Malga Bala, archiviazione

TARVISIO. Salvo l'imprevista scoperta di nuove prove non è stato possibile individuare i responsabili della strage di Malga Bala dove nella notte del 24 marzo 1944 furono torturati ed uccisi 12 carabinieri sorpresi forse con uno stratagemma mentre erano di guardia alla centrale elettrica di Cave del Predil. La Procura militare di Padova due anni fa aprì una meticolosa inchiesta 'puntando" su due persone che - secondo il pm Sergio Dini - potrebbero aver avuto parte nell'eccidio e cioè Alojz Hrovat allora capitano del 90 Corpus sloveno e che aveva compiti di commissario politico e Silvano Gianfrate, ex capo gappista che operava lungo il confine. Entrambi risiedono attualmente a Lubiana. Tuttavia i controlli del magistrato militare non hanno sortito l'esito sperato per quanto concerne la possibilità di attribuzione di responsabilità nel crimine di Hrovat e di Gianfrate ai quali il Pm padovano aveva peraltro contestato l'ipotesi di accusa di concorso in violenza con omicidio plurimo aggravato ai danni di prigionieri di guerra. Un briciolo di speranza era venuto l'anno scorso quando un giornalista 'free lance" tarvisiano (il quale sulla vicenda di Malga Bala ha pubblicato un saggio) contattò il Pm Dini informandolo di aver registrato due interviste, una con Hrovat l'altra con Gianfrate e di aver ottenuto da loro convincenti ammissioni di responsabilità.
Le due bobine sono state ascoltate e riascoltate dal magistrato militare, ma dalle dichiarazioni dei due presunti partecipanti alla strage non sarebbe emersa - all'avviso del Pm padovano - alcuna chiara ammissione di colpevolezza. Alle domande del giornalista avrebbero infatti risposto con monosillabi e con dinieghi soprattutto sulla loro partecipazione sia al massacro e sia di esserne stati testimoni. A questo punto altro non restava che la richiesta di archiviazione nella speranza che in qualche modo 'qualcosa" possa far riaprire quel terribile capitolo e rendere giustizia alle vittime di quella barbara esecuzione.
Come si ricorderà l'elenco dei militari dell'arma caduti comprende: il vice brigadiere Dini Perpignano di San Martino di Lupari, Pietro Tognazzo di Pontevigodarzere, Domenico Del Vecchio di Pieve di Soligo, Antonio Ferro di Loreo, Adelmino Zilio di Camponogara, Primo Amenici di Rovigo, Lindo Bertogli di Modena, Michele Castellano di Foggia, Attilio Franzan di Rivarolo, Pasquale Ruggero di Benevento, Rodolfo Colsi di Firenze e Fernando Ferretti.
Antonio Garzotto