Insurrezione a Nassiriya, fuoco sugli italiani

/I/BBINASSIRIYA. /I/BLa guerra, quella vera, è arrivata a Nassiriya. Non il terrorismo, scatenato in novembre contro il contingente italiano colpito con 19 morti. Non i tafferugli di piazza, lo stillicidio delle proteste e degli attacchi a chiunque vestisse una divisa occidentale. A Nassiriya, contro l'autorità provvisoria si è scatenata la guerra con i colpi di mortaio e i combattimenti a fuoco, con gli agguati e le occupazioni dei ponti.BRL'ha dichiarata Moqtada Al Sadr, il martire, il paladino delle rivolta sciita contro gli occidentali. Guerra santa, Jihad, scatenata per vendicare l'occupazione delle città sante, Najaf e Kerbala, i bombardamenti dei luoghi sacri dell'Islam martellati dall'artiglieria americana. Un giorno di guerra chiuso con due soli feriti, poliziotti privati filippini. Ma nessuno si fa illusioni che sia finita. Situazione fluida, l'hanno definita i vertici militari italiani sul teatro. Situazione drammatica e pericolosa. La missione di pace, dopo la proclamazione della Jihad, non esiste più. Semmai ci fossero stati dubbi.BRE una conferma si è avuta ieri a notte fonda quando si è riusciti ad avere un collegamento con la giornalista Maria Cuffaro del Tg3. La Cpa di Nassiriya è ancora sotto attacco:un colpo di mortaio ogni 15 minuti, ha detto la Cuffaro in un veloce collegamento con Primopiano, durante il quale si sono uditi colpi d'arma da fuoco. È un inferno - ha aggiunto la giornalista -. Stiamo aspettando che arrivano i mezzi italiani. Come state? Tutti bene - ha risposto Cuffaro - anche se un po' scossi. BRÈ ancora mattina quando l'imam Moqtada Al Sadr fa leggere al padre, portavoce del martire, la sua personale dichiarazione di guerra. La diffonde Asianews. E' la prima volta, dagli anni Venti, che accade una cosa simile, che si dichiara una Guerra Santa contro truppe straniere in Iraq. I diktat di Moqtada al Sadr sono chiari: preghiera del venerdì annullata, appello ai miliziani a dirigersi verso Najaf, soprattutto Guerra Santa contro Nassiriya. Un ordine perentorio, eseguito all'istante. Miliziani armati occupano ponti e stazioni di polizia nella città dove è di stanza il grosso del contingente italiano in Iraq. I portavoce militare e civile all'inizio, sono le 15 circa in Italia, parlano di tafferugli, scontri fra addetti alla sicurezza dell'autorità provvisoria della coalizione e guerriglieri.BRL'obiettivo è proprio la cittadella degli occidentali, il palazzotto a due piani protetto da esili cavalli di Frisia da dove il vicegovernatore, l'italiana Barbara Contini, tenta di tenere ordine con incerti risultati. Il Cpa, questo il nome in codice, è protetto da una pattuglia di private soldiers. Poliziotti privati filippini, addestrati a scortare più che a combattere. Servono rinforzi e arrivano dal reggimento San Marco e dall'undicesimo reggimento Bersaglieri. Gli specialisti italiani, una trentina, accorrono a proteggere il governatorato. Accorrono anche i giornalisti per testimoniare un'altra pagina della tragedia irachena.BRRestano incastrati, gli uni e gli altri. Bloccati dagli spari delle armi semiautonatiche e dai colpi di mortaio. Solo il telefono satellitare del portavoce Andrea Angeli, per un'ora, riesce a comunicare al mondo che cosa sta succedendo. Cinque esplosioni, forse granate, forse colpi di mortaio, tentano di avere ragione della costruzione, senza esito. Gli occidentali, civili, giornalisti, militari sono chiusi dentro. I miliziani iracheni fuori, a dare battaglia.BRBloccata la troupe del Tg3, bloccati gli inviati del Corriere della Sera e di Repubblica. Gli uomini del San Marco si difendono e difendono. Fuoco mirato, dicono allo Stato Maggiore della Difesa per riferire delle regole d'ingaggio. Significa che i militari italiani stanno sparando, sia pure per difendersi, verso obiettivi precisi. Stanno rispondendo colpo su colpo al fuoco degli sciiti fedeli a Moqtada al Sadr e intenzionati a onorare la Jihad proclamata dal Martire. La missione di pace, se ci fossero stati ancora dubbi, svanisce mentre su Nassiriya cala la notte orientale, rischiarata purtroppo dai lampi delle armi. Bersaglieri e marò stanno tutti bene, si preparano a proteggere la Cpa e se stessi fino al prossimo attacco. Nessuno pensa, a ragione, che sia finita.BRLucia Visca