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La Parmalat e lo sport

Da alcune settimane, ormai, la cronaca ci tormenta con la vicenda del “crac” della Parmalat; soprattutto, circa l’esatto ammontare dei “debiti” contratti dalla società (o meglio dal “patròn”) e dei miliardi depistati verso “paradisi fiscali” che si aggirerebbero, stando alle ultime stime, attorno a una cifra pari all’1% del Pil nazionale! Su questo punto emerge il primo, concreto vantaggio dell’istituto dell’euro, dal momento che la nostra valuta, comunque vadano i nostri (mal)affari interni, resta invariata. Il bello è che l’euro esiste da due anni mentre i conti, “palesemente” truccati (a detta degli inquirenti), della Parmalat (ma anche della Cirio e come lo fu della Telekom-Serbia, delle Coop-rosse e quant’altro) lo sono talvolta da ben quindici anni! Ma dove indagavano le forze dell’ordine, del fisco, delle finanze; i magistrati, i revisori dei conti, i commercialisti, fino all’ultimo ragioniere della P.A.? Forse erano troppo occupati a controllare quasi quotidianamente da almeno 10 anni gli uffici della Mediaset, di Arcore, della famiglia Berlusconi e di tutti i loro collaboratori, imbastendo teoremi processuali biblici e inconcludenti?
Stranamente, pur non essendo un tifoso, noto che le uniche conseguenze (per ora ipotetiche) di queste “manovre”, colpiscono altrettante squadre di calcio, ma anche di Formula uno, ciclismo, pallacanestro; persino di banche e industrie come la Lucchini! Il Parma e la Fiorentina; tempo fa il Napoli, la Virtus eccetera, tutte équipes a rischio di smantellamento o parlomeno di umilianti retrocessioni. Meno male che città come Bologna, Firenze, Napoli e Parma hanno ben altre consolazioni e vittorie; quelle a esempio in campo “politico”.
Bruno Benevol
Trieste