Bruno Fontana testimone diretto nel libro di Pansa

/I/BBICERVIGNANO. /I/BIl libro Prigionieri del silenzio presentato, di recente, in Udine dall'autore Giampaolo Pansa, rende a parte ogni altra considerazione, merito a Bruno Fontana, cervignanese, il quale della vicenda trattata da Pansa aveva gia scritto perché vissuta, in maniera spietata, sulla sua pelle. A pagina 198 del volume di Pansa, l'autore fa dire al suo immaginario interlocutore: Se vuole saperne di più sugli orrori di Bilece posso citarle una testimonianza che forse pochi hanno letto. E' il libro di Bruno Fontana 'La grande truffa", pubblicato a Manzano nel 1995….Fontana era un giovane di Cervignano del Friuli…..il quale attraversò, con il contro-esodo, la frontiera per andare a lavorare in Jugoslavia…..Arrestato, sottoposto a spietate sevizie, condannato a tre anni di lavori forzati…..BROra Fontana, detto Badilin, è un baldo ultrasettantenne, autori di altri volumi ma che dice di sé di non aver scritto libri di storia ma da autodidatta che ha reso concreto un sogno cullato per anni, e ben noto per la sua 'vis polemica". A tal proposito nella presentazione di Cervignano austriaca l'attuale consigliere regionale Mauro Travanut, all'epoca sindaco di Cervignano, scrive: Il libro di Fontana è un unico schioppo di fucile…. E le sue prese di posizione non mancheranno di suscitare critiche ed anatemi…ma ciò non infastidirà l'Autore il quale ama ficcarsi in rovi e gineprai. Ed anche a proposito di Prigionieri del silenzio, Fontana non ha mancato di effettuare alcune sottolineature regolarmente inviate al Pansa. Precisa Fontana che nel libro non si accenna alle motivazioni iniziali che hanno condotto tanta gente a quelle terribili situazioni e tremende esperienze personali. Ma, soprattutto, sottolinea che ai prigionieri del silenzio, il silenzio non fu imposto, ma fu una scelta iniziale poiché chi rientrava in Italia aveva sulla coscienza il peso per aver denunciato, sia pure sotto indicibili torture, genitori, fratelli, amici e voleva solo dimenticare. Erano uomini annientati dalle terribili sofferenze fisiche e psichiche subite.BRUna tragedia, quella singola di Fontana, che va a far parte di quella pur immane e globale, vissuta da famiglie, città, nazioni a partire dal 1939, con l'invasione della Polonia, e fino a ben oltre l'agosto 1945, con le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki.BRAlberto Landi