Erede di una famiglia che ha oltre mille anni

di MARIO BLASONI

La sua famiglia ha avuto per culla il Patriarcato di Aquileia, è arrivata all'apice durante il Sacro Romano Impero e sotto Venezia aveva seggio e voce nel Parlamento della Piccola Patria. Ma allo stesso tempo si è diramata nel Goriziano e in Austria. E nel 1970 ha festeggiato mille anni di storia. La contessa Nicoletta d'Attimis di Santa Croce è l'erede friulana degli Attimis, o Attems nella versione austriaca e tedesca. Un casato le cui prime notizie giunsero, appunto, in Friuli, dalla Franconia, nel 970. Nata a Trieste, Nicoletta è vissuta a lungo a Udine, dove risiede tuttora nella zona di Chiavris, dopo aver trascorso i primissimi anni della sua vita nel castello del paese di cui porta il nome, distrutto nel 1944 da un incendio appiccato dai nazisti per rappresaglia. Ma lo stemma del Tridente - dal 1649 inquartato con l'aquila bicipite della Franconia delle origini - compare su prestigiosi palazzi e ville: a Gorizia (è l'attuale sede del municipio), a Graz, Spittal, Cordovado, Fiumicello, Aiello... «E nel centro termale di Roganska, in una piazzetta, c'è il busto di un nostro antenato!».
Nicoletta è figlia del conte Arbeno d'Attimis (1895-1981), personaggio di spicco nella storia del Novecento: eroe della Grande Guerra (tenente di cavalleria, sbarcato segretamente nel Friuli invaso dopo Caporetto, assieme al parigrado Max di Montegnacco, è stato un antesignano degli 007 e ha organizzato l'insurrezione di Udine nei primi giorni di novembre 1918), è stato poi podestà del capoluogo friulano e presidente della Cassa di risparmio, aiutando molta gente negli anni difficili della seconda guerra e della nuova occupazione tedesca. Figlio di Odorico Francesco d'Attimis e della greca Irene de Valdacca, secondogenito di tre maschi e tre femmine, Arbeno ha sposato, nel 1939, Hilde Ziegler, di Hoffenbach am Main (Francoforte). Nicoletta, quindi, si considera «di sangue per metà tedesco, avendo avuto due nonni germanici, per un quarto greco e un quarto italiano considerando i nonni paterni».
Nel salotto della villa in cui abita dal '97, nella zona di Chiavris, spicca, imponente, il ritratto della bisnonna Giuseppina di Demetrio, madre di Irene: «Alta, solenne, vestita di nero...» quasi fosse evocata dai famosi versi carducciani. La famiglia d'Attimis, dopo le traversie della guerra (sfuggita all'incendio del castello, ospitata dagli amici di Prampero a Tavagnacco e dai Tacoli a Modotto) si è stabilita a Udine in una delle case a schiera quasi ante litteram realizzate da Ermes Midena in via di Toppo («una zona allora bella e tranquilla, senza gli attuali palazzoni, e con due bei parchi: da un lato il Rizzani, a fianco del Toppo, e dall'altro quello, tuttora esistente, su via San Daniele, dove allora c'era la stazioncina del tram»). Dopo il liceo Stellini, la contessa Nicoletta ha frequentato Filosofia a Trieste, ma non è arrivata, per soli due esami, alla laurea. Poi si è messa a insegnare («per comperare la macchina - mio padre era contrario - coi miei guadagni: ho preso la 500, una delle primissine, a rate!»): ha fatto supplenze alle magistrali di San Pietro al Natisone, alle medie di San Daniele e Valvasone. Ha avuto un primo matrimonio e, otto anni dopo, dalle seconde nozze con Piero Busolini, noto operatore commerciale nel settore del caffè, è nato il suo unico figlio, Piernicola, oggi trentenne, che ha ottenuto di poter portare - e lo fa con orgoglio - il doppio cognome d'Attimis Busolini. Le memorie di famiglia sono quindi ben custodite.
Molte pubblicazioni raccontano la storia degli Attems-Attimis e le avventure di Arbeno e Max nel 1918, travestiti da contadini e inseguiti dalla polizia austriaca da Marano a San Giorgio, da Udine ad Attimis. Fra tanti documenti e cimeli, Nicoletta e Piernicola mostrano un manoscritto datato 6 settembre 1630: è l'atto con il quale l'imperatore Ferdinando II assegna il diploma di conti del Sacro Romano Impero agli Attems, riconosciuti anche «baroni di Santa Croce e liberi signori di Lucinico, Podgora, Tanzenberg e Petzenstein». Notizie, ovviamente, ribadite nel Libro d'oro della nobiltà italiana, dell'Istituto araldico di Roma, che a questa illustre dinasty friulana dedica due pagine fitte di nomi, luoghi, date. Andando a ritroso nei secoli, nel 1106 troviamo un cavaliere Corrado che sposa la sorella del principe-vescovo di Salisburgo, Bertoldo: questi dona agli sposi «Castrum unum infra Comitatus Forijulii et iacet ad locum qui dicitur Attens». Nel 1147 un Voldarico de Attens diventa marchese di Toscana e cede il suo feudo di Attimis al patriarca d'Aquileia che, a sua volta, lo destina ai fratelli Enrico e Arbeno d'Attens i cui discendenti ne rimasero ininterrottamente in possesso feudale. Nel 1469 troviamo un Federico d'Attems (l'attuale denominazione di Attimis nasce dopo il 1500) cancelliere alla corte del Conte di Gorizia; suo figlio Girolamo nel 1533 fu commissario imperiale al Concilio di Trento e suo nipote Jacob Adam capitano della fortezza di Gradisca. Arriviamo così al figlio di Jacob, Ermanno (1564-1611) pure capitano a Gradisca e poi ambasciatore. Quasi vent'anni dopo la sua morte, appunto nel 1630, l'imperatore Ferdinando concesse ai suoi figli il titolo di conti del Sacro Romano Impero. Il primogenito, Johann Friedrich, stabilì la sede fissa della famiglia nel castello di Santa Croce, nella valle del Vipacco (oggi in Slovenia), tra le cui mura crebbero otto generazioni di Attems. E poi ci sono i rami di Thedrasburg vicino a Vienna, Lucinico, Graz, Petzenstein...
Custode, con la madre, delle tradizioni di famiglia, Piernicola d'Attimis Busolini - che porta non soltanto i cognomi, ma anche entrambi i nomi dei genitori - prosegue l'attività del padre nel settore del caffè. Anche la contessa Nicoletta si era lasciata un po' contagiare dal nuovo corso familiare («commercializzavo grappe di Picolit»). Adesso però si limita a fare la «pensionata» e si gode la tranquillità della bella casa di via Pace (nomen omen, direbbero i latini!) tra memorie di secoli. Alle pareti, i quadri del pittore Sandro del Torso e di altri autori tedeschi e triestini illustrano ville, torri e castelli della dinastia (in primis il maniero di Attimis, le cui rovine oggi fanno da sfondo alla sagra delle fragole e dei lamponi...). Animano pure la casa le due inseparabili cagnette tredicenni, la dalmata Kira e la bassottina tedesca Trudi. Ma c'è anche, ultima arrivata, una tenerissima gatta persiana, Perla, di appena due mesi, regalo del figlio.
E' cambiato, oggi, il mondo della nobiltà? «Molto, rispetto all'anteguerra. Era un mondo chiuso, privilegiato. Eravamo tutti un po' imparentati tra noi. Ci frequentiamo ancora (spesso ci conosciamo da bambini), ma siamo sempre meno: le vecchie generazioni vanno assottigliandosi». Nel 1970, come si è accennato, gli Attimis hanno festeggiato il primo millennio della storia di famiglia: «Dopo la messa solenne in chiesa, siamo andati in visita alle rovine del castello di Santa Croce. Ma ci sono anche gli incontri con i rami austriaci, le Familientag (feste della Famiglia): l'ultima è stata nel 1993, la prossima dovrebbe tenersi presto, probabilmente a Vienna».