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Università, la riforma Moratti bocciata dal senato accademico

Il Senato accademico dell’università di Udine ha valutato il disegno di legge delega sul “Riordino dello stato giuridico e del reclutamento dei professori universitari” approvato dal Consiglio dei ministri e ha approvato, all’unanimità, una delibera in cui «giudica molto negativamente questo atto legislativo sia per i contenuti, sia per la scelta di affrontare una questione così importante per sia per il Paese mediante lo strumento della legge delega». Il Senato accademico dell’ateneo friulano «esprime seria preoccupazione per i danni che potrebbero venire arrecati al sistema universitario nazionale dall’approvazione da parte del Parlamento del provvedimento». Il rettore Furio Honsell ha presentato alla Conferenza dei rettori la delibera, i cui contenuti sono stati recepiti nell’intervento del presidente Piero Tosi, alla presenza del ministro Letizia Moratti.
Due le critiche che il Senato dell’ateneo friulano muove al provvedimento. «La prima - si legge nella delibera - è l’assenza di qualsiasi riferimento specifico, tra gli obblighi di un docente, all’attività di ricerca e alla sua valutazione. La ricerca appare citata solo in modo generico e subalterno, o come attività da svolgersi in convenzione. Un approccio semplicistico e superficiale che tralascia, tra l’altro, anche il problema della formazione del giovane ricercatore di cui, invece, viene di fatto decretata la scomparsa. La funzione del ricercatore è di fatto irrinunciabile: senza una seria attività di ricerca non si prepara il docente universitario, la figura sulla quale per oltre nove secoli la cultura occidentale ha fondato la trasmissione del sapere e della conoscenza e la formazione delle sue classi dirigenti. Ben altro avrebbe dovuta essere il riconoscimento a questo ruolo la cui funzione è originale e irrinunciabile!»
Il Senato dell’ateneo friulano ribadisce che «la ricerca è fondamentale nell’università. Questa attività è alla base dell’altra missione dell’università che è la didattica, ovvero il trasferimento della conoscenza. Il disegno di legge, quindi, va rifiutato perché prefigura un progressivo impoverimento del ruolo della ricerca negli atenei, mentre sono proprio le università i luoghi primari dove dovrà continuare a essere sviluppata. Utilizzare nel disegno di legge un concetto di flessibilità per giustificare una modifica al meccanismo di reclutamento degli operatori della ricerca, corrisponde a una precarizzazione della ricerca, perpetuando una logica del degrado dell’università italiana».
La seconda critica mossa al provvedimento è «la trattazione riservata agli aspetti finanziari. Dovrebbe essere ben noto che le riforme “a costo zero” o con ipotetici risparmi provocano gravi disagi e disorientamento. Molti strumenti di incentivazione prefigurati nel disegno di legge, quale a esempio stipendi differenziati, non potranno essere avviati senza risorse congrue. Analogamente contratti a termine per attività di ricerca potranno essere competitivi sul mercato del lavoro, solo se cospicuamente incrementati rispetto alle attuali retribuzioni dei ricercatori».
Il Senato dell’ateneo segnala, infine, la grave incertezza che permane relativamente alla questione del tempo pieno e del tempo definito. Nel ribadire disapprovazione sulla legge delega, che impedisce di allargare il confronto su una questione strategica per il nostro Paese, auspica che in futuro possa instaurarsi un dialogo stretto con le Conferenze dei rettori e dei presidi.