Leggendo Danilo Kis scrittore per caso tra politica e cultura

di BOZIDAR STANISIC Tranne Danilo Kis, nessuno fra gli autori delle letterature slave del sud tradotti in italiano ,è presente con tre opere pubblicate da Adelphi. I romanzi della trilogia familiare: /I/BBGiardino cenere/I/B, /I/B/I/BBLa clessidra/I/B, /I/B/I/BBI dolori precoci/I/B, offerte ai lettori in un arco ventennale (per cui, a sua volta, Dmitrij, figlio di Nabokov, usò l'aggettivo 'meraviglioso") con altissimo gusto editoriale - a quindici anni dalla scomparsa di Kis ricordano uno dei più importanti autori della letteratura contemporanea europea. Adelphi pubblicherà /I/B/I/BBLa tomba per Boris Davidovic/I/B (già edito da Feltrinelli con il titolo /I/B/I/BBI leoni meccanici/I/B) e /I/B/I/BBHomo poeticus/I/B, una raccolta di saggi.BR/I/BDanilo Kis nacque a Subotica (in Vojvodina ,regione serba) il 22 Febbraio 1935; per caso, diceva lo scrittore, perchè i miei vivevano in Ungheria. Eduard, suo padre, ebreo, era impiegato ferroviario; molto colto, sognava di diventare poeta e mistico. Il suo destino di ebreo errante tragicamente finito ad Auschwitz ispirò Kis nella creazione della figura del protagonista nel romanzo /I/BBGiardino, cenere e nelle numerose sequenze di altre due opere della sua trilogia familiare. Pare che lo stile di Kis abbia raggiunto le sue vette più alte proprio nelle pagine in cui descrive Eduard Sam, il mistico matto in un mondo impazzito del quale lui era solamente uno dei riflessi. La madre di Kis era montenegrina, di una famiglia dalla lunga tradizione culturale e militare.BRKis aveva soltanto quattro anni, quando si sentì di appartenere a 'qualcosa" di altro e di diverso, alla numerosa comunità ebraica ungherese esposta alle leggi razziali del 1939. I genitori di Danilo, per salvare il figlio, decisero che lui si sarebbe convertito alla religione ortodossa. Così fu salvata la vita del futuro scrittore il cui padre e i numerosi parenti finirono nel lager di Aushvitz nel 1944. Si trattava dell'ebraicità che aveva un unico destino, essere distrutta (...) La mia intera infanzia era situata nella cornice dell'olocausto (...) Ero figlio di un ebreo, nelle circostanze sociali inimichevoli mi sentivo straniero... disse Kis in un'intervista.BRDopo il '45, Kis, con la madre si trasferì a Cetigne, in Montenegro, dove studiò scultura. A Belgrado studiò filosofia e letteratura. Era molto giovane quando cominciò a scrivere e tradurre dal russo, dall'ungherese e dal francese. Rimase a Belgrado fino all'inizio degli anni Ottanta quando, dopo il grande scandalo provocato dal suo libro /I/BBLa tomba per Boris Davidovic, si trasferì a Parigi. A Belgrado tornava spesso. Amo il mio paese: ciò è la tragedia della mia vita, e io, non vivendo lì, sono destinato a soffrire, disse Kis alcuni mesi prima della sua morte a Parigi, il 15 ottobre 1989. BRNon ho ricordi personali su Danilo Kis. Non ci siamo mai incontrati nonostante avessimo alcuni amici e conoscenti comuni sia a Belgrado, sia a Parigi. Quindi, il 'mio Kis" nasce soprattutto dalla sua opera e dalla mia immagine degli anni Settanta e Ottanta della vita letteraria e culturale nell'ex Jugoslavia, autore, tra l'altro, fra i primi a essersi dichiarato antinazionalista. Torno più di qualche volta a rileggere i suoi romanzi, saggi, traduzioni, polemiche, interviste.BRPerchè lo scandalo sul romanzo /I/BBLa tomba per Boris Davidovic? Dopo il grande scontro nella sinistra letteraria fra Miroslav Krleza, lo scrittore croato, e autori comunisti di orientamento 'ortodosso" negli anni Trenta, nessuna polemica aveva avuto eco più ampia nell'opinione pubblica jugoslava. Non mancavano recensioni positive, ma gli opositori contestarono a Kis l'uso e l'inserimento di documenti nei sette racconti, considerando quest'opera di Kis come un plagio senza precedenti. Le ragioni di questi attacchi però erano ben diversi: l'establishment politico di quel periodo nell'antistalinismo di Kis aveva riconosciuto qualcosa di davvero inesistente in quest'opera: una critica generale del comunismo. Perciò furono politicamente incoraggiati gli avversari dell'autore, che a tutti rispose con /I/BBLa lezione d'anatomia, il libro polemico più brillante nella letteratura dell'ex Jugoslavia.BRNel mio libro non potevano trovare gli echi soltanto di un sistema, del fascismo. Se fossi passato silenziosamente lungo un altro sistema, lo stalinismo, saltando questa ceca macchia psicologica, avrei sentito nausea disse Kis spiegando le ragioni del suo 'peccato". In Francia la sua opera era già conosciuta; lì viveva la sua compagna e traduttrice Pascal Delpech, le cui traduzioni in francese suscitarono l'interesse delle migliori case editrici europee. In questo periodo, in cui non c'è giornata senza brutte notizie sulla guerra in Iraq, ricordo spesso l'intervento di Kis ad Albi, al convegno sul tema /I/BBQuali valori per l'Europa unita?, nel maggio del '89. Il breve saggio, dall'editore belgradese della raccolta delle opere di Kis, intitolato /I/BBLa filosofia arriva sempre dopo, contiene uno sguardo penetrante sulle radici delle cause della cosidetta 'divisione del mondo" che provocò i lunghi decenni della guerra fredda. La filosofia arriva sempre dopo. Nel ventesimo secolo, naturalmente, conosciamo tutti i filosofi. Platone, Voltaire, enciclopedisti, Lenin come marxista, Heideger, ecc.ecc. Ma a Jalta, nel momento in cui si firmava l'accordo, c'erano tre uomini che nelle loro teste non avevano nessuna filosofia e mi chiedo se avessero avuto almeno un legame con una religione, un'etica... Esistevano soltanto tre interessi, tre potenze con le loro idee pratiche.BRQuesta sua riflessione, perfettamente applicabile su tutte le divisioni esistenti nel mondo, pare che metta in luce anche quello che sappiamo, ma spesso trascuriamo: le strade parallele della politica e della cultura. BRE torno a Kis autore de /I/BBI consigli a uno scrittore giovane, l'essenza dei suoi pensieri sul ruolo di scrittore, il destino della letteratura e i legami fra l'arte e la realtà. Non essere ossessionato dall'ingerenza storica e non credere alla metafora dei treni della storia. Non saltare dunque sul 'treno della storia", perchè non è che una stupida metafora.BRLa sua credo sia una figura che possa stare tra gli autori europei più autentici del Novecento, le cui opere, poichè specificatamente vive, sono in cammino con i loro lettori.BR