Quando le Br colpirono a Udine

di MARIO BLASONI Gli anni di piombo in Friuli possono essere circoscritti tra il 1978 e il 1982, tra l'assassinio del maresciallo Santoro e l'eliminazione della cosiddetta colonna veneto-friulana delle Br.BRSono gli anni del dopoterremoto, della difficile ripresa, dell'affermarsi del modello Friuli nella ricostruzione, ancor oggi citato a esempio. Purtroppo anche nelle tendopoli e nei cantieri di lavoro, accanto a centinaia e centinaia di generosi volontari, s'infiltra la mala pianta del terrorismo e dei suoi favoreggiatori (a Tarcento, nel cuore dell'area sinistrata, sarà ucciso l'ingegner Taliercio, direttore del Petrolchimico di Marghera, sequestrato e trasportato in Friuli dentro un baule). Ma torniamo al 1978.BRLa mattina del 6 giugno, un mese dopo l'assassinio a Roma di Aldo Moro, in via Spalato è freddato a colpi di pistola il maresciallo Antonio Santoro, comandante delle guardie carcerarie udinesi.BRIn quattro partecipano all'agguato: due restano nell'auto parcheggiata nei pressi e gli altri due, una coppia che finge un atteggiamento affettuoso, lo attendono all'uscita della sua abitazione, accanto al carcere. L'uomo gli spara alle spalle. Il crudele delitto suscita grande impressione, anche perché Santoro è apprezzato sia come funzionario sia come persona di equilibrio e umanità.BRIl nostro giornale dedica pagine intere all'omicidio, alle indagini e alla grande manifestazione contro il terrorismo che si tiene a Udine nel trigesimo della morte di Moro e per onorare il maresciallo caduto.BRLe prime indagini portano all'arresto di una studentessa udinese a Padova, ma pochi giorni dopo, risultando estranea, la giovane è scarcerata. I veri indiziati dell'omicidio Santoro saranno scoperti quattro anni dopo: il 20 aprile 1982 sono emessi gli ordini di cattura nei confronti dei romani Cesare Battisti, allora ventottenne, indicato come autore materiale del crimine, ed Enrica Miglioranza, 27 anni, che sarebbe stata la sua partner nell'agguato di via Spalato.BRIl 1982 è l'anno della resa dei conti per il terrorismo, con l'annullamento della colonna veneto-friulana, ma anche d'una dolorosa presa di coscienza. L'eversione aveva solide basi in Friuli: si scoprono covi a Udine e c'è la sconvolgente rivelazione che l'ingegner Giuseppe Taliercio, sequestrato a Marghera, è stato tenuto prigioniero 47 giorni (dal 20 maggio al 5 luglio 1981) e quindi assassinato a Tarcento. La svolta avviene il 28 gennaio con la liberazione del generale Dozier a Padova: i Nocs della polizia irrompono in via Pindemonte e tra gli arrestati c'è il codroipese Cesare Di Lenardo, 22 anni. Il giorno dopo cadono nella rete dei carabinieri del colonnello Cocco quattro fiancheggiatori dei brigatisti, tra cui Lucilla Bressanutti, la compagna di Di Lenardo. Il 30 a Venezia è arrestata l'infermiera Annamaria Sudati di Rivolto, mentre a Udine si cerca Gianni Francescutto, 37 anni, professore precario alle medie, sparito da un anno dopo la lite con il padre.BRFatti clamorosi movimentano la giornata del 2 febbraio, una delle più frenetiche per i cronisti. Nel primo pomeriggio Francescutto è sorpreso con la trevigiana Marina Bono, 22 anni, davanti all'ospedale psichiatrico di Sant'Osvaldo: carabinieri in borghese saltano addosso ai due che camminano lungo la strada. Il professore ha due pistole, ma non fa in tempo a usarle, la ragazza estrae la sua: c'è una sparatoria e lei resta ferita a una gamba. I due sono prelevati e portati via fulmineamente su un'auto, tanto che alcuni testimoni, spaventati, telefonano alla polizia denunciando un sequestro. Nella mattinata, altro rocambolesco blitz in piazza della Repubblica, dal lato di via Roma, dove un passante è assalito e prelevato da un commando dei reparti speciali dei carabinieri. Anche qui passanti disorientati e impressionati telefonano al 113: la polizia, all'oscuro dell'azione, accorre sul posto. Anche i cronisti annaspano in quel bailamme e solo più tardi si viene a sapere che il 'sequestrato" è il professor Vanni Mulinaris, 38 anni, laureato nel '68 in sociologia a Trento e già insegnante dell'istituto Yperion di Parigi cui faceva riferimento Toni Negri. Mulinaris, che abita nella vicina via Ciconi, era uscito a fare la spesa. Quel giorno in totale sono effettuati nove arresti e scoperti quattro covi, di cui due a Udine. Tra gli arrestati c'è Ermanno Faggiani, 25 anni, di Canussio, che divideva con Francescutto e altri un appartamento in viale da Vinci.BRIl 4 febbraio il ministro degli interni Rognoni annuncia in Parlamento che il covo-prigione di Taliericio è stato scoperto a Tarcento. I cronisti raggiungono la casa di via Udine, nella cui soffitta si consumò la tragedia dello sventurato dirigente del Petrolchimico: l'ingegnere fu portato da Marghera in Friuli dentro un baule e, dopo essere stato ucciso, il 5 maggio 1981 fu riportato nella zona industriale lagunare e abbandonato vicino al Petrolchimico.BRIl 9 marzo 1982 comincia il processo ai sequestratori di Dozier e l'11 Antonio Savasta confessa di aver assassinato Taliercio. Savasta collabora con la giustizia e se la cava con poco, mentre l'irriducibile Di Lenardo è condannato all'ergastolo. Anche Francescutto e la Bono, che fra un processo e l'altro sono riusciti a sposarsi, collaborano con la giustizia e ottengono generosi sconti di pena, grazie alla cosiddetta legge per i pentiti. Il professore sconta solo cinque dei dieci anni che gli sono stati inflitti e invece che nel '92 lascia definitivamente il carcere durante le feste di Natale del 1987. Con lui esce anche la moglie, che doveva scontare una pena maggiore, 14 anni, avendo assassinato a Mestre un commissario di Ps sparandogli a bruciapelo. Più complessa la vicenda di Mulinaris, la cui posizione processuale resta a lungo indefinita.BRA suo favore intervengono gruppi di intellettuali e movimenti religiosi (viene a Udine l'abbé Pierre, si fa una veglia in duomo per chiederne la scarcerazione). Il 22 febbraio 1984 il professore udinese ottieme gli arresti domiciliari, ma per poco, perché il 29 marzo è di nuovo arrestato. Torna nella sua casa, sorvegliata giorno e notte da una pattuglia di poliziotti, finché il 28 maggio dell'anno seguente, essendosi la vigilanza allentata, se ne va e scompare.BRPer un bel po' non si parlerà più di Vanni Mulinaris, finché arriva la notizia del suo definitivo proscioglimento.