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«L’embrione creatura di Dio»

ROMA. Nuova difesa della vita da parte di Benedetto XVI, che in occasione dell'ultima udienza generale del 2005 ha detto che nell'embrione, creatura di Dio, il Signore vede già tutto il «futuro» dell'essere umano.
Per la seconda settimana consecutiva, Papa Ratzinger ha indossato per l'incontro con i fedeli in piazza San Pietro il “camauro”, il cappello rosso di velluto, bordato di pelliccia bianca, e il mantello rosso. E nonostante la giornata fredda, sono circa 20 mila i fedeli presenti all'udienza. L'affetto per il nuovo papa è tale che nei primi nove mesi di pontificato, i fedeli che hanno incontrato Ratzinger tra udienze, celebrazioni e angelus sono stati poco meno di tre milioni.
Commentando il salmo 138, ieri il Papa ha definito l'uomo come «prodigio» di Dio, un tema legato al «clima natalizio che stiamo vivendo in questi giorni».
Il salmo, ha ricordato Benedetto XVI, parla di un uomo «ancora informe nell'utero materno: il vocabolo ebraico usato è stato inteso da qualche studioso della Bibbia come rimando all'embrione» sul quale si «pone già lo sguardo benevolo e amoroso degli occhi di Dio».
«Estremamente potente è, nel nostro Salmo - ha affermato Ratzinger - l'idea che Dio di quell'embrione ancora informe veda già tutto il futuro: nel libro della vita del Signore già sono scritti i giorni che quella creatura vivrà e colmerà di opere durante la sua esistenza terrena».
«Torna così ad emergere la grandezza trascendente della conoscenza divina, che non abbraccia solo il passato e il presente dell'umanità, ma anche l'arco ancora nascosto del futuro», ha sottolineato Benedetto XVI, aggiungendo a braccio che «appare anche la grandezza di questa piccola creatura umana non nata, formata dalle mani di Dio e circondata dal suo amore. Un elogio biblico dell'essere umano, dal primo momento della sua vita».
Tema collegato alla tutela della vita più fragile, è anche quello di chi è «debole nella fede»: anche costoro, ha spiegato Raztinger «fanno parte dell'architettura, dell'edificio spirituale della chiesa». E utilizzando una riflessione di San Gregorio Magno il papa ha detto che «quanti nella Comunità cristiana sono più deboli nel loro cammino spirituale, pur non costituendo la parte più perfetta dell'edificio spirituale della Chiesa, vi vengono tuttavia annoverati... in virtù del buon desiderio».
Pur «imperfetti e piccoli, tuttavia per quanto riescono a comprendere, amano Dio e il prossimo e non trascurano di compiere il bene che possono... anch'essi contribuiscono all'edificazione della Chiesa, poichè, poggiano sul fondamento del timore e dell'amore, nel quale trovano la loro solidità».
Infine, Benedetto XVI si è unito al «ricordo che in questi giorni accomuna le care popolazioni colpite un anno fa dallo tsunami, che ha causato innumerevoli vittime umane e ingenti danni ambientali nel sud est asiatico».
Al termine dell'udienza, il Papa ha pregato il «Signore per loro e per quanti, anche in altre regioni del mondo, hanno subito calamità naturali, e attendono ancora la nostra concreta e fattiva solidarietà».
Il discorso del Papa sull'embrione è «un forte richiamo» all'etica della responsabilità, e cioè della difesa del più debole. Lo ha dichiarato Francesco Giro, responsabile di Forza Italia per i rapporti con il mondo cattolico.
«Le parole del Papa - ha detto Giro - sono un forte richiamo al valore della vita e al mistero della natura che l'uomo tecnologico non deve pretendere di dominare. La difesa dell'embrione non è una scelta religiosa ma un atto razionale perchè la vita è un processo unitario e continuo dove l'inizio, la durata e la fine sono legati e chi li spezza o li divide compie un atto irrazionale e contrario alle leggi della natura».