ARCHIVIO Messaggero Veneto dal 2003

Caso Kariuki, Brugnera in regola

BRUGNERA. Della breve permanenza in Italia Jane Kariuki non serberà un buon ricordo. E questo anche se in poco più di un mese di attività la trentenne maratoneta keniana ha collezionato vittorie e piazzamenti che farebbero invidia a tanti atleti votati come lei alle corse sulle lunghe distanze. E’ stata infatti protagonista di una storia a tratti esaltante, ma dall’epilogo triste. Esaltante come le vittorie sportive conquistate a Bolzano, Brugnera, Merano, Teramo e Fano. Triste a causa del mancato godimento dei frutti delle sue fatiche e, ancor più, per il soggiorno obbligato al centro di permanenza temporanea di Ragusa in attesa del forzato rimpatrio. Le vicende della “campionessa clandestina” riportate ieri da un noto quotidiano sportivo nazionale hanno destato molto scalpore anche nella Destra Tagliamento. In molti, infatti, ricordano la sua netta vittoria alla mezza maratona di Brugnera disputata lo scorso 17 aprile, quando giunse prima con il tempo di un’ora 12’33’’, staccando di oltre 5 minuti l’italiana Simona Viola e stabilendo il nuovo record della manifestazione. «Un tempo da campionato mondiale», affermò allora Ezio Rover, presente in veste di assessore allo Sport del Comune oltre che di responsabile tecnico dell’Atletica Brugnera e di organizzatore della gara.
Che reazioni ha avuto leggendo delle vicende di Jane Kariuki? Salvo smentite, parrebbe che l’atleta anche a Brugnera avesse gareggiato senza avere le carte in regola...
«Come responsabile della maratonina debbo ricordare che non rientra nei compiti dell’organizzazione controllare la veridicità dei dati riportati nei moduli di iscrizione e nei tesserini degli atleti. Questo spetta al giudice arbitro. D’altro canto, bisogna anche dire che è impensabile che il giudice possa verificare 700 tesserini nelle poche ore che precedono la partenza».
Come è avvenuta l’iscrizione della maratoneta keniana?
«Tutto si è svolto nella massima regolarità. Nel caso specifico, l’Atletica Brugnera ha ricevuto la richiesta di iscrizione inviata da Gerardo Veronese, un procuratore regolarmente iscritto all’albo Fidal dei procuratori, a noi noto per aver proposto altri atleti nelle passate edizioni della maratonina. L’iscrizione riguardava non soltanto Jane Kariuki, ma anche altri quattro atleti keniani: Waitaka Frashia e Sally Lagat (quarta e sesta al traguardo) e Kipkering Koech e Gthuca Enry (giunti terzo e quarto)».
E i compensi?
«Innanzi tutto con il procuratore non è stato pattuito alcun ingaggio. L’organizzazione ha semplicemente pagato il pernottamento al Ca’ Brugnera dei cinque atleti e si è fatta carico del costo del biglietto del treno. Alla Kariuki sono stati corrisposti 360 euro per la vittoria e 100 euro per il nuovo record. Il tutto con due distinti assegni, consegnati, come da accordi col procuratore, nelle mani di Kipkering Koech, l’unico dei cinque che intende l’italiano. Come si vede, da parte nostra è tutto trasparente».
E la “scoperta” della mancanza del permesso di soggiorno?
«Questo mi ha sorpreso perché per essere tesserati con una società sportiva italiana (e la Kariuki a Brugnera gareggiava per l’Atletica Locorotondo di Bari) bisogna avere un permesso di soggiorno per lavoro subordinato/sport. Così impone lo statuto del Coni».
Luca Ros