di VALERIO MORELLI
TARVISIO. Quattordici ore di volo da Perth a Milano, con scali a Sydney, Los Angeles e Boston. Effetti personali posati in casa a Udine, chitarra acustica compresa, e via in ritiro a Tarvisio. Ora di Boston cambiata nella hall dellhotel International, pranzo (adora la cucina italiana), riposino e poi subito ad allenarsi con la Snaidero.
Si presenta così Justin Brown, soprannome JB, pivot di 2,12 per 104 chili, al coach - manager Teo Alibegovic.
Justin, sei australiano di passaporto inglese: perché?
«Papà Jack è di Londra, mamma Rosmary di Nottingham (cartolina da Tarvisio in arrivo,
ndr). Si sono trasferiti in Australia quando io, che sono dell80, non ero nato. Papà, che fa pane ("quando arriverà a Udine a trovarmi lo farà per tutta la squadra"), è stato ciclista nel dopo guerra. I miei mi hanno appassionato allo sport: basket, rugby, football australiano, pure calcio (visto lo stadio Friuli ha chiesto dellUdinese,
ndr). Sono nato a Perth e ci ho vissuto sino a 17 anni, poi sono andato a Connecticut».
Finora, è la tua esperienza più importante nel basket.
«La famiglia voleva darmi uneducazione americana, pur se mi sento inglese. Sono laureato in comunicazione e sociologia, lì ho la fidanzata Stephanie che fa farmacia. Ho cominciato tardi con il basket: a 15 anni allistituto australiano dello sport, dove studiavo e giocavo con Andersen della Virtus Bologna. Con lui ho fatto un torneo a Bilbao nel 1996. Allora giocavo pure a volley, a Connecticut mi sono dato al basket».
Ora eri a un passo dalle Universiadi con lAustralia.
«Per la prima volta ero in nazionale maggiore, che finora puntava su giocatori più esperti. Dopo lanno a Udine conto di fare le Olimpiadi di Atene 2004. Ho raggiunto la Snaidero perché, pur se le Universiadi sono una vetrina, sentivo la responsabilità di prepararmi con la nuova squadra. Mi allenavo da due settimane con un club a Sydney e con la nazionale. Mi manca un po di corsa e pesi».
Al Big man camp di Treviso ti aspettavi di firmare per 3 anni in Europa?
«Era una grande opportunità. Mi cercava pure la Benetton, che è il top, ma ho scelto Udine per crescere. Ho firmato per 3 anni perché mi piace stabilizzarmi. In Europa, finora, avevo fatto il torneo di Mannheim 1996 e 1998, i mondiali under 20 in Portogallo: Australia quinta nelledizione con Kirilenko Mvp».
Come giochi?
«Schiaccio e occupo larea, ma tiro pure da tre. In difesa stoppo e prendo rimbalzi».
Hai un modello?
«Tim Duncan, giocatore versatile. Vorrei assomigliargli perché la Nba è un sogno, anche se devo lavorare molto per coronarlo. Sono in Europa per questo: i giovani possono crescere più che negli Usa e i lunghi sono impiegati in modo più duttile, come lo spagnolo Gasol ora tra i pro».
Alibegovic dai lunghi vuole, appunto, gioco dentro e fuori come fanno Nicola e Garbajosa nella Benetton.
«È quel che piace a me, che dellItalia conosco appunto Treviso e Langdon. Mimpegnerò per trovare posto in quintetto nella Snaidero, di cui il coach mi ha parlato del play Shannon. Altri giocatori non conosco. Neanche Mian che ha fatto le Olimpiadi a Sydney nel 2000, piuttosto mi ricordo di Li Vecchi che tirava da fuori».