Pienone a Sacile per Giuni Russo

SACILE. L'essenza della musica e il sentimento delle immagini hanno riempito l'evento speciale di chiusura, sabato sera, delle Giornate del mutoa Sacile. I fotogrammi del film Napoli che cantadi Leone Roberto Roberti, figlio di Sergio Leone, restaurato dalla George Eastman House, sono entrati nel vortice delle modulazioni vocali della cantante Giuni Russo. Il film senza sonoro è potuto risplendere grazie alla canzone, ha acquisito espressione ed è diventato vivido racconto di una Napoli passata.
'A cchiu bella, una poesia di Totò, ha fatto da Leitmotivalla pellicola, una canzone che secondo Giuni Russo è un dono dello stesso principe de Curtis o addirittura di Dio. Un regalo in un momento di malattia, quando Giuni era ricoverata all'ospedale e ricevette un libro di Totò. Ha letto quelle poesie, tranne una, 'A cchiu bella, che ha soltanto cantato. E chi c'era, allo Zancanaro di Sacile, affollatissimo, ha potuto constatare che forse quella dolce melodia era un miracolo.
L'altro filo conduttore della serata è stato il mare. Sullo schermo così come nell'imitazione vocale della cantante. Napoli 1926: i lattai, gli ambulanti, il chiasso (quasi avvertibile) che inonda di festa l'umore della gente. Passano nel centro carrozze e auto d'epoca e in lontananza pare di sentire la banda del celebre maestro Caravaglios. La musica incalza, ed è musica mediterranea. 'O sole miointona Giuni e intanto scorrono le immagini delle ciociare e dei pescatori. È una Napoli che ride tra gli angoli freschi e riparati dei banchetti nuziali imbanditi dalle famiglie patriarcali di stampo antico. Napoli canticchia, e lo fa per celare il lamento della miseria e della giustizia che mai verrà fatta. Anche le note d'accompagnamento si fanno più cupe davanti a immagini che virano verso la tristezza e a una città che dorme al chiaro di luna. Costretto dall'indigenza, il napoletano lascia la sua terra e s'imbaca sui bastimenti. Giuni Russo canta Santa Lucia, come faceva sua madre mentre salpavano le navi, allora applaudita – come ha raccontato Giuni Russo – dalle sirene dei bastimenti. A Sacile il pubblico caloroso ha ringraziato con tanto di standing ovationuna voce straordinaria. Giuni Russo non ha, quindi, potuto resistere a un fuori programma del tutto inatteso, cantando Mediterranea, per restare in tema con la serata.
Sara Carnelos