I PRIMI SEGNALI DI CRISI NEL 2000

La crisi della 'nuova" Seleco inizia a delinearsi nel 2000, a due anni dall'acquisizione dell'azienda dal fallimento da parte della famiglia Formenti. Il dumping dei produttori turchi, la feroce concorrenza sui mercati mondiali impediscono di portare a termine il piano occupazionale. L'anno successivo scatta la cassa integrazione, ma la proprietà prepara un piano di rilancio e annuncia investimenti in ricerca e sviluppo. Le contromosse, però, non risultano sufficienti, il trend non si inverte, e nel 2003 la Seleco affronta la crisi: individua 60 esuberi a Vallenoncello mentre riconverte, attraverso un patto d'area, il sito di Sessa Aurunca. Il patto, però, langue per oltre un anno in attesa del placet del Cipe, mentre l'azienda continua a navigare in acque difficili. Si delineano trattative di cessione che, però, non vanno in porto. Il 2 novembre 2004 la famiglia Formenti annuncia l'avvio della procedura di liquidazione che, nel dicembre, si trasforma in richiesta di ammissione alla legge Prodi. Il tribunale di Monza nomina un commissario che si dichiara intenzionato a rilanciare l'azienda in attesa di una cessione delle attività.