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Traffico di clandestini, arrestata

Un traffico di clandestini a Nordest, con ramificazioni tra Albania, Slovenia e Croazia è stato sgominato dalla Guardia di Finanza di Fernetti (Trieste). A capo della fitta rete, secondo gli investigatori, c’era una donna albanese da tempo residente a Pordenone e cittadina italiana (che è stata arrestata) e il convivente, clandestino, anch’egli albanese. Sono sei le persone, ritenute responsabili di un traffico di immigrazione clandestina tra l’Albania e il Nordest italiano, Friuli Venezia Giulia e Veneto nello specifico, con ramificazioni in Slovenia e Croazia, arrestate nel corso di una indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Fernetti (Trieste). Gli stessi clandestini, per poter vedere garantito il loro “passaggio” dalla frontiera slovena a quella italiana, avrebbero dovuto sborsare tra i 500 e i mille euro.
L’operazione è stata coordinata dal sostituto procuratore del Tribunale di Trieste, Federico Frezza. Le indagini, secondo quanto appreso dalle Fiamme gialle, erano iniziate nel novembre 2005 a seguito dell’arresto di due passeur fermati poco lontano dal valico italo-sloveno di Fernetti con due immigrati clandestini nascosti nel portabagagli della propria autovettura.
Una fitta rete di intercettazioni telefoniche, pedinamenti, appostamenti e perquisizioni, ha poi permesso di ricostruire la ragnatela di rapporti intercorsi tra cittadini italiani, sloveni, croati e albanesi.
A capo dell’organizzazione, secondo gli inquirenti, ci sarebbero stati una donna albanese, da tempo cittadina italiana, residente a Pordenone, e il suo convivente clandestino, anch’egli albanese.
In particolare, la prima organizzava gli scambi in Italia mentre il secondo gestiva i contatti con Croazia e Albania.
L’uomo e la donna, avvalendosi di altri “passeur” di nazionalità slovena e croata, avevano organizzato un vero e proprio “servizio di trasporto” che partendo dal confine croato, attraverso varie tappe e cambi di vettura, permetteva ai clandestini di arrivare sul territorio nazionale a fronte di un compenso che variava dai 500 ai 1000 euro a persona, somma che veniva pagata in contanti alla consegna o attraverso canali bancari “alternativi” (money transfer).
I controlli, da Trieste, Udine e Pordenone sono poi stati estesi al Veneto, toccando Portogruaro e San Donà di Piave. In tutto, sono finiti in carcere, oltre alla donna, italiana di origine albanese, due cittadini sloveni e tre albanesi.
Sono tutti accusati delle ipotesi di reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a scopo di lucro, uno di loro anche per ricettazione.
Altre due persone, di origine kosovara, sono state denunciate, cinque clandestini sono stati fermati e sono state sequestrate quattro autovetture utilizzate per il trasferimento dei clandestini.

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