Intervista al pianeta: parla la Terra maltratta e sull'orlo di una crisi di...

Spesso mi sono chiesta cosa potrebbero rispondere una montagna, un bosco, un angolino d'oceano... se qualcuno - per magia in una lingua comprensibile al pianeta - potesse intervistarli. Così ho provato ad immaginare riposte a ipotetiche domande tanto scontate quanto allarmanti e ho provato ad offrire al mare, alle montagne, ai boschi la mia voce.
Sicuramente vorrebbero descrivermi i milioni di anni che hanno vissuto, come è cambiato il mondo, le loro aspettative rispetto a quando sulla terra non era ancora comparso l'uomo, oppure come è cambiato il loro aspetto.
Poi inizierebbero a raccontare quanto oggi soffrano, dei danni fisici e morali che noi esseri umani procuriamo loro. Avrebbero tutto il diritto di farlo!
La montagna parlerebbe dello sterminio dei suoi fratelli alberi e di come ora senza di loro si senta più debole, sul punto di crollare. A peggiorare la loro situazione c'è ora la pioggia non più pura ma acida che porta via la terra aumentando la deforestazione!
Nei boschi gli alberi più vecchi sono certa lamenterebbero "l'odore della morte" che sentono sopraggiungere sempre più velocemente.
Fra di loro c'è chi preferirebbe morire lentamente, ucciso dall'inquinamento, pur di vedere ancora un po' di questo mondo e chi invece preferirebbe essere tagliato e avere una morte veloce poiché non reggerebbe ulteriore sofferenza.
Altri continuano a sperare che le nuvole sporche se ne vadano, che la pioggia torni ad essere come una volta e non bruci le loro foglie e che gli umani se ne stiano più lontani possibile, tenendo a casa i loro infernali macchinari. Vecchi alberi preoccupati per loro e per i loro figli e fratelli minori, che avendo capito come va il mondo non si sforzano neanche di crescere nella loro forza e robustezza ma, avviliti, si lasciano morire.
Gli animali, abitanti di queste tristi foreste, non si lascerebbero neanche avvicinare per rilasciare la loro intervista, però si sa che l'incubo che più li assilla è la caccia. Per non parlare della loro frustrazione nel doversi cercare continuamente nuove tane e rifugi, giacché le loro vecchie abitazioni o sono andate distrutte o non sono più in un luogo sicuro.
I laghi e i fiumi probabilmente si agiterebbero parlando degli scarichi che rendono le loro acque torbide, dei nitrati e fosfati che causano quotidianamente il soffocamento dei loro amici pesci aumentando l'eutroficazione.
L'eutroficazione avviene quando nitrati e fosfati provocano l'eccessiva crescita delle alghe che, quando muoiono, si depositano sul fondo dove i batteri le decompongono consumando un'eccessiva quantità di ossigeno.
L'oceano lo immagino così disperato da non riuscire nemmeno ad esprimersi: intanto i suoi tremiti di disperazione causano tsunami.
Cosa avrebbe invece da dire il cielo o meglio l'atmosfera? Lei racconterebbe di quanto le stiano antipatiche le piccole particelle di carbonio e di catrame, il monossido di carbonio o i composti di piombo, insomma tutti quegli inquinanti che ogni giorno produciamo, gli stessi che rovinano anche a noi la salute.
Come potrebbe sentirsi il pianeta, oggetto di questa degradazione?
Probabilmente abbandonato, solo, trascurato. I suoi ospiti non si curano più di lui né lo ringraziano, anzi lo danneggiano senza ricordarsi della sua esistenza, ma lui non si lamenta.
La sua è una presenza silenziosa, tuttavia egli c'è, è vivo ma la speranza, sua unica motivazione per continuare a vivere, potrebbe spegnersi in ogni momento e così anche lui e di conseguenza noi, i suoi ospiti.
Aura Longo
liceo europeo Uccellis