27 gennaio 2006 —
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Gorizia
Niente più cassa integrazione alla Carraro. I rappresentanti dellazienda, durante un incontro avvenuto ieri con il consigliere regionale dei Ds, Enrico Gherghetta, hanno manifestato la volontà di potenziare ulteriormente il livello di produzione della fabbrica goriziana, facendo rientrare i 30 dipendenti per i quali si erano aperte le porte della cassa integrazione.
«Da quanto mi è stato riferito afferma Gherghetta cè lintenzione di sviluppare ancora lattività dello stabilimento, che dà lavoro a centocinquanta persone, anche se non è ancora chiaro se la Carraro sottoscriverà laccordo, a suo tempo concertato con la Regione, che prevedeva un intervento economico preciso da parte di questultima sugli immobili dellazienda».
Il consigliere regionale ha ricordato che lo scorso anno i vertici dellazienda avevano prefigurato una riduzione dellattività del gruppo, attraverso la chiusura o della fabbrica di Gorizia e di quella, analoga, in Germania. «Per evitare che i tagli potessero ricadere sul capoluogo ha quindi spiegato Gherghetta la Regione ha aperto una trattativa con la Carraro, fissando i termini di un accordo che avrebbero permesso di tenere aperto lo realtà produttiva di via Brigata Casale, accordo che prevedeva lacquisto da parte di Friulia Lis dello stabilimento che poi sarebbe stato nuovamente ceduto in leasing alla Carraro. Inoltre la Regione avrebbe comperato anche tutta larea retrostante la fabbrica, dove ci sono capannoni e strutture non utilizzate per cederla allamministrazione municipale o a un altro ente che lavrebbero quindi utilizzata per altri scopi».
Loperazione però, a detta di Gherghetta, si sarebbe interrotta in seguito alla riorganizzazione dei vertici della Carraro, che ha cambiato lamministratore delegato. «Sarebbe però opportuno ha sottolineato lesponente dei Ds che il gruppo si esprimesse quanto prima in merito allaccordo con la Regione per capire se lo si ritiene ancora valido».
Sulla vicenda della Carraro si è inserito anche lesponente dello Sdi, Giorgio Rossi, che si è detto più favorevole a fornire un incentivo allazienda affinché lattività si trasferisca in unaltra zona di Gorizia, più idonea a ospitare attività industriali. Rossi, peraltro, ha ricordato che i terreni che si trovano accanto allarea di proprietà della Carraro, terreni che gravitano sullex Safog, sono inseriti nel progetto del parco dellIsonzo. «Alla luce di ciò bisognerebbe che ci fosse un impegno per bonificare questa zona, non di proprietà della Carraro , ha affermato nella quale si trovano ancora residui di fusione, contenenti anche amianto, provenienti dallex acciaieria che in passato qui svolgeva la propria attività».
Patrizia Artico