È morto l'ex calciatore Beretta

di PAOLA LENARDUZZI

Un pezzettino di vecchia Udinese che se ne va, ma soprattutto una persona conosciuta la cui scomparsa lascia un vuoto in chi aveva avuto modo di apprezzarne la schiettezza e la generosità. È Candido Beretta, 62 anni, l'uomo trovato morto in auto martedì sera nei pressi dello stadio Friuli per un probabile malore.Un carattere dinamico, grintoso, come si conviene al ruolo difeso da Beretta nei suoi trascorsi da calciatore: mediano sinistro, di quelli che mordono i polpacci agli avversari intimando con lo sguardo «di qui non si passa». Ma una grinta messa a dura prova dai rovesci che la vita gli aveva riservato, in particolare il tragico incidente che tre anni fa gli aveva strappato l'unica figlia, Alessanda. Da quel colpo non era mai riuscito veramente a riprendersi.
Originario di Monza, Candido Beretta era arrivato all'Udinese dal Como nel 1961, ma la squadra, allenata nell'ultima parte di campionato da Alfredo Foni, e nonostante il ritorno di Selmosson, finì ultima in classifica e retrocesse in B; nell'anno successivo fu proprio Beretta a collezionare il maggior numero di presenze: tra i suoi compagni di squadra, un certo Dino Zoff e Ariedo Braida. Vestì poi le maglie di Padova, Brescia e Venezia dopo il matrimonio con Anna, di Udine, e all'Udinese tornò nell'82 come allenatore della squadra allievi che giunse terza in Italia. Nel frattempo (gli stipendi di chi tirava calci al pallone non certo quelli di adesso...) era stato assunto in Comune, a palazzo D'Aronco, con l'incarico di usciere, centralinista e custode degli impianti portivi di Paderno. Una lavoro che ha lasciato per andare in pensione solo due mesi fa, esattamente dopo trent'anni di servizio.
In qualità di allenatore, Beretta aveva avuto diverse esperienze con i settori giovanili di altre società, mentre sotto la sua guida i dilettanti del Mercato Tarvisio fecero il salto di categoria. Ma la scomparsa a 35 anni di Alessandra, vittima di uno scontro in centro città in sella alla moto guidata dal fidanzato, lo aveva fiaccato nell'entusiasmo, nella curiosità, nel piacere di stare con gli altri a chiacchierare. Agli amici con cui era rimasto legato amava ultimamente mostrare le foto che lo ritraevano con noti personaggio del calcio, da Pelè, affrontato in un'amichevole, a Sivori. «Quando la vita ti strappa la cosa più importante – confidava – a farti tirare avanti sono i ricordi del passato, le persone che hai incontrato e che hanno lasciato un segno».
«Per i giovani aveva una passione straordinaria – racconta la moglie Anna –, sarebbe andato ovunque per insegnare sport. Ma io credo che lasci in tutti un ricordo positivo perchè era un uomo di grande generosità d'animo. Problemi di salute? Sì qualche acciacco e difficoltà di circolazione a una gamba per la quale si stava curando. Ma è dopo la tragedia di Alessandra che non è stato più lui, anche se faceva il possibile per non far pesare la sua tristezza. La sua vera e lunga malattia è stata quella».
I funerali di Candido Beretta non sono stati ancora fissati non essendo stato concesso il nulla osta. È probabile che saranno celebrati venerdì nella chiesa di San Giuseppe in viale Venezia.