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Luzzato: «Europa esempio di tolleranza»

A conclusione del ciclo di incontri dedicato ai Teatri della Memoria, l'Istituto Friulano per la storia del movimento di Liberazione e il Teatro Club, hanno chiesto ad Amos Luzzato, presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche italiane, un contributo sul tema: “Tolleranza e convivenza”.
All'incontro, avvenuto ieri pomeriggio nella sala del Parlamento del Castello di Udine sono intervenuti, accanto allo stesso Luzzato, il vicesindaco della città Enzo Martines, l'assessore regionale alla cultura Roberto Antonaz, Angela Felice del Teatro Club e Alberto Gugoli dell'Istituto friulano per la storia del movimento di Liberazione. Portando il saluto della città, Martines ha collegato i temi trattati da Luzzato con la necessità di una maggiore riflessione sui temi della convivenza democratica all'interno dell'intera comunità. Affermazioni rafforzate dall'assessore regionale Antonaz per il quale tolleranza e convivenza possono essere sconfitte a partire dal dibattito, dalla conoscenza e da un approfondimento storico equilibrato e trasparente. Angela Felice introducendo l'incontro ha anche tirato le somme dell'iniziativa, augurandosi che il ricordo agisca non solo come fenomeno mnemonico, ma anche come monito e come spiraglio di speranza che può portare ad un miglioramento collettivo per tutte le generazioni. Amos Luzzato ha iniziato la sua prolusione ricordando che da tempo si batte per l'accantonamento della parola “tolleranza”. «Anche perché - ha affermato il presidente dell'Unione delle comunità ebraiche italiane - se tollero qualcuno significa già che non lo sopporto, che mi sta antipatico. Quindi, fondo in un modo negativo il rapporto con l'altro. È per questo che preferisco l'uso della parola cittadinanza». A partire da questo Luzzato ha analizzato le caratteristiche del concetto di intolleranza, proprio per spiegare, in modo positivo, tutto ciò che, a suo parere, la parola tolleranza non riesce a dire. «L'intolleranza si fonda sul sospetto - ha affermato Luzzato - e di chi si sospetta per primo? Istintivamente dello straniero, perché parla una lingua che non capiamo, per i suoi costumi, per l'organizzazione sociale e familiare, per il modo di esprimere socialmente i costumi religiosi: tutti elementi che generano diffidenza». Il confine fra tolleranza e intolleranza è un confine labile, e mobile, ha affermato Luzzato, che spesso dipende dal contingente. Cosa che può indurre comportamenti violenti all'interno della società, anche a partire da situazioni di quotidiana relazione fra individui. «L'intolleranza - ha continuato Luzzato - va bandita principalmente come decisione ufficiale. Contemporaneamente occorre trasformare la tolleranza in un comune sentire condiviso, ricordando che essa è, comunque, solo un parziale antidoto all'intolleranza».
Lo sviluppo di un modo universale di affrontare i problemi della convivenza e della condivisione è uno dei problemi fondamentali sui quali l'intera collettività deve fare dei passi avanti: «chi stabilisce i rapporti fra i valori? Solo il confrontarsi con principi di valore attuato all'interno di una comunità può trasferire al singolo gli strumenti per affrontare la lettura dei valori condivisi».
Il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche, ha continuato il suo intervento, analizzando la tolleranza in rapporto alle comunità etniche e religiose che, oggi, devono confrontarsi con le dinamiche della globalizzazione. «È chiaro che il loro destino non è obbligato e che l'integrazione può anche portare alla scomparsa di alcuni gruppi: questo, però, sviluppa elementi di violenza che non possono essere sottovalutati». Il gruppo etnico allora può chiudersi in sé stesso, mantenendo le proprie caratteristiche culturali e provocando una vera e propria ghettizzazione che porta, naturalmente, a far emergere gli elementi più estremistici, naturalmente utilizzatori della violenza». Per Luzzato l'annullamento attraverso l'integrazione del gruppo o la sua sopravvivenza tramite ghettizzazione, sono fenomeni che non rientrano nel concetto di tolleranza. «A mio avviso - ha affermato lo studioso - in questo momento la novità è rappresentata dall'Europa: una vera e propria confederazione di differenze. L'Europa deve utilizzare le proprie minoranze come un sistema di collegamento fra le sue comunità. A partire da questo, il concetto del “posto” che ognuno deve occupare, può giungere ad identificarsi con lo stesso concetto di identità». L'identità, nel pensiero di Luzzato, non è un concetto elementare: a partire dalla sua continua evoluzione, personale, culturale e sociale. L'identità è un composto di caratteristiche congenite, frutto di un passato di rapporti personali, con la società, di scontri e confronti. Tutte le sue componenti non possono e non devono essere cancellate: hanno diritto di cittadinanza. «Dobbiano fare tesoro delle esperienze e delle differenze di ogni comunità diversa dalla nostra - ha concluso Luzzato. Questo non può che portare all'arricchimento della persona e di conseguenza dell'intera comunità».
Alessandro Montello