Dagli Appennini a Zappa

SPILIMBERGO. Dall'Appennino pistoiese al Grand Wazoo: due performances molto diverse fra loro ma entrambe straordinarie per vis comunicativa, intelligenza, vitalità e originalità hanno caratterizzato la prima animata serata di Folkest in Festa, che ha trasformato il centro in una vera e propria città della musica.
In piazza del Duomo, alle 21.45, al Maestro Riccardo Tesi, presente a Folkest sin dalla prima edizione del '79 quando accompagnò con il suo organetto la grande interprete folk toscana Caterina Bueno, Andrea Del Favero, Roberto Sacchi (direttore del periodico Folk Bulletin) e Angelico Piva (decano degli organettisti friulani) hanno consegnato l'ambito premio Folkest alla carriera, attribuito in passato a nomi come Ian Anderson dei Jethro Tull, Carlos Nuñez e altri. «Riccardo – ha sottolineato Sacchi – è legato a Folkest e al Friuli non soltanto dalla musica ma anche da un sincero e profondo affetto». È così. Tesi «è di casa» in quello che ha definito «il più importante e bel festival etnici d'Italia e oltre».
Con uno straordinario gruppo di collaboratori provenienti da zone disparate d'Italia, Riccardo Cuor di Leoneha ammaliato il pubblico grazie al progetto (che è anche uno stupendo album) Acqua, foco e vento, un'ora e mezzo di folk «pistoiese» trasformato da Tesi in musica senza frontiere grazie a un intelligente inserimento di strumenti non folk come i sassofoni, le tastiere e altri ancora. Quando la tradizione diviene bellissima attualità: nei canti popolari scelti da Tesi e dal grande Maurizio Gori, alla chitarra e voce, le tematiche sono spesso attualissime, come il problema dell'emigrazione e dello sfruttamento nel mondo del lavoro. La canzone più affascinante, La ballata del Carbonaro, narra infatti di una vita di stenti lontano dalla madreterra, a lavorare in Lazio, Sardegna e Maremma. Il progetto trae ispirazione dal fare musica di Caterina Bueno, della quale è stata proposta un'intensa ballata sociale con sonorità folk e jazz.
Bravissimi Riccardo, Maurizio Gori, l'effervescente Nando Citarella, partenopeo, alla voce travolgente e alle percussioni, Mauro Palmas, sardo, alla mandola, Anna Granata, stupenda cantante, Damiano Politi al violoncello, Daniele Marcarelli al contrabbasso, Valerio Carboni a vari tipi di sax. L'amalgama del gruppo è perfetto, il canto spesso a cappella e con inserti simil-yodler appenninico, affascinante. Gran finale con un filastrocca ad hoc per presentare in rima i musicisti e una quasi tammurriatacondotta da Citarella con voce debordante.
Geniale anche il Tributo a Frank Zappadi Glauco Venier, proposto davanti a una gran folla in piazza Garibaldi: una sorpresa, pur conoscendo le eccezionali doti di arrangiatore, band-leader e strumentista del Nostro, che, grazie a un lungo lavoro guidato da una passione infinita per l'arte di zioFrank, è riuscito a riproporre tanti brani da lui griffati restando fedele allo spirito primigenio ma al contempo sottolineandone la chiave jazz secondo il suo sentire e quello dell'ottima band, composta dai suoi ex allievi e nomi noti del jazz internazionale: lo straordinario Klaus Gesing al sax soprano e clarinetto, uno che anche Zappa avrebbe scelto senza pensarci, Riccardo Chiarion alla chitarra, che è riuscito alla grande nel difficile compito di essere personale nel suono non dimenticando la lezione di Frank, Mirko Cisilino alla tromba, Marcello Aiulli e Alberto Vinello ai sax tenori, Federica Santi alla voce, Gabriele Rampogna al vibrafono e marimba, Yuri Gloubev al contrabbasso e il dinamico Luca Colussi alla batteria.
Stupendo il repertorio, per lo più risalente alla prima metà dei '70, ovvero le composizioni più jazzistiche di Zappa, quella modellabili. Glauco è stato grande tastierista, da non far rimpiangere il George Duke zappiano, e direttore di progetto attento e entusiasta. I brani più belli? The Grand Wazoodall'omonimo album del '72, King Kongdall'omonimo disco del '69 con Jean Luc Ponty, The Black Napkinsda Zoot alluresdel '76, Zombie Woofda Over-nite sensation('73) e Hot plate Heaven at the Green Hotel, da Broadway the hardway(1988). Un progetto che merita di girare l'Italia, l'Europa e il Mondo per l'altissimo livello qualitativo e la grande intelligenza di tutti i componenti. Stellare!
Giuliano Almerigogna