Una vita da villani tutta la storia in 25 mila oggetti

Valentina CalzavaraDOLO (Venezia). Quarantacinque bocche da sfamare e la leggenda del tesoro nascosto nel parco. È tante cose insieme villa Badoer Fattoretto a Dolo, sede del Museo del Villano. L'esposizione è come un'autobiografia scritta attraverso gli oggetti e i ricordi di chi ha abitato l'antica dimora. Fedele alle radici grazie alla cura dei suoi discendenti.Il signor Luigino Fattoretto «di origini mezzadre e villane», come va orgogliosamente ricordando, è il padrone di casa. Attorno alla villa riecheggia il borgo fatto di maestranze chiamate "villani". Il termine ha assunto nel tempo una nota negativa, ma questo originale museo ne ricorda la storia nobilitandola come merita.Una collezione costruita nel tempo dalla famiglia Fattoretto. Ventimila pezzi scandiscono i trascorsi del posto. La casa del custode è piena di attrezzi in uso ai contadini: la trebbiatrice a petrolio, gli aratri a mano e le seminatrici. Poco distante tutto l'occorrente degli altri inquilini: il vetraio e il ramaio, il cordaio e il muratore, il ciabattino e il cappellaio, ma anche il barbiere che era insieme chirurgo e dentista.Sotto alla barchessa le donne andavano tre volte al giorno a scodellare la polenta. Alle pareti i ferri da stiro del '500, giocattoli di latta, la dote di pizzo. Nella stessa stanza anche una delle prime lavatrici, tutta in legno da azionare a mano, e gli scaldini da usare a mani giunte durante le funzioni religiose. Dal sacro al profano: una raccolta di cavatappi, il listino prezzi di un paio di case chiuse degli anni '30 e un innovativo marchingegno per estrarre il miele. E chi più ne ha più ne metta. - BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI