Cestista, calciatore e poi allenatore per quasi mezzo secolo

/I/BIdi MARIO BLASONIBRBR/I/B/I/BBUn modesto cortile, con quattro gradini per tribuna, tra il liceo Marinelli e le palestre note con i numeri da 1 a 3. Negli anni '50 il piccolo stadio di via Ospedale vecchio era quanto di meglio gli studenti appassionati di pallacanestro potessero trovare. Faceva il paio, per gli amanti del pallone, con il campo Brunetta del Ricreatorio festivo udinese. Tra il vecchio centro studi e la parrocchia del Redentore è nato - agonisticamente - un popolare sportivo, Luciano Asìni, insieme cestista e calciatore e poi allenatore di basket (addirittura dal 1956: possiede la tessera numero 156, un autentico primato).BRUdinese, classe 1934, Asìni ha da poco compiuto settant'anni, dei quali più di sessanta dedicati alla passione della sua vita, la palla al cesto. Vicepresidente dei Veterani dello sport fino al '99 e tuttora vicepresidente dell'associazione Ragazzi del Brunetta (guidata dal professor Faustino Anzil), Asìni ha cominciato infatti a palleggiare e a tirare a canestro a 7 anni, quando era figlio della lupa. E oggi non solo fa ancora il talent scout, ma rappresenta una memoria storica del mondo sportivo udinese, in particolare del basket, tanto che gli autori delle più importanti ricerche su questi temi (Roberto Meroi per la pallacanestro e Luciano Provini per il Brunetta) non hanno potuto prescindere dalla sua collaborazione, rivelatasi preziosa nel raccogliere dati e reperire fotografie.BRLuciano Asìni è nato a La Spezia, figlio di un ufficiale di marina. Papà Tarcisio, originario di Tarcento (ma il cognome deriva senz'altro dalla Val d'Arzìno) aveva conosciuto mamma Emilia al Circolo ufficiali di Pola. Nel 1940, entrata l'Italia in guerra, madre e figlio erano riparati a Udine, dalla base navale di Taranto dove allora si trovava la famigliola, per paura dei bombardamenti. Ho fatto le elementari alla 4 Novembre, con la maestra Marchesini: ero in classe con Gino di Caporiacco, Giampaolo Colutta, Gregorio Baschirotto... C'era il maestro Garzoni che mi ha fatto amare la musica. Cantavo nel coro del Tempio Ossario, con don Perosa. La domenica il parroco don Vale mi lasciava salire sulla cupola e da lì col cannocchiale di marina del papà guardavo le partite dell'Udinese. Tifavo per il 'grande Torino" (che però non ha mai giocato a Udine), scomparso nel '49 nella sciagura di Superga. Negli anni '50 quando i bianconeri sono tornati in A, ricordo la Juve di Boniperti e Hansen, l'Inter di Nyers e Lorenzi, il formidabile Milan di Nordhal e Liedholm (che il 1° maggio '55 abbiamo battuto al Moretti per 3 a 2...).BRMa parliamo dell'Asìni playmaker. Quand'era alle medie, aveva 13-14 anni, il professor Giancarlo Rea lo ha indirizzato al basket agonistico. E' entrato subito tra gli allievi dell'Apu, scalando quindi le categorie fino alla prima squadra (non ero alto, appena 1,69, ma avevo scatto, velocità e... grinta). Ha giocato in serie B con l'indimenticabile Ezio Cernich (poi passato alla Stella Azzurra di Roma), con l'altrettanto compianto Luigi Scrosoppi e con Luisito Trevisan, prima giocatore e quindi allenatore della Standa di Milano campione d'Europa. Poi Manlio Cescutti ha preso me, Cernich, Toffolutti e Angelo Sette (attuale direttore generale di Friuladria) e ha costruito una squadra - quella del Ricreatorio - intorno al fratello Nino (nazionale, oltre che leader di varie squadre, tra cui l'Ignis Varese campione d'Europa). Squadra che, partita dalle categorie inferiori, è arrivata alla serie C.BRIn precedenza, quando era allo Zanon, Luciano aveva partecipato a tutti i tornei studenteschi al piccolo stadio di via dell'Ospedale. Ero in classe con Graberi, Pasqualini, Noale, Florit... Memorabili le disfide col Marinelli. Durante una finale, i liceali erano così sicuri di vincere che avevano calato da una finestra una cassa da morto. Invece abbiamo vinto noi e nella bara è finito Giovanni Casella, l'ideatore dello scherzo!. Erano i beati anni '50, i tempi dei balli al Mocambo e dei pomeriggi danzanti al Circolo Bancario, delle puntate in periferia (alla Rotonda di viale Venezia, all'Olimpia di Paderno), delle ultime corse con i tram che di lì a poco saranno sostituiti dai bus!BRMa c'era anche il calcio. Luciano Asìni ha cominciato a frequentare il Brunetta quando aveva 13 anni, ogni sabato e domenica. I padri stimmatini del Bertoni (oggi nel palazzo Antonini c'è la sede centrale dell'Università, ma una targa ricorda i fasti del Ricreatorio) gestivano anche il cinema Rex, dietro il Redentore, e, negli anni '40, la sala di proiezione interna al collegio. Don Giovanni Bizzotto, un prete grande e grosso che chiamavamo padre Bue, mi aveva incaricato di vendere le caramelle: mi teneva d'occhio perchè temeva che - come altri facevano abitualmente - ne succhiassi qualcuna per poi riavvolgerla e rimetterla in vendita!. Asìni ha giocato per cinque anni come portiere nell'Rfu assieme a Bepi Virgili (il futuro Pecos Bill, centravanti della nazionale oltre che dell'Udinese e della Fiorentina), a Ianich (poi andato al Bologna), a Tosetto (Vicenza), a Meroi (Sampdoria)... La squadra, allenata da Vicich, l'ex terzino dell'Udinese e della Juventus, è andata in Promozione e abbiamo dovuto lasciare il Brunetta e disputare le partite sul campo dell'Edera in via Tolmezzo (dove oggi ci sono le piscine).BRLuciano Asìni ha giocato a calcio - anche nei tornei militari a Palermo e nel Carnico a Pontebba - fino al '55, a basket fino al '56, poi è diventato allenatore delle giovanili dell'Apu. Quindi il salto alla Snaidero, dove ha pure allenato le squadre minori. Ha portato in prima squadra (e poi in nazionale) giocatori come Otello Savio, Sante Rossi, il futuro giudice Paviotti... Già allievo allenatore nel '50, due anni dopo aveva istituito a Udine i primi corsi di minibasket, una novità per la nostra regione.BRCon i Veterani dello sport, negli anni '80-'90 l'ex calciatore-cestista ha organizzato importanti convegni sulla scherma (presente il grande Mangiarotti), sul pugilato (con l'intervento di Duilio Loi), sul sollevamento pesi (con Marcello Zoratti) oltre che sulla pallacanestro. Con l'associazione Ragazzi del Brunetta, assieme ad Anzil e a Renzo Piccoli, ha ideato una borsa di studio a favore di un ragazzo che frequenti Scienze motorie nella sede universitaria di Gemona. Per le tante benemerenze acquisite, Luciano Asìni - che è tuttora visionatore e segnalatore di giovani atleti per la Cestistica basket udinese - nel '91 è stato insignito dell'onorificenza di cavaliere della Repubblica. Naturalmente il nostro playmaker, portiere, allenatore e talent scout nella vita ha anche lavorato: 22 anni all'Inam e 12 all'Inps (ha avuto come compagni d'ufficio l'attore Cesare Bovenzi e gli scrittori Otmar Muzzolini - Meni Ucel e Giannino Angeli). Staccavo alle 13.30 e avevo pomeriggi e serate liberi per giocare e allenare. E ha anche trovato il tempo di mettere su famiglia: nel '68 ha sposato Carla Contadini, originaria di Campobasso, conosciuta a un corso di tedesco allo Zanon (hanno avuto una figlia, Laura, 34 anni, ballerina classica e insegnante di danza jazz a Roma).BRTirando un po le somme, com'è la pallacanestro oggi? Cos'è cambiato? Beh, allora non esisteva la preparazione atletica, il pallone era pesante, cucito e con dentro la camera d'aria come quello del calcio (occorrevano due mani per tirare a canestro!) E poi oggi le stature sono aumentate: c'è un cestista russo, Pavel Podkolzin, che è alto 2.23 centimetri, quando ai miei tempi il massimo era 1.90. Ora il gioco è molto più fisico e dinamico. Ma le componenti restano quelle di sempre: rivalità, coinvolgimento e passione, che ne fanno uno sport formativo, più del calcio. Il basket ha un futuro? Certo, oggi è diventato uno sport di massa, secondo solo al calcio. La nazionale, arrivata terza agli Europei 2003, ora si gioca le Olimpiadi con buone speranze. E da noi c'è la Snaidero che, guidata da Edi, ha ripreso lo slancio dei tempi di papà Rino.