suoi due libri, uno sulla 'fortuna" di Dante in Polonia, l'altro su Mickiewicz e Roma. Due - ricorda ancora il professor Raffo - opere di grande impegno che si aggiungono alle oltre cento pubblicazioni di Litwornia, dedicate la gran parte alla fitta trama dei rapporti culturali tra Italia e Polonia. Un grandioso lavoro, che lo scorso ottobre fu festeggiato con un convegno di studio, tenutosi per due giorni nella prestigiosa sede dell'Accademia Polacca di Roma».
«La bella, spaziosa casa con gli scaffali zeppi di libri ben ordinati. E che libri! Il polonista italiano poteva consultarvi tutto ciò che altrimenti avrebbe trovato solo alla Narodowa di Varsavia o all'Ossolineum – dice ancora il docente –. Nonché ammirare le creazioni della moglie di Andrzej, la bella e bionda Krystyna Schwarzer, nota anche lei in tutta Europa per le sue sculture in vetro. Quella casa era sosta gradita per chi viaggiava in treno tra l'Italia e la Polonia: il desco, una bottiglia, un letto. Non dico di me, ma vi facevan tappa anche personaggi illustri, italiani e polacchi. Tutti noi ci auguriamo che quel luogo di ristoro resti aperto: continueremo a farci sosta, e ci berremo ancora un bicchiere alla memoria dell'amico Andrzej che ora ci ha lasciati», conclude il professore.