Addio a Mario Luzi, Nobel mancato

«Mario Luzi, grande poeta e senatore a vita, si è spento stamani nella sua casa fiorentina. È una gravissima perdita per la città e per l'Italia. Siamo profondamente addolorati». Così, ieri, il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, incaricato dalla famiglia Luzi di annunciare la scomparsa di colui che è stato un protagonista del Novecento culturale italiano. La morte lo ha colto, a 90 anni da poco compiuti – il 20 ottobre scorso, dopo la nomina, il 14, a senatore a vita da parte del presidente Ciampi –, al mattino, nella sua casa fiorentina, mentre era ancora a letto, probabilmente colpito da infarto. «Aveva sempre temuto il dolore — ha detto il figlio Gianni – e grazie a Dio è morto senza soffrire» La camera ardente, per l'ultimo omaggio, sarà allestita oggi in Palazzo Vecchio a Firenze, mentre le esequie saranno celebrate domani in Santa Maria del Fiore dal cardinale Ennio Antonelli.
Unamine il cordoglio, accompagnato dal rimpianto per un apprezzamento ufficiale che è stato certo inferiore alla statura altissima di Luzi intellettuale e poeta. E il pensiero va naturalmente al premio Nobel mai ricevuto. «È stata un'ingiustizia. Come Accademia della Crusca lo avevamo segnalato due volte, con piena convinzione». A parlare è il presidente della stessa Accademia, il professor Francesco Sabatini, che precisa: «Non vogliamo certo erigerci a giudici dell'Accademia di Stoccolma, ma è un'ingiustizia che quel riconoscimento gli sia mancato. È stato uno dei maggiori poeti italiani del '900, che ha saputo parlare pienamente anche nei primi anni del nuovo millennio». «L'Accademia – afferma – si onora di averlo avuto, sia pure per poco tempo, fra i suoi accademici, un riconoscimento pieno all'opera del poeta e al grande artefice della lingua». Luzi era entrato a far parte due anni fa dell'antica istituzione fiorentina (risale al 1583) custode della lingua italiana. Con la sua elezione la Crusca aveva rinnovato un tradizionale legame con scrittori e poeti creatori e interpreti della lingua. Prima di Luzi il prestigioso riconoscimento era stato assegnato a Leopardi, Manzoni, Monti, Giusti, Carducci, D'Annunzio e Bacchelli. «Di Luzi – dice Sabatini – conserviamo un ricordo vivissimo anche per l'orazione Pensieri sulla lingua, pronunciata il giorno in cui è entrato in Accademia, il 9 giugno 2003». Un discorso che la Crusca ha raccolto in un testo: «Lo «conserviamo e diffondiamo come una delle testimonianze più alte degli scrittori italiani sulla nostra lingua. C'è in particolare un passaggio di quell'orazione – spiega il presidente – che ricordiamo con particolare debito ed è questo: 'Avere una lingua, ma anche essere avuti da lei. Il suo fondamento, il suo criterio organico di sviluppo non ti lasciano solo di fronte al paragone sempre nuovo con le cose, ti orientano, ti sostengono. La lingua è dentro di te, tu sei tra le sue braccia". Fino all'ultimo Luzi ci ha dato una testimonianza della sua attenzione, della sua vivissima sensibilità per i fatti della cultura».
La morte improvvisa di Luzi ha interrotto anche i preparativi per le giornate che ogni anno Pienza dedicava a lui e alla sua opera, solitamente in estate. Le date erano già state fissate, il 30 e il 31 luglio, e l'iniziativa avrebbe compreso, tra l'altro, una celebrazione dei 70 anni de La barca. Il tesoro di Mario Luzi, oltre 10.000 volumi dagli anni 30 a oggi conservati nella sua biblioteca, più parte del suo archivio personale di studioso, è infatti custodito a Pienza (capolavoro di progettazione urbanistica del '400, voluta da Pio II e realizzata da Bernardo Rossellino, ora con circa 2200 abitanti) dal Centro studi La Barca, che prende il nome dalla prima raccolta poetica del 1935. Istituito nel 1999, in seguito alla donazione dell'immenso patrimonio (in gran parte da catalogare) fatto da Luzi a Pienza, che ne era cittadino onorario, il Centro diventerà giocoforza il punto di riferimento assoluto per chiunque voglia studiare l'opera di Luzi, nonché il punto focale della sua memoria.