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Mammografia, attesa di 792 giorni

«A Udine si devono aspettare 792 giorni per una mammografia all’ospedale Santa Maria della Misericordia. L’anno scorso, per lo stesso esame, l’attesa era di 332 giorni. La situazione della sanità regionale si sta aggravando sempre di più. E rileviamo da parte della giunta un’assenza politica e strategica, nonostante sia stata presentata quattro mesi fa una mozione in consiglio, che non ha avuto effetti. Ricorreremo anche al Gabibbo se continuerà questo immobilismo». A sollevare la questione è il consigliere regionale di Forza Italia Massimo Blasoni, che ricopre anche la carica di vicepresidente della 3ª commissione sanità e politiche sociali. «Il problema riguarda diverse prestazioni - continua il consigliere - come la colonscopia, per la quale il paziente deve aspettare 415 giorni, o la visita cardiologica, per la quale è prevista un’attesa di 104 giorni. Certo, va riconosciuto che quando gli esami rivestono caratteristiche di urgenza, questi vengono effettuati celermente, tuttavia sono inaccettabili le attese attuali per gli screening preventivi. I tempi sempre più lunghi sono sì un dato regionale, ma riguardano soprattutto l’azienda ospedaliera di Udine». Blasoni ha sottolineato che l’attacco non è rivolto al personale medico, ma alla gestione delle attrezzature e all’organizzazione del lavoro. «Le apparecchiature vengono usate troppo poco - indica infatti il politico di Forza Italia - e si deve avere il coraggio di effettuare gli esami anche di sabato, e in orari serali. Con un incremento dell’utilizzo delle apparecchiature del 30 per cento abbiamo calcolato che i tempi di attesa per una mammografia bilaterale si ridurrebbero quanto meno a 500 giorni. Un utilizzo intensivo, anche in orari non convenzionali, delle strumentazioni a disposizione, potrebbe portarci ai dati di attesa medio del nord Italia, assai più basso. Basti pensare - spiega Blasoni - che a Bergamo il tempo massimo per una mammografia non supera i 150 giorni e a Treviso i 32, secondo rilevazioni dell’ottobre scorso». Prevede quindi, il consigliere dell’opposizione, che siano necessari turni di lavoro più lunghi da parte del personale medico, e, di conseguenza, un maggiore flusso di risorse da parte della regione per la sanità del capoluogo friulano, provincia compresa. «Da una sanità che assorbe la metà del bilancio regionale, e a cui sono stati destinati 87 milioni di euro in più rispetto all’anno scorso, è lecito attendersi delle risposte migliori». E tra le motivazioni Blasoni indica soprattutto il divario di spesa tra Udine e Trieste. «La sanità di Udine resta sottofinanziata rispetto a quella triestina. Il tentativo già intrapreso nel predisporre un fondo di equilibrio non è bastato». L’ingiusta assegnazione delle risorse, secondo il consigliere di Forza Italia, è ampiamente dimostrata dai numeri. «Il piano sanitario 2005 ha previsto un finanziamento pari a 182 milioni di euro per l’azienda ospedaliera di Trieste, che ha una popolazione di riferimento di circa 230 mila abitanti. Uno stanziamento sproporzionato - conclude - se paragonato alla quota riservata all’azienda ospedaliera udinese: 190 milioni di euro per una popolazione di riferimento di gran lunga maggiore».
Daniele Rossi

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