22 agosto 2005 —
pagina 02
sezione:
Gorizia
COLONIA. In almeno un milione alla messa conclusiva della XX Giornata mondiale della gioventù, una definizione di «storica» applicata alla visita alla sinagoga di Colonia, larga attenzione alle parole contro il terrorismo nellincontro con gli islamici. Era guardato e temuto come una sfida, con limproponibile paragone con Giovanni Paolo II, ma si conclude con un innegabile successo il bilancio del primo viaggio fuori dItalia di Benedetto XVI. Papa Ratzinger vi ha messo il suo carattere mite e riservato, non ha voluto «imitare» le ole del suo predecessore con i ragazzi, e questo è stato apprezzato; ha improvvisato pochissimo, ma i suoi interventi erano tutti molto preparati e pesati, molto belli da ascoltare e più ancora da leggere. Ai giovani ha parlato un pò da docente, ha spiegato. Nelle altre occasioni ha esposto il suo pensiero da grande teologo, andando al cuore del problema. Anche se in quello scendere piano dallaltare, alla fine della messa, fermandosi, sorridente, ogni pochi passi a salutare e benedire i giovani è sembrato sciogliersi.
Così, centrale, fin dalla prima giornata del suo viaggio è stato linvito ai giovani a cercare nella fede qualcosa capace di dare senso alla propria vita e quindi di lasciare a Dio la possibilità di parlare loro. Discorso rivolto a credenti e «lontani». Tema che ha man mano ampliato fino alle esplicitazioni fatte durante la grande veglia di sabato sera e la messa conclusiva di ieri mattina. La «vera rivoluzione», i «veri» riformatori del mondo non sono state le ideologie, che assolutizzando ciò che non è assoluto si sono a volte trasformate in regimi oppressivi, ma Dio e i suoi santi, autori di quella «trasformazione» che ha fatto diventare amore la violenza e vita la morte. E se oggi da un lato si assiste alla emarginazione di Dio, per la quale sembra che ognuno possa autorealizzarsi, dall«altro cè un desiderio di religione divenuto consumismo religioso, che ha dato vita alla fede «fai-da-te». Ai giovani ha invece proposto la via che passa per il riconoscimento di Dio come nostra vera misura, la cui norma accettiamo di seguire. «Significa che libertà non vuol dire godersi la vita, ritenersi assolutamente autonomi, ma orientarsi secondo la misura della verità e del bene, per diventare in tal modo noi stessi veri e buoni». Anche la domenica, trasformata in momento di solo riposo, conservi il suo spazio per Dio, altrimenti essa rimane «vuota». Cè alla fine, nel messaggio di Benedetto XVI, un appello missionario rivolto ai giovani. «Siate le sentinelle del mattino» aveva chiesto loro, a Roma, Giovanni Paolo II nella Giornata del 2000; voi che volete cambiare il mondo, «portate altri a Gesù» è il mandato affidato da Benedetto XVI nel cuore della vecchia Europa da evangelizzare di nuovo. Il prossimo appuntamento, tra tre anni, nel 2008, sarà a Sydney, in Australia, nel continente più scristianizzato.
Accanto, i due appuntamenti con ebrei e musulmani. Diciannove anni dopo la prima volta di un Papa in un tempio ebraico, stavolta era la prima volta di un Papa tedesco in una sinagoga incendiata dai nazisti. Lincontro arrivava inoltre dopo le polemiche israeliane per un presunto silenzio di Ratzinger sul terrorismo antisraeliano. Cattolici ed ebrei, è stata la sua affermazione, debbono conoscersi meglio, rispettarsi e amarsi». È stata lunica, significativa, parola che Benedetto XVI ha aggiunto, a braccio, al discorso preparato, nel quale, oltre a ribadire la sua volontà di continuare a migliorare i rapporti con gli ebrei, si è detto preoccupato per il rinascente antisemitismo, contro il quale ha schierato la Chiesa.
Lincontro, poi, con gli esponenti della comunità musulmana in Germania ha consentito a Benedetto XVI di denunciare il rischio delle «tenebre di una nuova barbarie», che minaccia il mondo, se contro il terrorismo non si ascolta e non si diffonde il messaggio che la dignità della persona e la difesa dei diritti che da tale dignità scaturiscono debbono essere lo scopo di ogni progetto sociale. Benedetto XVI ha escluso scontri di civiltà.