ARCHIVIO Messaggero Veneto dal 2003

Ritratto di donna Veronica Lario ex attrice: una moglie ideale per il Cavalier Silvio

di BETTY RISALITI

Ecco... A lui, spesso, si dovrebbe incerottare la bocca. Logorroico, irrefrenabile. Anche, e soprattutto, a suo danno. Sparate contro gli adiacenti campi istituzionali, uscite di spirito da gaffeur di valore, raffiche impolitiche-antipolitiche più adatte al Bar dello Sport che agli infidi palazzi del potere romano. Talché, lo sceso in campo per fargliela vedere, ai politicanti professionisti, perdigiorno senz’arte né parte, finisce per farla vedere, e brutta – da miglior alleato del fronte opposto –, non si dice al contemplativo Sandro Bondi, ma a quelli più cauti, più accorti, più felpati tra i suoi, e si dice, per esempio, al curiale Gianni Letta. Poi, magari – e càpita a tutti –, l’impeto oratorio tradisce, e la facondia esondante incespica: qualche sgangherotto grammatical-sintattico, una concordanza inesatta, un anacoluto qui e là, una consecutio temporum non regolare... poco male... perché l’antica disciplina dei tempi è ormai pressoché esclusivo appannaggio dei vecchi arnesi ex vessati studenti, e comunque estranea al passo giovanile della modernità, alle Tre I taumaturgiche, e in ogni caso aliena all’andazzo dozzinal-andante (bipartisan, sì) del linguaggio politico, lestamente immemore di Giovanni Spadolini maestro ore rotundo. Tant’è. Nessuno, neanche colui il quale siede alla destra del trono (sul gradino, s’intende), riesce a ridurre a provvido silenzio il Cavaliere incontinente, il Silvio Berlusconi cesareo, sorretto dal plebiscito, tentato dal peronismo: l’aggiustacarrozze interinale, il verificatore recalcitrante, il rimpastatore renitente, il playmaker narcisista stretto nel teatrino dei Setti Colli, ma a suo agio splendente nel teatro del mondo, laddove introduce – da innovatore – la stravagante, eppur ipermediatica categoria dell’amicizia.
Ecco... Per un marito così, fortunatissimo (al momento) in qualunque intrapresa, una moglie come Miriam Raffaella Bartolini da Bologna, in arte e tout court Veronica Lario (calofònica accoppiata sdrùcciola), rappresenta di certo un’ulteriore fortuna. In un paese come l’Italia, ovvio, ché forse in America, dove ci si ciucciano in visibilio anche i discorsini di Teresa Heinz, aspirante (botulinata) Jacqueline, andrebbe meno bene. Un paese, lo Stivale, che di prime signore non ne vuole sapere, almeno dopo Elena di Montenegro e il referendum istituzionale. Vuoi per inveterato provincialismo, vuoi per retaggio cattolico-comunista – entrambi in regresso, si capisce, ma di subconscio, sotterraneo radicamento: donna sposa, madre, educatrice, lavoratrice, anche militante (per massimo divertimento) Fuci e Fgci, insaccata in casto saio conventuale o in ortodossa divisa Komintern. Cose vecchie, sì, e andate – a furor di veline, top, rockettare, tesserate arci-lesbiche –, eppur quel che ne resta, quell’inconfessabile riserva, quello strisciante perbenismo, il ricordo delle austere, stinte, anziane, semi-invisibili ladies dc (alla charmante donna Vittoria Leone si fanno vedere i sorci verdi, e alla giovane costituente Nilde Jotti pure)..., beh, quel tanto o quel poco che ne resta – in combinato disposto col sesto vizio capitale cui tutti indulgono, credenti e no – fa sì che l’Italia mal digerisca, al Quirinale o a palazzo Chigi, l’eminenza al femminile declinata in bellezza, giovinezza, eleganza.
Ecco... Sarebbe un guaio, per il Cavalier Silvio da sempre già molto inguaiato di suo, se anche donna Veronica, la seconda consorte, soffrisse di lingua sciolta e di pubblico e privato presenzialismo. Se parlasse, come minaccia di fare Teresa Heinz-Ketchup, se intervenisse sul proscenio a dar ombra alle scorfane e alle tardone, peggio se con abitucci e senza diamanti. Se insomma si comportasse come da un’ex attrice-ex ragazza qualunque sarebbe pur lecito attendersi. Tipo voyant, Veronica Lario, ormai sui cinquanta, oggi forse ancora più bella, stemperata dal tempo (e magari dal saggio studio) l’appariscenza teatral-cine-tv che folgora il coniugato con figli dottor Berlusconi, facoltoso imprenditore edilizio prossimo al lancio, alla grande, nello show-biz. Affatto discreta, la padrona di villa Belvedere in Macherio, l’arcadica reggia già dei preclari (in Lombardia) Visconti di Modrone, e ivi reclusa a far da Penelope in perenne attesa del suo Ulisse, e da mamma di tre bambini cresciuti con amore ma senza tv (o quasi), e per sua scelta istruiti alla scuola che all’antroposofo Rudolf Steiner s’ispira, postulando una pedagogia creativo-ludico-euritmica. Di norma assente, la lady – a differenza della first donna Franca Ciampi, la prima allogata al Quirinale dopo (l’espulsa) donna Vittoria, amabilissima al posto che le compete, ma troppo in terza età per produrre, a chicchessia italiota, un qualsivoglia disturbo. E, se presente, la lady, figurante senza invadenza: vestita non sempre gran bene – almeno dal po’ che si dà a vedere –, ma con castigatezza commendevole agli occhi di ognuno. Rarissime le comparse ufficiali: al G7 di Napoli e al Cremlino con Eltsin, regnante Silvio I, a palazzo Chigi con l’amico Putin (di lui, si capisce) e a Villa Madama con l’amico Bush (idem), regnante Silvio II. Rare – si racconta – anche le incursioni a palazzo Grazioli, la dépendance privata, eppur aulica delle pubbliche sedi.
Ecco... Assente sì, l’anti-Mrs. Clinton, l’anti-Mrs. Blair, l’anti-Señora Aznar, sorda persino al seducente appello delle nozze di stato in cui il premier occupa postazioni ultradistinte (dall’asburgico Escorial al sultanale Bosforo), assente e silente, benché silente, così come assente, non proprio del tutto. Ogni tanto la lady batte un colpo, e fa trapelare... non si dice la sua idea dell’Italia (e ci mancherebbe, visto che ce l’ha già Silvio), ma un pensiero di “tendenza Veronica” (così il direttore del Foglio Giuliano Ferrara della propria editrice) che non sempre coincide con la Weltanshauung Mediaset-azzurro-forzista. Un paio di miliari (per rottura di riserbo) interventi: su Reset, in tema di infanzia e mala-tv, su MicroMega, in tema di guerra e di pace. E ora il libro-conservazione con Maria Latella, l’amica giornalista dal tempo della prima al Corsera (e unica, se si esclude un paio di battute al volo: pro Fo e L’anomalo bicefalo a rischio di censura) intervista: rilasciatale a general sorpresa, di Silvio incluso, alla vigilia della di lui ormai storica calata in agone. Beh..., un pensiero non certo debole, quella della signora, ma neanche propriamente forte: idee espresse con garbo, con abilità, con misura. Cose perlopiù condivisibili: la Tangentopoli pagata da alcuni, non pagata da altri, comunque immanente... O cose del genere un po’ di tutto e un po’ di nulla: l’acme del cerchiobottismo – una pratica non infame, almeno per quel che taluno, nel suo piccolo, s’ostina a ritenere – donna Veronica lo tocca su MicroMega, la rivista arci-avversa al Cavaliere, nei giorni in cui l’amico Bush (per ridire di Silvio) muove guerra all’Iraq: colpita dal «risveglio delle coscienze» pacifico-movimentiste, comprensiva di chi, pur di levarsi dai piedi Saddam, si dispone al «sacrificio».
Ecco... Un libro, Tendenza Veronica (Rizzoli, 205 pagine – 14,00 euro), che qualche misoneista, d’ancien régime proporzionale, già bolla come un errore, come una non ineludibile condiscendenza alle esibizionistiche leggi della ribalta. Un testo, in ogni caso, da oggi in poi fondamentale per chiunque intenda approfondire gli studi su Silvio Berlusconi marito e pater familias e sulla sua misteriosa signora. La quale esercita il meglio della sua femminea intelligenza non solo e non tanto per ciò che da certa grevità forzaitalica la distingue e che le vale il sospetto rispetto di chi vede il premier come il fumo negli occhi (e però in quel distinguo c’è forse la miglior alleata di Silvio...), ma anche e per quanto asserisce di lui, Silvio, l’ex compagno incantatore e amato in disparte, il marito egocentrico cui non dispiace proporsi da single, l’ulisside insofferente di lacci, che in famiglia a Macherio, nel weekend – laddove non si ritiri, appunto da single, nell’eremo sardo di villa Certosa – non intende far vita sociale, stanco dei pubblici uffici e dei pubblici onori. Si dice per lui, Veronica, che rinuncia da subito a un ménage di coppia (feste, shopping, teatri, viaggi), «una moglie perfetta», domestica e non oppressiva: di fatto, una donna sola. Nutre per lui, Veronica, che non si permette di criticarlo, talvolta indirettamente dissentendo, ma non controremando, benché non incline né alla fatidica scesa né al surreale lifting, fierezza e fiducia assolute. Passione? A suo tempo, certamente... Sembra che Silvio il Piacione ancora sfarfalli, sembra che Veronica ne resti gelosa. Ed è per converso che Silvio, nella peggiore delle proprie facezie (a fin di bene, ovvio, per stornar dalla moglie di Cesare qualunque diceria), rende nota all’universo la presunta liaison di Veronica con Massimo Cacciari, naturalmente negata da entrambi. «Non credo di poter fare a meno di lui» (di Silvio, chiaro), afferma Veronica circa lo stato del suo matrimonio, ma a Maria Latella (e al marito tramite il libro) annuncia il progetto di un «anno sabbatico» tutto per sé, nomade in giro per il mondo, a fare il punto sulla propria esistenza tutta spesa all’ombra del Cavaliere. L’imprenditore «con una marcia in più», «il lottatore glorioso e drammatico», il quadratore (per mezza Italia) del cerchio (rigore-benessere), colui il quale, cadesse, avrà sempre un «colpo d’ala» per risorgere.
Ecco... Non ci fossero Calderoli e Follini, lui, Silvio – che già agisce in nome e per conto della Provvidenza – camminerebbe, a legger la moglie, sulle acque. Compiacendosi con sé medesimo per la chiaroveggenza nella scelta della sposa ideale. A suoi pur devoti occhi, comunque, con un grave difetto: «un ego esagerato». Almeno quando lei... non gli consente.