Ciampi e il vescovo pregano insieme

«Pordenone cammini con fiducia guardando avanti e in alto, superando i confini dei particolarismi». E' questo l'auspicio che il presidente della Repubblica ha rivolto alla città uscendo dalla visita nel duomo-concattedrale di San Marco, prima di ritirarsi in udienza privata con il vescovo monsignor Ovidio Poletto. E' stata la 'Fanfare e corus" di Dietrich Buxtehude, suonata con l'organo del 1749 dal maestro Andrea Tomasi, ad accogliere in duomo Carlo Azeglio Ciampi. Il capo dello Stato è giunto, a piedi, dalla loggia del municipio alla scalinata del duomo, dove ad attenderlo c'erano il vescovo monsignor Ovidio Poletto e il parroco monsignor Giuseppe Romanin. La visita in duomo è durata una decina di minuti, il successivo incontro privato con il vescovo 21 minuti. Due appuntamenti, come previsto, a porte chiuse. Al primo hanno partecipato anche i nove consiglieri di Stato e le autorità, al secondo no, è stato un 'tu per tu" tra monsignor Poletto e il capo dello Stato.
Porte chiuse dell'edificio sacro dalle 9 in poi, ovvero dalla conclusione della messa del mattino. Dalle 10 a mezzogiorno, infatti, il tempio sacro è stato scandagliato metro per metro da due artificieri e da quattro carabinieri con l'ausilio di un'unità cinofila. Il presidente della Repubblica è stato accolto dal suono dell'organo realizzato dal dalmata Pietro Nacchini e restaurato proprio lo scorso anno. Ristretto il gruppo di sacerdoti che hanno accolto Ciampi assieme al vescovo davanti all'altare maggiore, a partire dal Capitolo dei canonici, una sorta di 'senato diocesano", e dai vicari episcopali, un organismo composto dal vicario generale monsignor Basilio Danelon, dal decano del 'Senatus episcopi" monsignor Sante Boscariol, da monsignor Antonio Bianchetti, monsignor Antonio Tessari, monsignor Ferruccio Sutto, monsignor Sergio Zatti e il parroco della parrocchia di San Giorgio don Vittorino Menaldo, rappresentante, con monsignor Romanin, delle due parrocchie più grandi della città. Assieme a loro, anche il direttore della Casa dello studente monsignor Luciano Padovese, monsignor Bruno Fabio Pighin, il rettore del seminario monsignor Otello Quaia, monsignor Cesare Del Zotto, il direttore del settimanale Il Popolo don Bruno Cescon, monsignor Fermo Querin, don Ettore Aprilis, don Remigio Clozza e il segretario particolare del vescovo don Alessandro Tracanelli.
A fare da 'cicerone", all'interno della chiesa, il presidente dell'Accademia San Marco Paolo Goi che ha illustrato al presidente della Repubblica la storia del duomo dalla nascita (tredicesimo secolo) al conferimento del titolo marciano acquisito molto prima della basilica di Venezia. Che cosa ha osservato il capo dello Stato con particolare attenzione? L'affresco 'San Girolamo" del Tintoretto, le tre opere del Pordenone (due pale e un affresco), il Fogolino, la cappella Mantica, il Gentile da Fabriano e la cappella dei Santi Giovanni e Paolo. Una visita che si è protratta per cinque minuti, all'inizio della quale Ciampi si è raccolto in preghiera ascoltando la colletta letta da monsignor Poletto, con la quale sono state augurate al presidente della Repubblica salute, prosperità e aiuto nell'alta missione di servizio al popolo di Dio. Ciampi è uscito dalla porta laterale del duomo sulle note del 'Tema e variazioni" di Haendel, ma prima ha salutato tutti i presenti, compresi il coordinatore del consiglio pastorale Arturo Busetto, l'economo Narciso Monticco e i due 'sacrestani" Alfeo Romanin e Ruggero Brunettin, e ha dato un ultimo sguardo alla chiesa esclamando: «Che bello e spazioso questo duomo!». Si è inoltre informato anche su eventuali danni subiti dal tempio a causa del terremoto del 1976.
Ciampi è quindi entrato nella sala di rappresentanza della canonica della parrocchia di San Marco, dove si è ritirato assieme al vescovo dalle 12.30 alle 12.51. Un'udienza a porte chiuse della quale naturalmente non sono stati resi noti i contenuti. La saletta era stata predisposta con un divano e due poltrone color porpora stile veneziano: sul divano si è seduto il presule, su una poltrona il presidente, mentre l'altra, predisposta per donna Franca, è rimasta vuota. Ciampi e monsignor Poletto hanno cominciato il colloquio dalla salute del Pontefice (Ciampi ha confermato che il Papa aveva trascorso una notte tranquilla), auspicandone una pronta guarigione, che gli permetta anche di essere il 29 aprile ospite al Quirinale, e hanno parlato di «tutte le realtà nelle quali la Chiesa provinciale opera con le sue strutture di assistenza e in particolare a favore dei giovani». Inoltre il presule ha sottolineato a Ciampi «la positiva e felice integrazione con un'immigrazione extracomunitaria particolarmente numerosa e in continua crescita». Che impressione ne ha tratto il vescovo? «Il presidente della Repubblica — ha detto — mi è parso un uomo che si dedica totalmente e al di sopra delle parti a ciò che intuisce essere la strada che apre le porte al futuro. Una progettualità volta al superamento dei confini e dei particolarismi». La visita si è conclusa pochi minuti prima delle 13.
Enri Lisetto