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Carraro, rientra la cassa integrazione

Niente più cassa integrazione alla Carraro. I rappresentanti dell’azienda, durante un incontro avvenuto ieri con il consigliere regionale dei Ds, Enrico Gherghetta, hanno manifestato la volontà di potenziare ulteriormente il livello di produzione della fabbrica goriziana, facendo rientrare i 30 dipendenti per i quali si erano aperte le porte della cassa integrazione.
«Da quanto mi è stato riferito – afferma Gherghetta – c’è l’intenzione di sviluppare ancora l’attività dello stabilimento, che dà lavoro a centocinquanta persone, anche se non è ancora chiaro se la Carraro sottoscriverà l’accordo, a suo tempo concertato con la Regione, che prevedeva un intervento economico preciso da parte di quest’ultima sugli immobili dell’azienda».
Il consigliere regionale ha ricordato che lo scorso anno i vertici dell’azienda avevano prefigurato una riduzione dell’attività del gruppo, attraverso la chiusura o della fabbrica di Gorizia e di quella, analoga, in Germania. «Per evitare che i tagli potessero ricadere sul capoluogo – ha quindi spiegato Gherghetta – la Regione ha aperto una trattativa con la Carraro, fissando i termini di un accordo che avrebbero permesso di tenere aperto lo realtà produttiva di via Brigata Casale, accordo che prevedeva l’acquisto da parte di Friulia Lis dello stabilimento che poi sarebbe stato nuovamente ceduto in leasing alla Carraro. Inoltre la Regione avrebbe comperato anche tutta l’area retrostante la fabbrica, dove ci sono capannoni e strutture non utilizzate per cederla all’amministrazione municipale o a un altro ente che l’avrebbero quindi utilizzata per altri scopi».
L’operazione però, a detta di Gherghetta, si sarebbe interrotta in seguito alla riorganizzazione dei vertici della Carraro, che ha cambiato l’amministratore delegato. «Sarebbe però opportuno – ha sottolineato l’esponente dei Ds – che il gruppo si esprimesse quanto prima in merito all’accordo con la Regione per capire se lo si ritiene ancora valido».
Sulla vicenda della Carraro si è inserito anche l’esponente dello Sdi, Giorgio Rossi, che si è detto più favorevole a fornire un incentivo all’azienda affinché l’attività si trasferisca in un’altra zona di Gorizia, più idonea a ospitare attività industriali. Rossi, peraltro, ha ricordato che i terreni che si trovano accanto all’area di proprietà della Carraro, terreni che gravitano sull’ex Safog, sono inseriti nel progetto del parco dell’Isonzo. «Alla luce di ciò bisognerebbe che ci fosse un impegno per bonificare questa zona, non di proprietà della Carraro –, ha affermato – nella quale si trovano ancora residui di fusione, contenenti anche amianto, provenienti dall’ex acciaieria che in passato qui svolgeva la propria attività».
Patrizia Artico