Per quarant'anni la "colonna" di un collegio

/I/BIdi MARIO BLASONIBRBR/I/B/I/BBPiù di 40 anni al Toppo Wassermann, da semplice istitutore fino a direttore, accanto a personaggi come il mitico rettore Ottavio Valerio e l'economo Carmine Speranza. Il dottor Silverio Mestroni, che è in pensione dal 1991, ha continuato a seguire, anche se ormai dall'esterno, le sorti dell'istituto di via Gemona per il quale vede ora finalmente profilarsi un futuro. Sotto l'egida dell'ateneo cittadino, dovrebbe diventare, infatti, una scuola universitaria di eccellenza. E' la soluzione migliore per mantenere in vita lo storico collegio (ha avuto, tra gli allievi, lo scienziato Ardito Desio e, in tempi più recenti, il presidente dell'Udinese Dino Bruseschi e lo scrittore Carlo Sgorlon), adeguandolo ai tempi senza tradire la volontà del testatore. Era il 1876 quando il conte Francesco di Toppo (1797-1883), letterato e studioso di archeologia (ma è stato anche podestà e presidente dell'Accademia cittadina), impose ai suoi eredi - il Comune e la Provincia di Udine - di costituire un ente rivolto all'istruzione e all'educazione dei giovani, anche non abbienti, per dare lustro e decoro alla città. Il Collegio di Toppo Wassermann (il cognome aggiunto è quello della prima moglie del conte) cominciò l'attività il 1º ottobre 1900 nel palazzo Polcenigo Garzolini, dove si trova tuttora: i convittori erano solo 14, ma quattro anni dopo tutti i 50 posti disponibili saranno occupati. La fama del collegio è andata crescendo e allargandosi oltre i confini del Friuli. Gli ospiti erano ragazzi della provincia e della regione che venivano a studiare a Udine (il 41 per cento dalla Carnia e dal Tarvisiano, il 18 da Trieste e Gorizia), quando non c'erano mezzi di trasporto adeguati e la parola pendolare era ancora da inventare. Silverio Mestroni, classe 1930, è nato a Monfalcone da genitori friulani: suo padre Mamerto, di Mereto di Tomba, aveva un negozio di vestiario e mobili, che vendeva a rate (una novità per l'epoca!), e mamma Tranquilla una piccola scuola di sartoria. Ben presto la famiglia è tornata a Mereto, causa le conseguenze della grande crisi del 1929 (la gente non pagava più le rate!). Il giovane Silverio ha fatto le elementari in paese e poi, per otto anni (scuole medie e Zanon), si è sobbarcato 40 chilometri di bicicletta al giorno: E quando arrivavo in ritardo all'istituto di piazza Garibaldi, la 'terribile" professoressa Bernardinis regolarmente mi interrogava!. A vent'anni, studente iscritto a Economia a Trieste, è approdato al Toppo come istitutore. Era il 1950 e in via Gemona c'era ancora la roggia e vi passava il tram. Il collegio era all'apice: più di 200 convittori e una cinquantina di semiconvittori. Tra gli istitutori di quegli anni ricordo Alfeo Mizzau, Paolo Braida, il compianto Bepi Casabellata, Michele Formentini di San Floriano del Collio, Michele Piva, Enore Sabbadini, Sergio Gentilini, Romeo Piva (che poi subentrò a Speranza). Andavo a Trieste col treno, per gli esami, avevo solo due giorni di libertà al mese. Era dura, ma Valerio mi disse: 'Se resisti, per te ci sono concrete possibilità". E' stat/I/B/I/BBo buon profeta. Negli anni '70 sono diventato vicerettore e nel 1980 direttore (qualifica che ha sostituito quella di rettore quando il Toppo è diventato ente pubblico). Sono riuscito anche a prendere la laurea, necessaria per i concorsi, ma non a Trieste, bensì a Urbino (in sociologia) con corsi estivi. Com'era il collegio 'laico" udinese (contrapposto a Bertoni, Tomadini e Renati retti da religiosi)?. Molto qualificato, ma abbastanza severo. Chi non studiava, la domenica non poteva andare al cinema e a Natale era punito con la riduzione del periodo di vacanze a casa. Fino agli anni '70 tutti dovevano portare la divisa. Qualche ex allievo, dopo aver scelto la vita militare, ci confidava: Adesso che sono al corso ufficiali mi sembra di essere in villeggiatura! Al Toppo c'erano le ore rigorose di studio, ma anche quelle di svago. I tornei di calcio, le gite, le mostre d'arte. Nell'anno scolastico 1954-'55 fu acquistato un televisore (la Tv era nata da pochi mesi), che veniva anche messo a disposizione degli abitanti del borgo per il telequiz Lascia o raddoppia? del giovedì sera. Poi la situazione è gradualmente cambiata. Negli anni '60 il boom economico e l'istituzione della scuola media obbligatoria (e poi la dislocazione nei centri più grossi anche di scuole superiori) hanno reso sempre meno indispensabile il convitto. Nel decennio 1963-'73 il numero dei convittori è calato del 45 per cento, mentre quello dei semiconvittori è raddoppiato. Ai genitori, infatti, spesso entrambi impegnati nel lavoro, era più utile un servizio di mensa, doposcuola e ricreazione che impegnasse i ragazzi fino al tardo pomeriggio. Il 1º gennaio 1980 il Toppo diventa ente pubblico, diretto da un Consorzio di gestione, e vi entrano anche le bambine, mettendo fine a una secolare tradizione maschile! Dall'anno scolastico 1981-'82 il convitto viene abolito e l'attività prosegue con soli semiconvittori delle elementari interne (174), delle medie (79) della vicina Ellero e di scuole superiori (14). Dalla metà degli anni '20 al Toppo erano in funzione anche due scuole post-elementari, l'Istituto Tecnico inferiore e il Commerciale, poi fusi nel 1938 nell'Istituto tecnico commerciale con indirizzo mercantile, rimasto attivo fino al 1947-'48, quando è stato fatto spazio alla media Ellero. E dal 1° luglio 1993 venne sciolto anche il Consorzio di gestione e il Toppo affidato all'organizzazione amministrativa del Comune: oggi i semiconvittori sono 65 delle elementari statali e 35 della Ellero. Ma guardiamo al futuro. L'idea del College universitario ha preso consistenza nel 2000, quando il Toppo Wassermann ha festeggiato il primo secolo di vita. Il rettore Honsell ha presentato il progetto d'una scuola di eccellenza, che continuerà a portare il nome dell'illustre mecenate udinese, per un centinaio di studenti. L'avvio dovrebbe avvenire il prossimo anno scolastico con il concorso per una prima ventina di borse di studio, in attesa dei necessari lavori di sistemazione della sede. L'importante sarebbe partire. Il dottor Mestroni è ottimista. In mezzo secolo ne ha visti di cambiamenti tra le mura dell'austero palazzo di via Gemona, dove sono passati tanti personaggi. Ricordo soprattutto Valerio, un grande educatore, che mi considerava un figlio. Fra i molti altri vorrei citare la compianta Franca Rotoli Zanussi, per 30 anni segretaria di direzione, e il dottor Palumbo, mio successore e ultimo direttore del Toppo. E ora, in attesa di assistere alla nuova svolta, Mestroni non si limita a tenere d'occhio l'ex collegio affacciandosi dal suo appartamento al sesto piano, nel condominio in fondo a via Gemona, dove abita dal '64. E' sempre a disposizione come prezioso consulente, memoria storica dell'istituzione. Ma trascorre anche molte giornate nella grande casa paterna di Mereto, rimessa a nuovo, dove cura la vigna e il frutteto. Lui non ha avuto figli, ma è sempre stato in mezzo ai ragazzi... Negli ultimi anni qualche ex allievo, a suo tempo abbastanza irrequieto, mi portava il figlio raccomandandomi: Trattalo come hai trattato me! E intendeva dire con severità! Ma adesso è tutto cambiato: non avrei neanche lo spirito, la mentalità di applicare le regole di allora. I metodi di oggi consentono ai bambini di vivere la scuola... più spontanemente.