Morto Aldo Bricco il Cèntina scampato all'eccidio di Porzûs

di MARIO BLASONI Cinque anni fa, il 7 febbraio 1999, era venuto per l'ultima volta a Porzûs per rivedere – aveva detto in un'intervista al nostro giornale – quella lapide sulla quale, per puro miracolo, non figura il mio nome. E per mostrare ai miei figli – aveva aggiunto, sul filo di incancellabili ricordi – la parete contro la quale mi hanno sbattuto a suon di cazzotti: quell'aggressione è stata la molla che, per reazione, mi ha fatto schizzare via giù per il dirupo, colpito da sei pallottole, inseguito, ma invano, e infine salvo in fondo alla valle!.BRAldo Bricco (Cèntina), il superstite dell'eccidio del 7 febbraio 1945, si è spento un mese fa, il 2 luglio scorso, a Pinerolo, dove risiedeva: dopo quasi sessant'anni ha così raggiunto Bolla, Enea e gli altri osovani vittime di quella tragedia alla quale solo lui, in modo così rocambolesco, era scampato. Generale della riserva, reduce di Russia con la Julia, militare di carriera nel dopoguerra, Bricco aveva 91 anni e fino a pochi mesi fa era ancora abbastanza presente e attivo. Poi ultimamente era deperito, non mangiava, andava perdendo le forze e anche il morale, assieme al fisico, si era via via indebolito. È rimasto, comunque, lucido fino all'ultimo, assistito dalla moglie Nella e dai figli Piero e Paolo. Uno dei suoi ultimi pensieri è stato per i compagni caduti a Porzûs.BRDi quelle lontane vicende non amava parlare, ma quando veniva sollecitato si lasciava andare al racconto, sempre emozionato e commosso. Come nella citata intervista di quattro anni fa. Il suo straordinario caso, il suo 'personaggio" erano stati riproposti l'anno prima dal film /I/BBPorzûs/I/B, di Renzo Martinelli, del quale ancora si discuteva. L'osovano Storno, sfuggito alla strage, che dopo cinquant'anni va a cercare Geko (Giacca), capo dei /I/BBkillers/I/B, nel paesino sloveno dove vive, è lui, Bricco. Che, però, non si era riconosciuto nel co-protagonista, interpretato da Gabriele Ferzetti: L'ho trovato – aveva detto – poco somigliante, in tutti i sensi. Ferzetti è un gentiluomo, troppo compassato. Gastone Moschin, invece, è stato bravissimo nella parte del nostro aguzzino.BRIl capitano degli alpini Aldo Bricco era arrivato lassù alle malghe proprio il giorno prima dell'eccidio perché doveva dare il cambio al comandante De Gregori (Bolla), chiamato ad assumere, in vista dell'insurrezione finale, l'incarico di capo di stato maggiore di tutte le formazioni osovane. Aveva 32 anni e, dopo aver combattuto in Russia con la Julia, aveva aderito alla Osoppo col nome di battaglia di Cèntina.BRIl /I/BBblitz/I/B dei garibaldini arrivò come un fulmine a ciel sereno. Così Bricco lo aveva ricostruito cinque anni fa, durante la cerimonia commemorativa davanti alla malga del comando osovano: I partigiani comunisti di Giacca-Toffanin ci avevano presi, me e Bolla, con l'inganno. Abbiamo sentito gridare: 'Portateli dentro!". Bolla era davanti e io lo seguivo. In quel momento uno mi ha preso a pugni, urlando: 'Vigliacco, bastardo, traditore!". Sono finito contro la parete della baita. Erano un centinaio, sparpagliati nella neve, sapevo che non era ragionevole pensare alla fuiga.Eppure quei pugni, quelle ingiuste accuse, mi hanno scosso, mi hanno dato la forza di partire come un razzo giù per la discesa. Il pendio era ripido e scoperto, allora non c'erano alberi.Ho sentito crepitare i proiettili (mi hanno colpito uno a una scapola, uno al ventre e gli altri quattro al braccio e alla spalla) e il caldo del sangue che sgorgava. Mi meravigliavo che le gambe reggessero. A mezza costa mi sono riparato sotto uno sperone di roccia, poi un'altra picchiata fino al fondovalle.BREra stato, infine, soccorso da un reparto di partigiani sloveni, ai quali aveva detto di appartenere alla Osoppo e di essere stato ferito dai fascisti. Già, e non – come era incredibilmente accaduto – da compagni di lotta... Ancora oggi, a distanza di tanti anni – aveva commentato Cèntina – provo lo stesso stupore, la stessa rabbia. Erano italiani come noi: in un primo momento li avevo creduti repubblichini, mai avrei pensato fossero compagni comunisti. Che colpe avevamo? Non eravamo tutti impegnati nella stessa causa? Ancora oggi questi interrogativi mi tormentano, sopratutto di notte, quando non riesco a dormire....BROra anche Aldo Bricco ha trovato la pace, come Bolla, Enea e gli altri 17 giovani elencati nella lapide da cui la sorte, quasi sessant'anni fa, ha voluto escludere il suo nome. Riposa nel cimitero della sua città, Pinerolo, dove lo ha accompagnato anche una delegazione della Osoppo, composta dal presidente Federico Tacoli e da un reduce piemontese, Vasco Della Janna, con il vessillo e il medagliere dell'associazione. Il dottor Tacoli ha anche preso la parola durante il rito funebre per ricordare il significato della presenza dei fazzoletti verdi, e della bandiera italiana, su quel confine conteso e sottolineare come il generale Bricco fosse rimasto non solo l'unico superstite di Porzûs, ma anche il testimone, l'emblema vivente di quella tragedia fratricida.