17 luglio 2003 —
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Pordenone
FIUME VENETO. «Non ci sono fatti ostativi che proibiscano a Tamina di tornare in Inghilterra con la mamma». E stata questa la richiesta conclusiva del pubblico ministero alludienza che ieri si è svolta al Tribunale dei minori di Trieste per laffidamento della bambina di sei anni, contesa tra mamma e papà, tra Inghilterra e Fiume Veneto. Unudienza animata, combattuta tra i legali, durata oltre due ore e mezzo, che vedrà lepilogo entro una decina di giorni, quando il Tribunale depositerà la sentenza. Una battaglia legale cominciata molti mesi fa, quando il padre di Tamina, Jean Pierre Fighera, 34 anni, di Fiume Veneto, aveva sporto la prima denuncia alla questura di Pordenone per sottrazione di minore. La bambina, infatti, era espatriata assieme alla mamma e luomo, in base alla Convenzione dellAja, aveva presentato una istanza di restituzione al ministero della Giustizia: il fascicolo venne archiviato, ma il padre fece ricorso al Tribunale dei minori di Trieste attraverso il legale Vitto Claut per ottenere il divieto di espatrio della figlia. Lo stesso organo di giustizia aveva affidato una perizia al terapeuta infantile Andrea Cafarelli di Udine con la quale doveva determinare il parere della bambina in merito al rientro in Inghilterra oppure alla permanenza a Fiume Veneto.
Contestato da Claut il merito del quesito, ovvero il fatto che il consulente tecnico dufficio avesse dovuto verificare se cerano fatti ostativi al rientro di Tamina in Inghilterra, non concentrandosi invece sul contesto. Il legale ha messo in evidenza che nei Paesi del Nord Europa è possibile cambiare il cognome di un minore se laltro coniuge non è in grado di assisterlo. Per Tamina quindi si apre anche la possibilità di cambiare, oltre che residenza, cognome, visto che per le disponibilità economiche del padre sarà impossibile una spola costante con lInghilterra. Secondo la perizia, redatta in 26 pagine, il padre è considerato al pari della madre e quindi in grado di accudire la piccola. Ma il pubblico ministero ha chiesto nellarringa finale che Tamina sia affidata alla mamma in Inghilterra. Di parere opposto, ovviamente, la richiesta di Claut.
Il presidente del Tribunale ha proposto quindi un accordo tra mamma e papà (entrambi presenti in aula), ma la madre si è opposta e ha chiesto anche il risarcimento degli esborsi che ha dovuto sostenere per restare in Italia in questo periodo, pari a circa 20 mila euro, spese legali escluse. Particolarmente commovente quanto detto al perito dalla bambina alla domanda su quale dei due genitori avrebbe scelto: «Non so», si è limitata a rispondere. Ora Tamina resta a Fiume Veneto, in attesa del deposito della sentenza, probabilmente ancora per una settimana.
Enri Lisetto