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Armi, dimezzate le licenze per difesa

Criteri più restrittivi per la concessione di armi per difesa personale. La prefettura rilascia sempre meno licenze, circa la metà rispetto a qualche anno fa. Non cambia, invece, il numero di coloro che posseggono un fucile per caccia o per uso sportivo: in provincia si tratta di poco più di 10 mila persone. Negli ultimi anni, dopo il giro di vite voluto nel 2003 dal ministro degli Interni Pisanu, sono state revocati numerosi titoli, circa 100 solo per quanto riguarda le armi lunghe.
Al palazzo del governo arrivano continuamente richieste di rilascio per il porto d’armi. Ma una buona parte si conclude con un diniego. La procedura, infatti, richiede un’attenta valutazione delle effettive esigenze di difesa del richiedente del quale bisogna prendere in considerazione la personalità, l’assenza di alterazioni neurologiche, malattie mentali e dipendenze (da alcol o altro) tali da modificare lo stato psicologico della persona. Una conferma del “giro di vite” arriva dai numeri forniti dalla prefettura e riguardanti le licenze per il porto d’armi per difesa personale. Cinque anni fa, nei primi 7 mesi del 2000, ne sono state concesse 174, mentre nello stesso periodo di quest’anno solo 106. Le autorizzazioni rilasciate dalla questura per gli agenti di vigilanza, invece, non è cambiato di molto. È passato da 4 a 3. Sono oltre cento in più, invece, i rinnovi/rilasci firmati dal funzionario della questura per il porto di fucile, sia per uso sportivo, sia per la caccia. Proprio in quest’ultimo settore – come riferito dal capo dell’ufficio di gabinetto della questura, Giovanni Belmonte – sono stati effettuati decine e decine di controlli. Per infrazioni durante l’attività venatoria, ben cento si sono visti negare il loro permesso per l’anno successivo.
La revoca del porto d’armiscatta automaticamente quando diventa definitiva una sentenza di condanna per i reati di bracconaggio, furto o per altri reati contro la persona. Le verifiche scattano anche nei casi in cui un individuo, con il suo comportamento, ha dato motivo alle autorità di dubitare della propria idoneità all’utilizzo di un’arma.
Ogni cittadino italiano può far richiesta di detenzione d’armi per difesa personale al prefetto per le armi corte (pistole semiautomatiche o revolver), o al questore per quelle lunghe (armi che si imbracciano con due mani, con una canna non inferiore a circa 40-45 centimetri, per esempio fucili da caccia).
Acquisto e detenzione è limitato alle armi comuni da sparo iscritte in un catalogo. Per quelle da guerra il porto o l’acquisto è vietato. Per fare richiesta di porto d’armi occorre aver compiuto 18 anni e non avere precedenti penali. Si può anche far richiesta al questore di un nullaosta per la sola detenzione a casa. Tutte le armi devono essere denunciate e la loro vendita è consentita anche tra privati. (a.r.)