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Udc: in dicembre le nostre primarie

ROMA. Le primarie per scegliere il candidato del centro-destra? «Aspetto le proposte operative e concrete dei propositori», ha ripetuto anche ieri Silvio Berlusconi. E le proposte arrivano. L’Udc di Follini mette nero su bianco: primarie il 10 e 11 dicembre, candidature entro il 31 ottobre, diritto al voto per tutti i cittadini che dichiarino di appartenere al centro-destra e versino 2 euro (una soluzione per le obiezioni di Berlusconi, che chiedeva quanto potessero costare). Massima trasparenza nella campagna elettorale dei candidati, che si impegnano a spendere non più di un milione di euro. E la proposta arriva nel giorno in cui Calderoli (Lega) incontra Follini e annuncia un «accordo tecnico» sulla riforma elettorale. Cicchitto (Fi) parla addirittura di accordo politico. Ma L’Udc precisa: in aula alla Camera scioglieremo i nodi. La proposta rimane quella sul modello toscano: premio di maggioranza e sbarramento del 2 (se il partito è dentro una coalizione), del 4 se fuori. L’idea dell’Udc sulle primarie si articola in 8 punti. Sarà costituito un «ufficio di coordinamento elettorale per le primari» composto da due membri per ciascun partito.
L’ufficio dovrà elaborare entro quindici giorni un «regolamento specifico» sulle modalità di partecipazione al voto, «indicando nel dettaglio il numero dei seggi e la loro individuazione nel territorio italiano». Le candidature vanno presentate entro il 31 ottobre. Per votare alle primarie della Cdl, secondo la bozza dell’Udc, basterà presentare un documento di riconoscimento, dichiarare la propria «appartenenza alla Cdl», autorizzare il trattamento dei dati personali e versare un contributo di 2 euro. Il regolamento indica il tetto massimo della spesa per ciascun candidato in un milione di euro. Nel testo, si sottolinea che la commissione dovrà garantire anche «parità di condizioni» fra i candidati. Alla fine, sarà proclamato vincitore chi avrà raccolto il maggior numero di voti. Il vincitore dovrà quindi «elaborare un programma di governo».
Naturalmente, come ammette anche Calderoli, la questione primarie è strettamente legata alla devolution e alla riforma elettorale. L’accordo deve essere complessivo. Il testo sulla riforma elettorale prevederebbe quindi le tre soglie di sbarramento (2 e 4% per le liste, a seconda se alleate o no, e 10% per le coalizioni), il sistema proporzionale puro basato sulle circoscrizioni, le liste bloccate, e un premio di maggioranza. L’Udc, tuttavia, si è riservata di presentare un suo emendamento per la introduzione delle preferenze.
L’accordo apre infatti una ferita al vertice dell’Udc, con Gianfranco Fini impegnato in una inedita mediazione tra il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, favorevole al via libera centrista, e il segretario Follini, che prima resiste e poi acconsente. La partita a scacchi nella maggioranza si gioca su due tavoli paralleli. A via Due Macelli il ministro Calderoli, “ambasciatore” del centro-destra, è impegnato a convincere con tutta la persuasione di cui è capace Follini a dire sì al nuovo testo, quello “alla Toscana”, con le tre soglie di sbarramento e le liste bloccate. Intanto, alla Camera, sono riuniti Fini, Casini e il presidente della commissione affari costituzionali Donato Bruno. Calderoli insiste ma Follini non ne vuole sapere di recedere proprio sulle preferenze. I centristi ne hanno fatto da tempo una bandiera. A metà dell’incontro, però, a via Due Macelli squilla il telefono. È il vicepremier Fini che, con a fianco il presidente della Camera, chiede a Follini di dire sì. E l’accordo arriva. Calderoli esce dalla sede dell’Udc dicendo che «l’accordo tecnico c’è». Pochi minuti dopo Fabrizio Cicchitto sottolinea che c’è addirittura «un accordo politico».